1 maggio 2019 - Como, Seminario diocesano

Anniversari di consacrazione religiosa

Con questa Eucaristia siamo al culmine di una giornata che sicuramente ha suscitato in tutti voi il desiderio di proseguire, nella gioia e nella fedeltà quotidiana, il proprio cammino di santificazione, attraverso quelle vie e nelle modalità che il Signore stesso ha preparato per ciascuno e per le quali Egli non cessa di sostenerci con la sua grazia.

È bello che noi abbiamo gustato la testimonianza dei nostri fratelli e sorelle che ci hanno raccontato come il Signore li ha personalmente raggiunti e come essi hanno accolto e seguito la sua chiamata, nonostante le fatiche e le prove, nel susseguirsi delle diverse vicende umane.

È bello altresì rendersi consapevoli dei doni altrui, godendone come se fossero dati a noi stessi, così come “fare dei meriti altrui il motivo della propria gioia”. (S. Giovanni Crisostomo). Scompaiono così immediatamente invidie, gelosie e le false attese. Noi siamo unici e originali. Il  Signore per santificarci usa tutto e solo il materiale umano di cui ci ha dotato.  Perciò è inutile tendere a copiare altri.

Noi dobbiamo diventare noi stessi, nella consapevolezza dei beni di cui il Signore ci ha ricolmato, e che noi possiamo solamente saper riconoscere, apprezzare, e possibilmente moltiplicare.

Le strade della santificazione sono molteplici e molto diverse tra loro, ma unica è la meta: la comunione intima con La TRINITA’ misericordia e una vita riconciliata con i fratelli. E questo non con il solo nostro impegno personale, quasi una tensione continua, pur di arrivarvi ad ogni costo, secondo i tempi da noi fissati, ma per la grazia preveniente di Dio, che ha inviato il suo Figlio unigenito proprio perché noi avessimo la vita. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna“.

Dio, dunque, vuole che possediamo la vita, ossia la pienezza di tutti i beni, nel presente e nell’eternità, una pienezza che è frutto, però, delle piccole gioie quotidiane, nella freschezza e nella semplicità di ogni nostra attività, attraverso le molteplici relazioni interpersonali, utilizzando anche le situazioni storiche dentro le quali agire con sapienza e prudenza, riconoscendo la silenziosa, ma operosa mano di Dio, che guida la storia dell’umanità.

È illusorio attendersi un giorno straordinario in cui poter realizzare un grande atto d’amore, oppure mirare a un fatto spettacolare, quasi eroico, ma difficilmente ripetibile. La pienezza della vita, frutto di tanto amore ricevuto e donato, mediante una libera relazione con Dio e con i fratelli, si snoda e si manifesta dentro le piccole gioie dell’esistenza quotidiana. È attraverso di esse che noi diventiamo santi.

Non abbiamo ricette prefabbricate che ci indicano il cammino della santità. Non siamo esecutori passivi di un volere divino già predisposto in antecedenza. Il Signore ci insegna a “fare la verità“, ossi a cercare costantemente la volontà di Dio per noi (come Gesù nei confronti del Padre) dentro la situazione storica, anche mediante una faticosa ricerca, per giungere alla luce, ossia la certezza di poter rispondere alla volontà di Dio, raggiunta la quale godiamo una grande pace. Si realizza così quanto descritto dal Vangelo di oggi: “Chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio“.

Non stanchiamoci di fare il bene. Crediamo nel nostro impegno apostolico, qualunque esso sia. S. Francesco di Sales ha scritto che: “Non è per la grandezza delle nostre azioni che noi piaceremo a Dio, ma per l’amore con cui le compiamo”.

Vorrei inoltre che tutti voi non foste angustiate perché vi assottigliate nei numeri, per mancanza di nuove vocazioni.

Papa Francesco ci ha ricordato anche recentemente (31 marzo 2019) che “la nostra missione di battezzati, di sacerdoti, di consacrati, non è determinata particolarmente dal numero o dalla quantità di spazi che si occupano, ma dalla capacità che si ha di generare e suscitare cambiamento, stupore e compassione; dal modo in cui viviamo come discepoli di Gesù, in mezzo a coloro dei quali noi condividiamo il quotidiano, le gioie, i dolori, le sofferenze e le speranze”… “attraverso il nostro modo di essere con Gesù e con gli altri. Il problema non è essere poco numerosi, ma essere insignificanti, diventare un sale che non ha più il sapore del Vangelo o una luce che non illumina più niente”.