19 aprile 2019 - Como, Cattedrale

Azione liturgica – Venerdì Santo

In questo giorno santo, giorno di preghiera, di raccoglimento, di stupore, di riparazione, di ringraziamento, siamo invitati a riconoscere nella Croce santa il momento culminante della rivelazione del Dio vivente.

Il Dio crocifisso manifesta la sua gloria proprio dalla croce, amandoci fino alla fine. Da strumento di morte ignobile, massima infamia agli occhi degli uomini, la croce è trasformata in trono regale, da cui Cristo attrae a sè tutti gli uomini della terra.

È l’ora in cui il Figlio manifesta la sua vera identità: Gesù dunque è il re che regna dalla croce.

Questa è la prospettiva della passione secondo l’evangelista Giovanni, che ci è stata appena narrata.

Dio, in Gesù, si è fatto debolezza. Proprio attraverso di essa manifesta la tenerezza del suo amore per noi, la sua fedeltà anche nei confronti di chi gli è avverso.

L’uomo si sarebbe atteso ben altro da Dio: segni clamorosi di potenza, lui che è onnipotente; interventi forti che facessero comprendere immediatamente, e senza il pericolo di equivoci, il suo supremo dominio.

In questo modo, il Figlio di Dio ci ha rivelato in che cosa consiste la potenza del suo amore.

La vera onnipotenza è la totale impotenza del Crocifisso, fino a caricarsi delle nostre sofferenze, manifestando la sua perfezione attraverso un amore sacrificale.

L’amore, infatti, consiste nel soffrire l’uno per l’altro e con l’altro. Questo è per tutti noi un traguardo assai difficile, ma Gesù sulla croce non ci ha dato solo l’esempio di questo genere nuovo di amore. Ci ha meritato anche di farlo nostro, di appropriarcene mediante la fede e i sacramenti.

Non dimentichiamo, tuttavia, che l’offerta di Cristo al Padre, fino al dono totale di sé, è stata frutto di una lotta faticosa, che gli richiese una trasformazione progressiva, attraverso sofferenze e lacrime, avendo egli assunto  realmente la nostra fragile carne. (Ebr 5,7).

Reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono“, abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Nell’ultima cena e poi nella passione, Gesù ebbe lo slancio interno necessario per trasformare una morte da condannato in una libera e totale offerta di se stesso a Dio Padre. E’ la perfezione dell’amore, frutto della fede che sa donarsi fino alla fine. Anche noi siamo chiamati percorrere un simile itinerario, non poco costoso, per poter sperimentare, dentro le nostre singole giornate laboriose, attraverso la maturità dell’amore, la nostra sequela di Cristo.

La croce di Cristo diventi allora per noi non solo il luogo della suprema rivelazione di Dio, ma anche la meta della nostra speranza.