28 aprile 2019 - Como, Basilica di S. Abbondio

Domanda di ammissione a Diaconato e Presbiterato

Siamo stati convocati in questa antica basilica perché cinque nostri giovani amici intendono esprimere pubblicamente, in piena libertà, l’intenzione di intensificare la loro preparazione in vista del ministero ordinato e io, in nome della Chiesa, possa accogliere il loro desiderio, sorretto dalla efficace benedizione del Signore, origine e causa della loro chiamata. L’iniziativa della chiamata, infatti, è sempre e solo sua, perché Dio ci precede sempre.

Cari amici: non è un semplice caso che noi ci siamo radunati qui. Questa basilica è ricca di secoli, testimonia il cammino di fede della Santa Chiesa che è in Como, raccoglie i resti mortali di tanti vescovi, anche recenti, che l’hanno amata, guidata e servita nel nome del Signore. Essi diventano testimoni e insieme vostri intercessori, perché il cammino nella sequela del Signore prosegua deciso, e nello stesso tempo, ben ordinato e lieto, nonostante le inevitabili fatiche.

Avete invitato qui, con i vostri genitori e parenti, anche tanti vostri amici.

Amici storici dall’ infanzia, amici dei vostri studi precedenti, delle parrocchie da cui provenite, ma anche cristiani che avete conosciuto nelle parrocchie in cui siete stati inseriti per sperimentare dal vivo la vita delle nostre comunità, ciascuna con le proprie particolarità, ricchezze e anche limiti.

Come non esistono famiglie perfette, così non esistono nemmeno parrocchie ideali, ma persone e comunità che cercano ogni giorno di rispondere con generosità, seppure con qualche esitazione, con la grazia di Dio, alle diverse situazioni storiche del nostro tempo.

Sono presenti anche diversi sacerdoti, a partire dai vostri parroci, con gli educatori del Seminario (tutti ringrazio per la qualità della loro testimonianza). Insieme sono uno specchio del nostro presbiterio, persone molto concrete, alle quali voi guardate come modelli di vita, che sottolineano una parte della fisionomia di Cristo, mite pastore delle pecore, ossia del santo popolo di Dio, anche se nessuno può nascondere le sue debolezze.

Siete guardati da questa Assemblea con sentimenti di stima, certamente, ma non mi stupirei se alcuni dei presenti vi considerassero un po’ dei “folli” per la scelta verso la quale vi orientate, una scelta piuttosto rara, per la verità, perché scomoda e contro corrente, viste le ferite e le prove del tempo presente, nel mondo attuale e anche all’interno della Chiesa.

Sareste degli sconsiderati se in questi mesi non aveste pensato alle difficoltà che ci aspettano anche come Chiesa, non solo o non tanto per una persecuzione diretta e violenta, come ohimè si manifesta in diverse parti del mondo, ma a una persecuzione più sottile e costante, a volte  solo coi “guanti di velluto”, che accompagna la vita ordinaria delle nostre comunità cristiane.

C’è chi vorrebbe considerare i cristiani come insignificanti dentro la cultura moderna; chi attacca direttamente la Chiesa per la fragilità e i peccati dei suoi membri; chi vorrebbe tornare ai vecchi tempi, quando la Chiesa poteva godere un certo prestigio davanti ai potenti di turno. Oggi la gloria della Chiesa è fortunatamente solo quella di poter dare il primato al suo Signore, vivere secondo il Vangelo, richiamare al dovere di farsi servi dei piccoli e dei poveri, di difendere i deboli e gli emarginati, sempre esaltando la dignità di ogni uomo, perché amato da Dio.

Oso sperare, tuttavia, che le difficoltà attuali, come tante nel corso della storia bimillenaria della Chiesa, oggi più roboanti per la diffusione immediata e universale, attraverso i media, sono state, però, da voi sminuite dal forte e insieme suasivo appello del Signore Gesù, che in questi anni si è fatto in voi sempre più insistente.

Il suo sguardo d’amore vi ha affascinato, la sua Parola viva vi ha conquistato. Egli vi ha offerto, come un giorno ai discepoli, impauriti nel cenacolo, la sua pace, che è la pienezza di tutti i beni. La potenza della sua vita risorta è più forte di ogni resistenza e di ogni male. Con la presenza attiva e consolante del suo Spirito, primo dono pasquale, anche voi potrete partecipare alla rigenerazione degli uomini attraverso l’opera pastorale della Chiesa, che oggi vi accoglie con affetto, fiducia e stima e nella quale voi vi dichiarate disposti a “giocare la vostra vita”.

Lo Spirito Santo, che il Signore vi offre, e che voi continuerete a ricevere, ha già posto in voi un entusiasmo non passeggero né effimero, ma un desiderio sincero di offrirvi nel dono di voi stessi. In questo modo sarete messi in grado di potere un giorno collaborare con noi alla evangelizzazione missionaria, cioè porvi al servizio dell’annuncio, dentro e fuori la nostra Chiesa, nel mondo di questo tempo.

Come l’apostolo Tommaso, una volta convertito, scoprite la presenza luminosa di Cristo risorto attraverso le piaghe gloriose del suo corpo. Esse sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi. Vi sarà aperto l’accesso alla misericordia divina, che sempre spera, tutti accoglie, tutti rinnova perché sempre immensamente ama.

Oso credere che anche voi potete affermare, come già vi ho ricordato una sera durante un incontro di comunità, la nota dichiarazione di S. Giovanni Paolo II: “Oggi è un tempo meraviglioso per essere preti“.