13 ottobre 2019 - Como, Parrocchia S. Giorgio

Benedizione nuovo altare

Occorre riconoscere e ammirare innanzitutto il grande impegno per ravvivare questa basilica e riportarla al suo antico splendore, usufruendo della felice ricorrenza del centenario della incoronazione della statua della Vergine, nostra Signora del S. Cuore. Nel corso dell’anno sono state proposte diverse iniziative per far crescere la fede dei discepoli del Signore perché siano testimoni del suo amore, sull’esempio di Maria, prima discepola di Cristo. Prossimamente presiederà l’Eucaristia l’arcivescovo di Milano e sarà un momento particolarmente solenne, che coronerà questo anniversario.

Tuttavia la celebrazione eucaristica odierna risplende sulle altre per la dedicazione del nuovo altare, centro dell’azione liturgica.

Ritrovarsi attorno all’altare per i credenti significa poter incontrare Cristo crocifisso e risorto, vero uomo e vero Dio, sorgente che dona la vita in abbondanza.

L’altare richiama immediatamente il Signore Gesù, morto e risorto, pietra su cui siamo edificati e da cui siamo nutriti.

Dalla mensa, che diventa il corpo di Cristo, scaturisce l’acqua che disseta, da cui proviene ogni benedizione e da cui riceviamo consolazione.

Per la comunità cristiana l’altare diventa quindi luogo privilegiato della presenza del Signore, ara del suo sacrificio e mensa del suo convito, luogo attorno al quale si costruisce la comunione e si esprime l’unità della Chiesa.

Ecco perché l’altare, una volta dedicato, verrà d’ora in poi incensato, illuminato, trattato con devozione e baciato più volte dai ministri durante ogni singola celebrazione eucaristica.

La preghiera della Dedicazione dell’altare, che tra poco proclamerò, indica bene l’altare come il luogo presso il quale si riunisce, come in un solo corpo, l’assemblea dei fedeli: “Sia luogo di intima comunione con te, o Padre, nella gioia e nella pace, perché quanti si nutrono del corpo e del sangue del tuo Figlio, animati dallo Spirito Santo, crescano nel tuo amore. Sia fonte di unità per la Chiesa e rafforzi nei fratelli, riuniti nella preghiera comune, il vincolo di carità e di concordia”.

Il brano della prima lettura, dal libro della Genesi, ci riporta alla storia di Giacobbe, sul punto di uscire dalla terra promessa, in fuga dal fratello Esaù che voleva vendicarsi di lui per avergli strappato la primogenitura. Coricato in un luogo dove passò la notte, a Bethel fece un sogno. Una scala poggiava sulla terra con la cima che toccava il cielo, mentre gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.

Quel Dio che sembra assente dagli intrighi umani, assicura invece a Giacobbe la sua vicinanza e la protezione divina, mantenendosi così fedele all’alleanza: “Io sono con te, ti proteggerò dovunque andrai, ti farò ritornare in questa terra, non ti abbandonerò”. Nessun parola di giudizio sul comportamento tenuto in precedenza da Giacobbe. Alla promessa di Dio, Giacobbe risponde con un voto. L’incontro con Dio segna sempre l’uomo, è un evento così importante che le minacce di Esaù perdono consistenza. L’unzione della stele è un atto di consacrazione.

Molti secoli più tardi, il sogno di Giacobbe emergerà spontaneamente nella coscienza di Gesù quando egli si definirà come l’ultima “casa di Dio nella storia del mondo”, il Logos del Padre divenuto Carne umana. Attraverso Gesù Cristo, l’Emmanuele, Dio viene ad abitare stabilmente sulla terra e cammina con l’uomo.

Nella vita cristiana non più una scala, ma la mensa eucaristica diventa il centro di attrazione di cui Dio si serve per stare con l’uomo. Scrive Romano Guardini: “Dio ha nostalgia di noi, desidera la sua creatura e la cerca, la vuole presso di sé”. Al pozzo di Giacobbe, quando Gesù si rivolge alla samaritana che gli aveva chiesto quale fosse il luogo in cui bisogna adorare, Gesù le risponde che il luogo in cui i veri adoratori adoreranno il Padre è lui stesso, mistero d’amore e di comunione con Dio Padre. Questo mistero d’amore, frutto dello Spirito Santo, si compie oggi sul nostro altare. Al sacrificio di Cristo si uniscono le preghiere dei Santi , che diventano anch’essi offerte vive che salgono a Dio con la loro implorazione. Nella preghiera l’uomo agisce su Dio, così che noi diveniamo cooperatori di Dio per operare la salvezza del mondo.

Questo è il significato delle reliquie dei martiri e dei santi incastonate nella pietra del nostro altare: il sacrificio di questi membri eletti continuano e attualizzano il sacrificio di Cristo. Anche noi, membra del suo mistico Corpo, siamo invitati a condividere la sua auto oblazione. In unione con lui, offriamo i nostri sacrifici quotidiani.

Diventiamo anche noi pietre vive come i Santi descritti nel libro dell’Apocalisse, con i quali il Signore Gesù può edificare la sua Chiesa, per la salvezza del mondo. Avvalori le nostre preghiere e le accompagni con le sue la Madre del Figlio di Dio, nostra Signore del Sacro Cuore.