3 maggio 2017 - Seminario

Lettorato e Accolitato

Cari amici seminaristi che riceverete il dono del Lettorato e dell’ Accolitato: siete consapevoli che questa sera, tutti voi fate un passo in avanti verso il sacerdozio, una meta alla quale aspirate non come una pretesa arbitraria o come frutto di una conquista personale, ma in fedeltà a una gratuita chiamata del  Signore, a cui voi state aderendo mediante risposte generose, sempre più mature e libere. Siete incamminati verso una meta esigente, che, voi lo sapete, richiede un appassionato amore per il  Signore, una sempre rinnovata disponibilità di servizio a vantaggio del popolo di Dio e un costante desiderio di unità di intenti con gli altri sacerdoti, i consacrati e i laici.

Queste tre componenti camminano insieme e sono essenziali: occorre, da una parte, conoscere, amare e seguire Gesù come il nostro tesoro più grande, a cui donare tutto noi stessi, ma insieme essere disponibili a servire il popolo di Dio e le persone in particolare: quelle di oggi (non quelle di ieri!), con i loro problemi quotidiani, le loro inquietudini, ma anche con la loro sincera ricerca, spesso sofferta, di verità e di amore. Inoltre, ed è la terza condizione, occorre aver imparato uno stile di comunione, per cui si avanza insieme, in unità di intenti, e non come monadi che vagano senza un progetto comune. Mentre procedete nell’acquisire, in questi anni di formazione, lo stile di vita necessario, che diventerà poi metodo pastorale permanente, voi non siete soli. Vi sorreggono i fratelli e le sorelle che questa sera sono qui radunati, in rappresentanza delle nostre comunità cristiane e di tanti battezzati che con la loro preghiera e con la loro vicinanza vi aspettano come uomini di Dio per essere aiutati e sostenuti nel loro cammino. Prega e intercede per voi la Chiesa di lassù, con i nostri Santi  Patroni, ma anche con gli apostoli Filippo e Giacomo, di cui oggi ricorre la festa.

Filippo lo vediamo in scena parecchie volte nel Vangelo. Viene chiamato tra i primi a condividere la vita di Gesù per imparare lo stile del suo comportamento, ma soprattutto per conoscere lui in persona, cioè la sua umanità e divinità, il suo mistero e la sua bellezza. Il Vangelo di questa sera, presenta Filippo durante l’Ultima Cena, nel momento in cui Gesù ha appena affermato che conoscere Lui significa anche conoscere il Padre (Gv 14,7). Filippo con molta spontaneità, che rivela una confidenza semplice, chiede a Gesù di mostrare il Padre, così che Gesù, con un tono che sa di benevolo rimprovero afferma: “Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?” Parole queste che sono le più alte del Vangelo di Giovanni.

Dio si è dato un volto umano, quello di Gesù, e per conseguenza, d’ora in poi, se davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non abbiamo che contemplare il volto di Gesù. Nel suo volto vediamo realmente chi è Dio e come è Dio. (cfr Benedetto XVI, 6 settembre 2006) Festeggiamo oggi tra gli Apostoli anche Giacomo di Alfeo, coronato dal martirio per mano dei giudei, autore di quella lettera riportata tra gli scritti del Nuovo Testamento che richiama la necessità di non ridurre la propria fede a una pura dichiarazione verbale o astratta, ma di esprimerla concretamente in opere di bene. “Mostrami la tua fede senza le opere ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Giac 2,18).

Cari seminaristi: il dono che vi è offerto gioverà alla vostra vita di credenti nella misura in cui saprete farne tesoro, vivendo ciò che annunciate (lettori), testimoni dell’amore che si fa dono (accoliti).