3 dicembre 2016 - Nuova Olonio

Incontro con la Vita consacrata della Diocesi

Vorrei dapprima esprimere, come primo sentimento, la GIOIA di essere qui con voi, insieme allo STUPORE di vedere tante vite donate, infine, la GRATITUDINE per quello che siete e che fate. So di interpretare la RICONOSCENZA di tutto il popolo di Dio che è in questa Chiesa per il segno che siete, che testimoniate e che continuamente richiamate (sia nella vita attiva che contemplativa), sia mediante il ministero della preghiera, sia attraverso i diversi carismi che sottolineate per vocazione specifica. E’ una GRAZIA per la nostra Chiesa avere delle persone consacrate, distribuite lungo tutta l’estensione della diocesi, sia nella forma di vita comunitaria (religiosi/e), sia nella testimonianza individuale (Istituti Secolari e Ordo Virginum). Se venisse meno la vostra presenza, la nostra Chiesa sarebbe “meno Chiesa”, essendo la vita consacrata una dimensione essenziale della Chiesa (di cui non si può fare a meno).

Conosco bene le difficoltà di una presenza capillare in Diocesi di consacrati a servizio delle diverse opere (assistenziali, educative, pastorali) per il rarefarsi del numero delle vocazioni, per l’invecchiamento dei diversi membri, per l’impossibilità di gestirle secondo le esigenze economiche divenute esorbitanti, ma non scoraggiamoci: apriamoci alle novità di Dio, alla sua fedeltà che non viene mai meno. Questi reali ostacoli sono le sfide che oggi ci interpellano e devono diventare opportunità per aprirsi a nuovi progetti, che dobbiamo imparare a intuire e coraggiosamente percorrere insieme, unendo le forze, con una collaborazione continua e uno slancio creativo.

Da parte vostra, ravvivate la consapevolezza del DONO che avete ricevuto (la vostra identità) e del COMPITO che svolgete (la vostra missione). In virtù del Battesimo, ma anche della consacrazione nella vita verginale, siete una speciale proprietà del Signore: da qui nasce l’esigenza di vivere perennemente da innamorati di Lui. Non permettete a voi stessi (e alle vostre Comunità) di venir meno nell’amore intimo e confidenziale con Cristo, mediante lo Spirito Santo. Senza un incandescente amore per Cristo tutto decade, la vita (individuale e comunitaria) perde smalto, non si sa più per che cosa vivere e le attività sono concepite come una semplice organizzazione tecnica e burocratica, ma senz’anima! In questo modo si perde di autenticità e non si è più attrattivi.

Cresca sempre più in voi il desiderio di stimare i doni degli altri come propri, le attività degli altri preziose come le proprie, in modo tale da vivere una perfetta unità tra consacrati/e, sacerdoti e diaconi, fedeli laici, tutti impegnati in un’unica missione dentro uno stesso territorio: perchè il Regno di Dio si dilati attraverso la partecipazione responsabile di tutti, in piena unità e sintonia con il cammino della Chiesa di cui fate parte.

La vita consacrata (come il sacerdozio diocesano) è di fronte al popolo di Dio, ossia si pone come modello esemplare, in modo tale che i laici siano stimolati ad imitare, nella loro condizione laicale, lo stesso slancio creativo che vede testimoniato da voi, la forza della carità con cui voi quotidianamente agite per venire incontro alle esigenze dei fratelli più poveri. Siete un richiamo forte per i laici perché anch’essi si impegnino, come voi, nell’amore fraterno (in famiglia), in un’apertura solidale con i poveri (aperti all’ospitalità), nell’uso dei beni, nell’impegno di servizio nella professione, come nell’esercizio delle attività sociali, nel coltivare il primato dello Spirito mediante una vita regolare di preghiera.

Prestatevi nell’accompagnamento di chi vi chiede di essere seguito nel cammino della fede. C’ è molta fame di Dio e voi dovete essere degli specialisti che conducono i fratelli ad incontrare il Signore e a crescere nella vita evangelica. Il vostro è un ministero di ascolto e di consolazione che va esercitato, diventando così dei punti di riferimento per tante persone, anche giovani, che hanno bisogno di orientamento nelle scelte di vita.

Le vostre comunità offrano la possibilità di seguire la vostra liturgia, costruita in modo sobrio, ma esemplare, condividete con chi ve lo chiede i vostri tempi di preghiera. Le vostre comunità siano oasi di ascolto della Parola di Dio ( mediante la lectio divina) per permettere di crescere secondo il pensiero di Cristo.

E’ nota la testimonianza che voi offrite in questi tempi di emergenza ai profughi, ai senza dimora, ai malati di aids, alle donne in difficoltà, a quanti sono considerati scarti della società come segno della carità di Cristo. E’ questa una forma molto forte di evangelizzazione. Permettete ai giovani di unirsi a voi nell’esercizio della carità mediante il volontariato per insegnare loro l’arte dell’accoglienza, della condivisione, della gratuità e così dare l’immagine di una Chiesa serva, che non ha altri interessi che favorire la promozione e la difesa della dignità umana.

Siate dentro la nostra Chiesa delle sentinelle per indicarci i nuovi sentieri dello Spirito. Suggerite alla nostra Chiesa dove orientarci, come trovare nuove vie di evangelizzazione, quali linguaggi adoperare per andare incontro agli uomini del nostro tempo, quali campi abbandonare e a quali aprirci, secondo le esigenze che emergono come frutto del vostro incontro con la gente, che vi confida le sue ferite, ma anche le attese che si aspettano dalla nostra Chiesa.

Inseritevi con vivacità e senza paure, ma con parresìa, nei diversi organismi di partecipazione (consigli pastorali), nei diversi nostri vicariati per richiamarci attraverso i vostri carismi alla costruzione del mondo secondo il Vangelo. Siate sempre testimoni di speranza.