4 aprile 2021 - Como, Cattedrale

Domenica di Pasqua

Come sempre, Dio realizza e porta a compimento le sue grandi opere attraverso gli umili, i piccoli e i poveri.

Nel vangelo secondo Marco che è stato annunciato, Dio si è servito di alcune umili donne, accorse al sepolcro di Cristo, per trasmettere il messaggio di vita e di gioia che ha capovolto il mondo.

Si tratta di donne che avevano seguito Gesù con fedeltà ininterrotta sotto la croce, recatesi al sepolcro per ungere il corpo del Signore, donne che, nella cultura del tempo, nemmeno potevano essere considerate testimoni credibili.

Saranno esse le singolari ambasciatrici presso gli Apostoli della lieta notizia che genera continuamente speranza, di cui il mondo è oggi particolarmente bisognoso.

Infatti, cosa c’è di più grande dell’annuncio della risurrezione del Signore, di più gioioso e commovente di questa notizia, dal momento che, con la risurrezione del Cristo, incomincia un mondo nuovo?

Si sono compiute le promesse di Dio, quelle che Gesù ha annunciato sulle strade della sua terra e che ora sono diventate proprietà di tutti.

La risurrezione di Gesù è infatti l’aurora per una piena fioritura delle Beatitudini evangeliche, che restano il programma operativo del mondo nuovo.

Sono i poveri, infatti, e non i ricchi, a godere la pienezza del Regno. Sono i miti e i misericordiosi chiamati a costruire il mondo nuovo, non i potenti e i superbi.

Sono gli uomini e le donne di pace, e non gli arroganti e i violenti, a dominare la terra.

Sono coloro che si impegnano a vantaggio della verità, anche a prezzo di tante fatiche, che costruiscono un mondo nuovo, del tutto insperato.

Immaginiamo lo stupore e la meraviglia che ha invaso il cuore di queste povere donne, come ci annuncia il vangelo, a cui l’angelo di Dio ha annunciato che “Gesù il Nazareno, il crocifisso, è risorto” e ha affidato loro il meraviglioso compito di portare ai discepoli l’annuncio della Pasqua: Gesù è vivo e li attende in Galilea, là dove tutto è incominciato.

Un messaggero divino fa esplodere il messaggio pasquale della risurrezione all’interno del sepolcro, anche se appare con chiarezza che ciò che Gesù aveva predetto circa la sua risurrezione, non aveva avuto alcuna eco nel cuore di queste donne. Esse, all’incontro con l’angelo, così ricco di luce, restano sorprese e sconcertate: non si attendevano affatto questa notizia.

Nonostante ciò, sono incaricate di recarsi dai discepoli di Gesù perché riprendano il cammino della sequela recandosi in Galilea, per poter approfondire la conoscenza di Gesù proprio là dove essi avevano compiuto i primi passi con il Signore Gesù.

La fede in Cristo richiede per tutti una gestazione lenta e paziente. Occorre molto tempo per conoscere appassionatamente Gesù e per giungere a seguirlo, amandolo.

Pensiamo alla reazione dei Discepoli all’udire della risurrezione del loro Maestro, anche se un tempo erano rimasti increduli all’annuncio della sua passione e risurrezione, di cui non avevano nessuna esperienza.

La notizia della risurrezione di Gesù ridona loro nuovo vigore dopo la triste vicenda della sequela da loro stessi interrotta. Recandosi in Galilea, là dove erano stati chiamati la prima volta, giungeranno finalmente a credere in Gesù in modo adeguato, per poi poterlo annunciare con franchezza ai fratelli. A ogni stagione della vita, dopo ogni circostanza felice o avversa, possiamo sempre ricominciare a seguire Gesù e credere nel suo amore!

La gioia dei Discepoli è ora anche la nostra, certi che il Signore Gesù è il Vivente, che resta sempre con noi perché Dio Padre lo ha risuscitato. Egli accompagna la sua Chiesa sui sentieri del tempo e ci dona lo Spirito Santo.

Egli guarisce le nostre paure, le nostre esitazioni, per trasformarci in discepoli missionari, tanto necessari per la predicazione delle Beatitudini, che ancora tanto stupore e sconcerto destano nel mondo.

Soprattutto il Vivente Signore ci dona il coraggio della testimonianza, da noi trasmessa con umile semplicità e rinnovata fiducia.

Risorti con Cristo, attraverso il Battesimo, che ci rende nuove creature, osiamo intonare, pur dentro le nostre attuali situazioni di fragilità, ma con animo lieto e fiducioso, il canto pasquale dell’alleluia.