19 giugno 2017 - Sondrio

Festività dei SS. Gervasio e Protasio

La festa dei santi patroni e’ un momento molto prezioso  per una comunità parrocchiale, un tempo in cui i cristiani riscoprono la loro appartenenza alla Chiesa dentro un particolare territorio, una chiesa dalle radici sante, che non cessa di essere feconda, aiutando i cristiani a diventare santi e a realizzare la loro vocazione, secondo i doni che Dio concede ad ognuno. I due giovani, don Francesco Orsi, ordinato  sacerdote due sabati fa e p. cappuccino , che sarà ordinato prossimamente a Caravaggio, testimoniano la fecondità della vostra comunità parrocchiale, che ha permesso loro di sperimentare la bellezza della vita cristiana, intesa come offerta e dono di se, anche se è vero che la grazia della chiamata di dio van ben al di là dei nostri meriti. Anche la gradita presenza delle autorità civili e militari a questa nostra celebrazione attesta quanto la società civile tenga in conto dell’ apporto dei cristiani nei vari campi sociali, del loro apporto responsabile, sapendo che. I cristiani per essere tali  sono chiamati ad offrire il loro contributo generoso e competente nel mondo, a servizio del bene comune.

I due santi patroni Gervasio e Protasio, oriundi della Chiesa di Milano, furono presentati dal vescovo s.Ambrogio al suo popolo come modelli di fede, avendo testimoniato fino al martirio la loro fedeltà a Cristo, dimostrando così che l amore a cristo vale più della vita. Per fare un martire, e questo nostra epoca è tempo di martirio, più che in tutti gli altri secoli della chiesa, non è sufficiente la sofferenza innocente, è necessario accettare volontariamente la sofferenza, in modo tale da rendere testimonianza. Chi prende la propria croce accetta la sofferenza non solo imposta da una costrizione esterna, ma in un certo senso la sceglie .consapevolmente, proprio come Gesù, il primo martire, che ha sopportato i nostri dolori e si è caricato delle nostre sofferenze. Ora, assieme al martirio di sangue, esistono altre forme di martirio attraverso cui dare la nostra testimonianza  a Cristo e al suo Vangelo.

Mi sembra che si possa parlare a buon ragione di martirio riferito alla nostra sofferenza, nei vari modi con cui essa si esprime nella nostra vita. La sofferenza non è mai un bene, ma spesso è inevitabile. La sofferenza è un male e non fa parte del disegno originario di dio per la sua creazione. Eppure, per la misericordia di Dio, ciò che è male in se può essere trasformato in bene, allora possiamo andare incontro alla sofferenza  in modo attivo. Infatti, se accettata ed offerta, come cristo, la sofferenza diviene trasfigurata. E’ la presenza o la mancanza di questo consenso che fa la differenza. Assieme al martirio mediante la sofferenza, accettata ed offerta con Cristo, vorrei ricordare anche il martirio della pazienza.

È frutto di un animo mite, che non irrompe precipitosamente nella vita degli altri senza rispetto per la loro situazione. Piuttosto, favorisce la loro lenta evoluzione, è disposto a conoscere le ragioni degli altri e a scoprire quella parte di verità che è presente in ciascuno. Chi è paziente Sa Attendere il momento favorevole e non sceglie in modo precipitoso. Riconosce che dio è presente nel cuore di ogni persona e che, presto o tardi, Egli si rivelerà. Il martirio della pazienza sceglie di non precorrere dio e la sua volontà; non mette dio di fronte al fatto compiuto, ma solo lo segue quando egli si rivela. Scegliamo di diventare miti e nello stesso tempo daremo senso compiuto alla pazienza, a imitazione di Gesù.

Diverse sono le forme di martirio e a ognuno è offerta una modalità particolare. Aiutiamoci ad affrontare la nostra, in modo tale da rassomigliare a Cristo, il testimone dell’amore del Padre, che ha accettato di affrontare la sua passione e in esso si è coinvolto, fino a fare della sofferenza il più grande atto d amore. Accettiamo di vivere le nostre relazioni con gli altri in spirito di umiltà e mitezza, senza pretendere che gli altri si trasformino con un colpo di bacchetta magica, ma accompagniamoli con amore e fedeltà, testimoniando così l’amore paziente di Dio  che ama le sue creature con tenerezza di padre, e le avvolge con il mantello della sua misericordia.