Tremezzo, 3 ottobre 2021

Ingresso di don Ferruccio Ortelli

Caro don Ferruccio,

Ho verificato sull’agenda diocesana i tuoi trasferimenti lungo i tuoi quarantun anni di ministero presbiterale. Sei al sesto trasloco (non pochi!) da una parte all’altra della nostra vasta diocesi e ciò ti onora: da Ponte Tresa, dove sei stato inviato nel 1980 come sacerdote novello, poi a Delebio, quindi parroco a Somana, da lì a Consiglio Rumo, con Dosso del Liro, quindi, dal 2011, a s. Fermo della Battaglia.

Ora sei approdato a Tremezzo, Griante e Mezzegra con un notevole carico di esperienza pastorale che ti permetterà di incidere a fondo nel campo della evangelizzazione di questo territorio, che tu già ben conosci, essendo le tue radici innestate proprio qui (sei di Lenno e prima ancora di Grandola!).

Soprattutto la tua umanità (cristificata) ti permetterà di entrare nel vissuto concreto di questa nostra gente, amandola a fondo, a partire da quella che essa è, con le caratteristiche proprie della popolazione del lago, da qualcuno guardata con una certa distanza o con sospetto. “Il lago è freddo!” sento spesso ripetere! E quindi l’espressione “un laghee!!, (e sai bene che è un termine quasi dispregiativo!!) , un po’ simile alla frase evangelica, riportata da s. Giovanni:” da Nazareth cosa può venire di buono? “.

Ora capita che anche il vescovo attuale sia un laghee. Ne sono lieto, e ora tu diventi ufficialmente il mio parroco: accettami come un tuo parrocchiano, con una presenza piuttosto saltuaria!

Benvenuto quindi tra noi. Siamo gente buona, semplice, di cui devi imparare a conoscere lentamente e valutare la profondità del cuore, come dappertutto!

La pastorale è “l’arte delle arti”(s. Gregorio Magno): va al di là e al di sopra dei progetti preparati a tavolino, parte piuttosto dal vissuto concreto delle persone, dalle singole situazioni personali, dalla capacità o dalle difficoltà di relazione con gli altri, dalle loro fragilità e debolezze, ma anche dal desiderio, a volte non espresso a parole, di una vita veramente e pienamente umana, come Dio la vuole.

Occorre far comprendere che il cristianesimo è la piena fioritura dell’umano. Non nega né svilisce la struttura umana, ma la amplifica, anzi, con un termine proprio ai padri della Chiesa d’ Oriente, la divinizza, o meglio, la cristifica, (la rende simile a quella di Cristo), come pure insegna il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes: “chi segue Cristo l’uomo perfetto, diventa lui pure più uomo”. E oggi c’è un estremo bisogno di una umanità pienamente realizzata, dentro un mondo in cui è difficile uscire dalla propria solitudine per vivere relazioni belle, sane, intense, di piena e sincera amicizia, anche dentro le nostre comunità cristiane.  È facile che nelle nostre parrocchie ci si chiuda nel proprio individualismo, incapaci di sintonizzarsi con gli altri. Non è semplice assumere iniziative perché ci si sente giudicati o male interpretati.

Le esigenze del vangelo, invece, insegnano tutt’ altro, ci obbligano ad uscire da noi stessi, a sentirci responsabili gli uni degli altri, a condividere le loro sofferenze, accettando anche le originalità di ciascuno, nella convivialità delle differenze. È il peccato originale che ci caratterizza, ma che dobbiamo superare in una nuova cultura del dono, per sentirci uniti, gli uni con gli altri, gli uni per gli altri. Questo è il cristianesimo.

Aiutare i laici a prendere l’iniziativa, ad assumere responsabilità, ad accettare le fatiche, ma anche i frutti di un dialogo con chi ha compiuto altre scelte: questo è un compito educativo urgente che come pastore ti dovrai assumere, se vogliamo che i laici e non i preti (merce sempre rara!), siano responsabili, e non solo collaboratori, delle Comunità di cui fanno parte.

Sei inviato qui per continuare un cammino. Tu sai bene che in una parrocchia, con il nuovo parroco, non si riparte tutto da capo, come se nello scorso passato niente fosse successo. Tutto evolve, si sviluppa, si approfondisce: Tu dunque riprendi dalla situazione in cui questa comunità è arrivata, sostenuta dalla presenza mite e serena di don Luca, che ha saputo bene entrare nel vita di chi gli ha aperto il cuore. Lo ringrazio per la sua bella testimonianza di obbedienza (virtù rara!) e non mancherò di ricordarglielo sabato prossimo, quando io stesso lo presenterò alla cara comunità di s. Fermo, che tu hai appena lasciato.

Permettimi un desiderio: fai pregare e poi agisci in modo che da queste comunità, dal loro fervore nell’ascolto di Dio e dall’esercizio della carità fraterna, qualche giovane possa dedicarsi al servizio di Dio e dei fratelli come sacerdote. Dopo don Antonio Fossati nel 1970 e ultimo, da me, nel 1975, qui a Tremezzo non è più maturata una vocazione sacerdotale (e questo è un vero vuoto da colmare!) se è vero che la prova più bella di una fecondità di una parrocchia è il dono di nuove vocazioni. Sarà una deformazione professionale, ma a questo tema ho dedicato con passione tutta la mia vita e non posso non sottolinearlo!

Allora avanti, con coraggio. Non sei solo, ci sono tanti amici di Dio in queste tre Comunità disposti a sostenerti, a fare strada con te, per scrivere una nuova pagina di storia sacra, frutto della esperienza di fede e di carità che sarete disposti a percorrere.

Come tuo vescovo, ma anche come fratello maggiore, ti accompagno con la mia preghiera e invoco per te e per questa nostra gente le grazie più belle che il Signore vuole riservarvi.

 

+ Oscar Cantoni