6 settembre 2017 - Dongo

Festa Madonna delle Lacrime

Sono lieto di essere qui a celebrare con voi l’ Eucaristia, in questo bellissimo santuario, da  voi tanto amato, che ha coinvolto generazioni e generazioni di vostri concittadini e della intera Tre Pievi, un “punto di riferimento” molto importante per la formazione alla vita cristiana, perché dove c’è Maria c’è subito riferimento a Cristo, dove c’è Maria lì c’è la Chiesa. Il beato Paolo VI disse un giorno che i santuari sono una “clinica per lo spirito”, un luogo di rigenerazione spirituale, dove tutti noi, deboli e fragili, consapevoli e pentiti per i nostri peccati, sotto lo sguardo tenero di Maria, sperimentiamo la compassione di Dio e la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, un dono che la Chiesa cattolica custodisce gelosamente e raccomanda vivamente ai suoi fedeli.

Il santuario è stato anche sede di animazione francescana, di cui hanno usufruito molti aderenti laici, segnando una tradizione che non può e non deve andare perduta neanche in futuro. Attraverso Maria, da Francesco chiamata “Vergine fatta Chiesa”, coloro che si ispirano al suo esempio imparano a riconoscere in Maria l’anticipazione, la figura della Chiesa. Ciò che Maria è ora, la Chiesa è chiamata a diventarlo. Maria è una realizzazione anticipata di ciò che sarà in pienezza la Chiesa alla fine dei tempi. L’Eucaristia che celebriamo ricorre nel giorno anniversario del miracolo della lacrimazione di Maria, avvenuta il 6 settembre 1553, (464 anni fa), alla presenza di una povera fanciulla, Maria de Matti. Occorre però saper interpretare il segno e attualizzarne il messaggio.

Perché Maria piange? Il pianto di Maria si è ripetuto anche in altri luoghi, per citare solo un esempio, a Siracusa, a Rho, alla Salette, sulle Alpi francesi.

Maria è l’immagine del volto materno di Dio. Anche Dio piange (è una espressone tanto ardita, ma esprime l’infinita pietà che Dio sente per ciascuno dei suoi figli). Egli piange con noi. Egli conosce le nostre sofferenze e ci aspetta per consolarci, avendo preparato per noi un futuro diverso. Al contrario, noi, di fronte a tante sofferenze dei nostri fratelli rischiamo di abituarci e di caricarci di indifferenza, che è la malattia più grave dei giorni nostri. Chi di noi ha pianto per le migliaia di nostri fratelli e sorelle annegati nel Mediterraneo? Chi ha pianto per le vittime degli attentati a Barcellona, o a Parigi o a Londra? Il  Signore, proprio attraverso le lacrime di Maria, vuole farci capaci di dolore di fronte alla indifferenza, capaci di tenerezza di fronte alla freddezza di rapporti, spesso solo virtuali, capaci di vicinanza amica nei confronti di quanti vivono nella sofferenza e nell’abbandono, capaci di prenderci cura delle persone che il  Signore ci fa incontrare.

Ecco perché celebrare quest’oggi l’Eucaristia in questo luogo ci aiuta a risvegliare in noi un movimento di tenerezza, tipico della maternità di Maria, una tenerezza che ci rende capaci, come Gesù, di piangere con chi piange e di vivere una fraternità meno formale, una vicinanza che è condivisione e solidarietà, a imitazione sua, che si è fatto piccolo per rendere noi, suoi fratelli, grandi. Ci aiuti Maria a diventare uomini e donne di compassione e di tenerezza!