6 settembre 2019 - Dongo Santuario Madonna delle lacrime

Festa Madonna delle lacrime

Mi viene spontaneo definire questa nostra assemblea con l’immagine di una grande famiglia raccolta dal Signore Gesù per onorare la sua e nostra madre, persone  che accorrono a Lei nel giorno della sua festa per essere riconosciuti come figli amati, che vogliono imparare a fare quello che Gesù chiede loro, come Maria ci raccomanda nel Vangelo: “fate quello che vi dirà!” Maria ci è stata donata dal Figlio morente sulla croce e da quel momento essa è piena di sollecitudine materna per ogni suo figlio.

Ogni santuario si caratterizza per un titolo particolare che sottolinea la funzione materna di Maria all’interno del piano di Dio. Qui a Dongo Maria appare mentre piange: è chiamata perciò la Madonna delle lacrime.

Le lacrime di Maria non sono sterili, come quelle di un bambino, che pretende di avere per se tutto quello che desidera e subito, come se tutto e tutti fossero al suo servizio. Sono lacrime che esprimono soo un lamento capriccioso.

Le lacrime di Maria, invece, sono espressione di un cuore pieno di compassione e di misericordia, il segno esteriore di un cuore tenero, ardente d’amore per i suoi figli, frutto della sollecitudine materna per ciascuno di noi.

Noi dobbiamo imparare da Maria a piangere come Lei, con sguardo compassionevole.

Piangere innanzitutto per i nostri peccati, che ci rendono disumani e che ci ostacolano nella crescita del bene. Occorre poi imparare a piangere anche per superare quella abitudine all’indifferenza davanti alle sofferenze degli altri, tipica del clima della nostra società contemporanea, frutto di individualismo egoistico.

 

Chi di noi ha pianto per le centinaia di persone annegate nel Mediterraneo? Chi piange per un drogato che incontriamo per strada? O per i diversi drammi familiari, in cui i figli sono i primi a pagarne le conseguenze?

La nostra indifferenza crea una distanza sempre maggiore tra persona e persona, meno vicinanza si traduce poi in minor aiuto reciproco.

Le lacrime, invece, scrive papa  Francesco, ci puliscono gli occhi, ci purificano lo sguardo, ci fanno vedere le cose in modo diverso, ci permettono di vedere le persone e gli avvenimenti, compresi i drammi umani, nella dura realtà, ma con uno sguardo differente.

Ci insegnano a “individuare la piccola fiamma che continua ad ardere, la canna che sembra spezzarsi, ma non si è ancora rotta. Ci donano la capacità di individuare percorsi dove altri vedono solo muri, ci aiutano a saper riconoscere possibilità dove altri vedono solo pericoli”.

Solo se avremo imparato a piangere, soltanto allora, saremo capaci di fare qualcosa per gli altri con il cuore, ossia con sollecitudine fraterna, e valorizzare i tanti germi di bene seminati nel cuore dei nostri fratelli.

Questo è il dono che occorre chiedere con insistenza a Maria per essere rivestiti di quella pienezza di umanità che ci rende simili al Figlio di Dio, il più umano fra gli uomini.