1 gennaio 2020 - Como, Cattedrale

1 gennaio – Maria Santissima, Madre di Dio

Nella festa della Madre di Dio (titolo attribuito a Maria nel Concilio di Efeso del 431), la Parola di Dio, nella prima lettura di oggi, si è aperta con una benedizione, dal libro dei Numeri: quella che Dio pronunziò sugli Israeliti per mezzo di Mose’ e di Aronne.

“Ti benedica il Signore e ti custodisca”.

È un augurio rivolto oggi anche a noi.

Non è un semplice auspicio umano, come le tante espressioni augurali che siamo soliti rivolgere in questo giorno agli altri.

I nostri auguri, anche se sinceri, sono tuttavia inefficaci, si smarriscono nel nulla, non hanno effetto sostanziale. La parola di Dio, invece, è creatrice, cioè realizza sempre ciò che promette.

Il Signore ci custodisce, come un pastore il suo gregge, come un padre o una madre che raccoglie i suoi figli, li protegge e li tiene saldamente uniti. Ed è bello e consolante per noi sapere che in ogni situazione umana, che dovremo affrontare nel corso del nuovo anno, anche in quelle avverse, Dio non ci abbandona, ma ci accompagna e ci sostiene con amore.

Il Signore fa risplendere su di noi il suo volto e ci concede pace.

Il volto di Dio padre è riflesso nella persona di Gesù, vero Dio e vero uomo, nelle sue parole e nei suoi gesti. Sappiamo da lui, immagine del Dio invisibile, che il Padre è ricco di misericordia. Chi può sperimentare la misericordia di Dio è anche avvolto dalla sua pace, di  cui può essere araldo presso gli altri.

La pagina dalla lettera ai Galati, appena proclamata, ci spiega il perché Dio ha inviato suo Figlio, nato da donna, come uno di noi, e pienamente sottomesso alle condizioni storiche e sociali del suo tempo. Egli si è fatto uomo perché noi potessimo vivere attraverso di lui la bellezza e la gioia della condizione filiale, così da ritrovarci, nello stesso tempo, anche fratelli e sorelle tra noi. In questo modo, attraverso lo Spirito Santo, “compagno inseparabile di Cristo”, così lo definisce s. Basilio di Cesarea, possiamo rivolgerci a Dio in piena confidenza filiale, e invocarlo col dolce nome di “Abbà, Padre”.

Siamo chiamati, come figli amati, ad abitare nel cuore della Santissima Trinità, cioè a partecipare alla vita divina: questa è la nostra destinazione.

La liturgia di oggi ci presenta poi, dal Vangelo dell’infanzia dell’evangelista Luca, l’episodio dei pastori, accorsi alla capanna di Betlemme. Nei racconti della natività Dio si manifesta ai semplici. Sono proprio i pastori, che erano gli emarginati di allora, ad essere diventati i primi missionari, essendo stati i primi a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù. Dopo aver contemplato il Bambino, annunciano ciò che del bambino è stato loro rivelato, suscitando negli ascoltatori nuovo stupore.

La scena centrale è però abitata da Maria, che conserva e medita, scruta e approfondisce silenziosamente le diverse scene che si sono succedute dal momento della nascita di Gesù.

Quali pensieri, quali sentimenti possono essere sgorgati da Maria?

Ella vede realizzate le parole dell’angelo, al momento dell’ annunciazione, ma vissute in un contesto ambientale del tutto imprevisto, con persone che si sono succedute, che ella non avrebbe mai potuto immaginare.

Maria, silenziosa e attenta, cerca di comprendere ciò che Dio vuole da lei giorno per giorno.

Non poteva prevedere Maria gli ulteriori sviluppi che ella avrebbe poi dovuto affrontare. In seguito, solo la fede permetterà a Maria di vivere pienamente il momento presente, mentre si affida di nuovo a Dio che conduce il suo disegno e lo realizzerà nei modi e nei tempi nei quali Egli vorrà rivelarsi.

Fin da subito, Maria intende cooperare al movimento di salvezza, frutto del piano di Dio, perché in lei si compiano le grandi opere della misericordia divina.

Viviamo anche noi un’ umile sottomissione alla volontà di Dio, accolta con amore, e non per forza,  per avanzare con fiducia in questo nuovo anno, sapendoci condotti da un piano misterioso, ma comunque sempre amoroso, di Dio, che nel susseguirsi del tempo, ci renderà noto, al di là di ogni previsione.

Affidiamoci a Maria, che con la sua maternità ci avvolge di tenerezza, sostenendoci nelle nostre prove quotidiane.

Poi il Vangelo racconta brevemente l’episodio della circoncisione. Gesù, per mezzo di Maria e Giuseppe, viene inserito nel popolo di Dio e si sottomette alle leggi di Israele, assumendone in pieno gli usi e i costumi, ricevendone il nome: Gesù, salvatore.

Gesù, nella stirpe umana, è dunque un ebreo e lo sarà per sempre.

Ci insegna a non rinnegare le nostre radici storiche, ma piuttosto ad utilizzarle per il bene e la promozione della nostra persona e di quella degli altri. Il futuro, infatti, è figlio delle nostre scelte fondamentali, da dove abbiamo attinto, fin dall’infanzia, i valori fondamentali, quelli che abbiamo poi coltivato nel corso della nostra vita.

Per concludere: Maria appare come una donna di poche parole, non ha fatto grandi discorsi, né piani programmatici, ma ha saputo custodire la vita e la missione del suo Figlio e dei suoi discepoli, che la riconoscono come la loro Madre. Le parole possono persuadere, ma gli esempi trascinano!