26 maggio 2020 - Livigno

Funerale don Stefano Bianchi

Cari fratelli e sorelle, è sempre molto doloroso il distacco terreno da una persona che amiamo, da un fratello nella fede che ha condiviso una parte del nostro cammino, da un pastore che ci ha guidato con umile semplicità nelle vie di Dio, vivendo una esemplare stile di vita evangelica.            Ci è stato tolto, anzi strappato, qualcosa di noi stessi, che ci appartiene, mentre non siamo in grado di comprendere il misterioso disegno di Dio. Perciò restiamo attoniti e versiamo lacrime di sofferenza.

Come credenti nel Dio di Gesù Cristo ci è chiesto, tuttavia, di ampliare gli spazi del nostro orizzonte per entrare un poco di più nel suo mistero, perché attraverso la morte e la risurrezione del suo Figlio ha trasformato la morte in aurora di vita. E se ci rattrista una morte così improvvisa, quale è stata quella di don Stefano, ci consola la certezza della vita eterna immortale, dove regnano la pienezza della vita, lo splendore della verità, la piena fioritura dell’amore. Beni questi per i quali don Stefano si è impegnato con tutte le sue forze attraverso il suo ministero, anche ultimamente,  nei momenti di fatica e di prova per le sue condizioni di fragilità, che voi livignaschi avete ben compreso e sostenuto.

Ci consoliamoci a vicenda, sentendoci più che mai uniti  quale frutto dell’ impegno di servizio, diligente, discreto e generoso di don Stefano, che ha dato tutto ciò che poteva alle varie Comunità a cui è stato inviato e a ciascuno in particolare,  testimoniando così il Signore Gesù, che è venuto tra noi non per essere servito, ma per servire.

Non basta tuttavia la nostra consolazione umana. Ne occorre una più incisiva, feconda e durevole, quella che è frutto della parola di Dio, che viene distribuita dalle letture che abbiamo ascoltato, in questo martedì della 7* settimana di Pasqua. Nessuna è più appropriata di questa, che non abbiamo scelto, ma che ci è stata donata proprio oggi.

La prima lettura narra l’ incontro dell’apostolo Paolo sulla spiaggia di Mileto con gli anziani della Chiesa di Efeso, una comunità a lui molto cara, perché s. Paolo era rimasto a servizio di quella Chiesa per tre anni.
Cosi il testamento pastorale di s. PAOLO diventa oggi quello di d. STEFANO alle Comunità che egli ha amato e servito, soprattutto quella di Livigno, nella quale si sentiva accolto, amato e stimato e per la quale non ha esitato a donare se stesso, come un pastore che si prende amorevolmente cura del suo gregge. “ho servito il Signore con tutta umiltà, tra lacrime e prove, non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle case”. Ho ascoltato con viva commozione l’ ultimo insegnamento di don Stefano, registrato pochi giorni fa  e diffuso via web, là dove egli commentava la prima lettura degli Atti degli Apostoli di domenica scorsa. Una predicazione lucida e semplice, espressa in modo tale che tutti potevano capirne il senso.

Poi s. Paolo prosegue: “Ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio”. Don Stefano sapeva dei rischi a cui si esponeva a causa delle sue difficoltà cardiache, ma riteneva giusto non risparmiarsi perché la sua vita era stata già donata una volta per tutte, non gli apparteneva più. Era nelle mani di Dio per poter servire il suo popolo, fino all’ ultimo respiro (ed è stato propri così!).

Nel vangelo di oggi, Gesù prega il Padre suo a partire da un bilancio della sua missione, dell’opera cioè che ha portato a compimento con i suoi.
Gesù, primo missionario del Padre, ha offerto agli uomini suoi fratelli la rivelazione piena di Dio Trinità misericordia, perché gli uomini possano conoscerlo e vivere con lui la pienezza del suo amore nella comunione intima e filiale nella vita eterna. Dice Gesù: “Ho manifestato ll tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo“. “Le parole che hai dato a me, io le ho date a loro“. Per essi  prega, prima di lasciarli, ora che sta per andare al Padre.

Credo che con altrettanta soddisfazione e nello stesso modo anche don Stefano possa presentarsi oggi a Dio Padre. Anche lui ha speso il suo ministero annunciando il volto misericordioso di Dio agli uomini che gli sono stati affidati. E ora prega il Padre per tutti quanti, , hanno creduto e confidato nel Signore, attraverso il suo ministero pastorale.

Le lacrime che ciascuno di noi versa in questo momento sono divenute ora lacrime di gioia. La certezza di fede che il Signore ascolta la preghiera di don Stefano, che contempla il volto di Dio, fa sì che si verifichino le parole del salmo: “Hai liberato i miei occhi dalle lacrime” (Sal 116, 8),”hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia“(Sal 30,12).