29 marzo 2019 - Como, Basilica di S. Giorgio

24 Ore per il Signore

Amerai il  Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Questa parola del Signore appena proclamata nel Vangelo, assume un significato del tutto particolare proprio oggi, in cui la Chiesa intera dedica 24 ore per il   Signore, un tempo significativo per stare semplicemente con Lui, nella pace e senza fretta, per imparare innanzitutto a lasciarci amare da Lui e quindi per  poterlo, a nostra volta, riamare.

E’ una offerta d’amore, una proposta che il Papa ha lanciato a tutta la Chiesa, e ai cristiani di tutte le categorie sociali e di tutte le età.

Dal comandamento del  Signore, frutto di un religioso ascolto: “Ascolta Israele!”, apprendiamo, infatti, che Dio, proprio attraverso la sua Parola, si rivela come Colui che ci ama per primo.                                            La condizione indispensabile e necessaria è per noi credere a questo suo amore preveniente, così che possiamo davvero anche noi, a nostra volta, riamarlo, accettare la sua proposta, attraverso la nostra personale risposta, del tutto libera.

Amare Dio con tutto il cuore: il cuore, infatti, è il centro decisionale, da cui deriva ogni  nostra possibile scelta.

Amare Con tutta l’anima: significa mettere noi stessi al suo servizio, così come Lui ha fatto nei nostri confronti: ci ha amato e ha dato tutto se stesso per noi.

Amare Con tutta la tua mente: l’amore è intelligente e più si conosce più si ama. Noi diventiamo ciò che amiamo.

Amare Con tutta la tua forza: ossia con tutto ciò che siamo e possediamo: con le nostre qualità personali, con i doni che abbiamo saputo sviluppare attraverso le diverse opportunità che ci sono state offerte nel corso della vita.

Con questo spirito, siamo chiamati ad attuare anche il secondo comandamento (che è simile al primo): “Amerai il tuo prossimo come te stesso”: da qui l’impegno ad amare l’altro come noi stessi, ossia aiutarlo a diventare se stesso, in relazione diretta e unica con Dio. Non quindi un amore possessivo, che schiavizza e uccide, ma un amore che libera e che è capace di dare la vita.

Ecco allora il nostro compito: Imparare ad amare gli altri come noi stessi siamo amati da Dio, e quindi allenarci ad assumerne la responsabilità portandone i pesi, amandoli nella loro fragilità e nonostante le loro debolezze: questo è il frutto di un cuore rinnovato, di un cuore convertito, perché trasformato dall’incontro prolungato con il  Signore.

A questo serve l’adorazione eucaristica, a cui siamo invitati e che vivremo per una giornata intera, notte compresa.

Possa veramente giovare a ciascuno di noi per poter costruire, a imitazione di Gesù,  relazioni fraterne,  profonde e durature, meno convenzionali, e certamente più autentiche, perchè adulte, più libere e vere.