29 novembre 2016 - Morbegno

Primo incontro con il presbiterio diocesano

Avverto un desiderio di comunicarci ciò che ci sta più a cuore, ciò che ci appassiona, ciò che ci preoccupa, ciò che ci infastidisce. Vi assicuro che da parte mia troverò tutto il tempo disponibile per parlarvi a tu per tu, da fratelli e da amici
Mi pare di respirare nello stesso tempo il bisogno di “girare pagina”, di cambiare il clima che per molti sento pesante e che soprattutto per qualcuno genera disorientamento. Ciascuno deve desiderare il tempo che Dio ci dona come un nuovo dono dello Spirito, per ritrovare la serenità necessaria per vivere da discepoli di Gesù e da pastori che amano e servono il suo gregge.
Questo è un tempo di confronto, ma anche un tempo utile per “ricentrarci” sull’ essenziale.
Mi auguro di poter venire presto nei vostri presbiteri per ascoltare, dialogare, parlarci, riflettere insieme, per portare un segno di speranza a tutti.
Ricentrarci significa riscoprire chi siamo, a che cosa siamo chiamati, qual è il nostro compito all’interno delle nostre comunità
Ricentrarci non su noi stessi, ma  dando  il primato a Gesù Cristo e al suo Spirito,
Giacché la Chiesa è sua, non nostra, e noi siamo al suo servizio.
Vogliamo seguire Lui e capire cosa vuol fare della nostra Chiesa, come vuole usarci, quali priorità scegliere, come servire il popolo di Dio, venendo incontro alle grandi sfide del mondo di oggi.
Allora mi sembra utile ritornare al “principio e fondamento”, ossia riscoprire quei testi fondamentali che sono la Magna carta della Comunità cristiana e quindi i nostri riferimenti principali. Tornare innanzitutto al Vangelo, come compagno di viaggio, vademecum per il nostro cammino di discepoli e pastori. Senza una mentalità evangelica non andiamo tanto distante, diventiamo una contro testimonianza, non siamo attraenti.
Ma poi occorre avere sott’occhio:
1. I testi del concilio Vaticano II (per capire cosa ha voluto dire alla Chiesa lo Spirito santo con questo evento)
2. L’ esortazione apostolica Evangelii Gaudium, in cui emerge il modello di una Chiesa serva, una “Chiesa in uscita”, come la vuole il Signore per questo nostro tempo.
3. La bolla per l’Anno Santo “Misericordiae vultus”, in cui la Misericordia è presentata come il nucleo centrale del Vangelo. La chiusura dell’Anno Santo non ci fa rinchiudere la misericordia nel passato, perché la misericordia è la dimensione costante nella vita della della Chiesa.

* Chiedere nella preghiera nel corso di questo ritiro spirituale:
– un desiderio sincero di ricominciare con uno spirito rinnovato
– costruire un clima di ascolto, di compassione, di benevolenza e di misericordia reciproca, senza della quale noi diventiamo gestori di una ditta, organizzatori e burocrati, ma non testimoniamo la Chiesa come ‘oasi’ di misericordia.
– nella fiducia che lo Spirito Santo guida la Chiesa in questo tempo, la dirige dal di dentro attraverso i suoi pastori.
– al di là della stima e dell’ amicizia personale, vorrei che si riprendesse la figura del vescovo nella Chiesa come presenza sacramentale.

MOSE’ INVIA ESPLORATORI A ESPLORARE IL PAESE DI CANAAN
(Numeri 13, 1-3; 17-33; 14, 1-9)

A. Cosa dice il testo

  1. Israele è itinerante nel deserto. Mose’ per ordine di Dio, manda ad esplorare il paese di Cannan. Ogni tribù è rappresentata, si tratta di capi, per dare autorevolezza all’impresa.

    Mose’ offre alcune indicazioni precise:
    – osservare il paese nella sua configurazione geologica, se il terreno è fertile o no
    – il popolo che lo abita (la struttura umana)
    – l’ organizzazione della città

    Aggiunge un augurio: “siate coraggiosi, non perdetevi d’animo!”
    Conclude con un ordine: “portate frutti della terra dal paese”

    2. La missione esplorativa
    Gli inviati raggiungono l’ estremo nord della terra promessa (cfr cap. 34: i confini della terra promessa)
    – nella valle di Escol tagliano il tralcio d’uva, che porteranno in due su una stanga
    + i melograni e i fichi
    (I frutti della generosità divina sono sette: grano, orzo, uva, fichi, melograno, olivo, datteri di palma).

    3. La reazione  al rientro della esplorazione:
    Gli uomini attestano la fecondità della terra “paese dove scorre latte e miele” (27)
    -non tralasciano però di sottolineare le difficoltà,
    -possibili pericoli a cui si potrebbe andare incontro: “ma il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e immense (28)
    amaleciti, Hittiti, Gebusei, Amorrei, Cananei
    L’ elencazione dei popoli è letta con una venatura di pessimismo: “Non cela faremo mai a soppiantarli”!
    > conseguenza: amarezza e pessimismo..
    > ancora una volta il servo Mose’ è preso di mira: “torniamo in Egitto”

    4. L’intervento di KALEB
    Egli calma il popolo e lo rassicura (13,30):
    ” se il Signore ci è favorevole, ci introdurrà in quel paese e ce lo darà ”
    Non confida tanto sulla forza del popolo, sulle strategie militari, ma sulla fedeltà di Dio
    – gli uomini screditano KALEB , eppure egli è un uomo positivo e insieme realista: Sto arrivando! Valutare le difficoltà oggettive, ma crede anche che è possibile farcela con l’ aiuto di Dio.

    – la polemica suscita l ira di Dio che castiga il popolo
    Mentre KALEB viene largamente lodato.

B. APPLICAZIONI SPIRITUALI

Cosa dice a noi oggi questo brano della Scrittura

1. Mose’ non ha le ricette pronte, ma coinvolge il popolo sul da farsi: il vescovo non ha innanzitutto il compito di dare indicazioni, ma di coinvolgere, di ascoltare, di aiutare a discernere, realisticamente.

> sentirsi tutti coinvolti nel leggere la situazione che viviamo (sia a livello sociale, sia  ecclesiale)
> senza escludere nel discernimento i fedeli laici (che non sono degli uomini yes man), ma hanno la loro responsabilità, esperienza e senno)
> sapendo includere anche i giovani ( s.Benedetto nella sua Regola suggerisce di ascoltare i giovani perché ad essi il Signore suggerisce le vie migliori da intraprendere)
>>>> non avere paura né dei laici adulti, né dei giovani, anche se il loro linguaggio è duro!

. Il nostro discernimento comune volge su alcune domande fondamentali:
Partire dalla situazione storica attuale nella nostra terra:
Sono coinvolte le nostre famiglie (il mondo degli affetti)
Il mondo del lavoro (crisi) , molti giovani ne sono privi, e quindi rischiano di essere senza futuro
Gli esuli, i profughi che arrivano tra noi
Gli appartenenti ad altre religioni
L’indifferenza religiosa,
Ecc.

> domandarsi cosa ci vuol dire il Signore con quello che sta succedendo.
> cosa fare per preparare una Chiesa che ha ancora qualcosa da dire al mondo?

(L’incisività della Chiesa non può ridursi a formule del passato, né a conservare reperti storici, né a supplire ciò che lo Stato non riesce a fare o non vuol fare)
> come aiutare la nostra gente ad incontrare il Signore oggi, perché lo accolga come il Signore della propria vita? E non lo consideri invece anche lui un pezzo da museo!

2. le  reazioni di coloro che rientrano dalla terra promessa sono molto spesso identiche alle nostre, alle volte più istintive che razionali, (più di pancia che di cervello!).

. C’è chi si lascia abbattere dal clima secolaristico in cui vive e dice: non c’è più rimedio!
. C’è chi non si sente coinvolto in un clima di presbiterio e vive in solitudine (con ripiegamenti vari…) e non avverte il dono e la responsabilità di essere corpo (presbiterio)
. C’è chi vive una pastorale ripetitiva ” si è sempre fatto così!” E non fa la fatica di capire le motivazioni delle scelte e non ha la pazienza di far maturare la gente verso nuove situazioni di Chiesa
. C’è chi è amaro verso chi esercita la responsabilità e sospende ogni dialogo
. C’è chi reagisce e sa intravvedere segni positivi, precisamente come KALEB

+ ciascuno di noi in chi si identifica?

3.
KALEB oggi

Oggi la Comunità cristiana ha bisogno di uomini come KALEB

(vedi anche i consigli di Gamaliele in Atti 5, 34-39)


– equilibrati e sapienti
– maturi e saggi
– punti di riferimento per le persone
– autorevoli e positive, che non si lasciano condizionare dai giudizi avversi

[purtroppo la fragilità di pochi sacerdoti ha oscurato presso la gente la autorevolezza e la santità di molti, per cui la categoria “preti” non è considerata al primo posto per la fiducia]

. Oggi c’è’ bisogno di persone che sappiano far tesoro dell’esperienza che la Chiesa ha accumulato in questi anni dal Concilio in avanti e ci credano. Molti preferiscono ritorni al passato, quasi per acquistare autorevolezza o per un bisogno di sicurezza.
. Che abbiano uno sguardo realistico sulla realtà, ma anche positivo sulle realtà nuove che la Chiesa sta producendo con i suoi figli, in tante parti della terra
. Che sappiamo affrontare le situazioni complesse dando fiducia anche a chi è distante dalla fede, cercando il positivo ovunque.

Sono soli esempi.
Che conta è credere che lo Spirito santo non ha abbandonato la Chiesa oggi
Credere che i cristiani si aspettano molto dai loro pastori: una presenza non burocratica, ma pastorale., di vicinanza e di condivisione. Scegliamo di visitare le famiglie. Se entriamo nelle case, la gente si scioglie!
Scegliamo di stare vicino alla gente, anche se per far questo occorre molto tempo, anche a costo di sacrificare altre scelte, delegando con fiducia ai laici le loro giuste competenze.

p.s. Cari Sacerdoti: meditate insieme queste mie riflessioni in un prossimo incontro di vicariato.
Potrebbe essere anche il punto di partenza per un incontro personale con me, ma mi raccomando, partite dal positivo!