9 marzo 2019 - Vertemate e Minoprio

Ingresso don Adriano Spolaor

Carissimo don Adriano:

il Signore Gesù, mite pastore del suo gregge, si è di nuovo presentato, in questi mesi, nella tua vita sacerdotale con un preciso appello, con una domanda che è alla base di ogni ministero: “d. Adriano, mi ami tu?” È lo stesso interrogativo che Gesù risorto ha rivolto al suo amato apostolo Pietro sul lago di Galilea, prima di reintegrarlo nella sua missione apostolica.

Hai ricevuto, dunque, anche tu, una ulteriore chiamata ed è solo alla tua risposta affermativa, con la quale hai garantito un rinnovato amore a Cristo e alla sua diletta Sposa, la Chiesa, che Egli ha aggiunto un ulteriore mandato: “sii pastore delle mie pecore”, ossia: ama con amore sacrificale i fratelli e le sorelle di Vertemate e di Minoprio, che ti affido, sérvili con amore, cuore di padre.

Nella Chiesa ogni incarico apostolico è per tutti la conseguenza di una chiamata che lo precede, ossia l’essere disposti ad amare Gesù, in modo sempre più esigente ed intenso, che include anche fatiche e prove. Ogni cambio di parrocchia è l’occasione per una risposta libera e consapevole, espressione grata di una fiducia che il Signore accorda e  rinnova attraverso la madre Chiesa. Certamente lo è anche per te!

Nell’affidarti, quindi, la guida pastorale del gregge che è a Vertemate e a Minoprio, caro don Adriano, il Pastore supremo ti ricolma di tutti quei doni di grazia di cui hai bisogno per essere una vera guida in queste comunità. Come scrive s. Ireneo, vescovo di Lione: “Dio ricerca il servizio degli uomini per avere la possibilità, lui che è buono e misericordioso, di riversare i suoi benefici su quelli che perseverano nel suo servizio”.

Con la tua saggezza, unita alla tua bontà e a una abbondante dose di pazienza, saprai additare ai parrocchiani di Vertemate e di Minoprio  quelle strade indispensabili per vivere come cristiani adulti, dentro un ambiente di vita che non è più cristiano, ed essere testimoni di quella novità evangelica che rende la comunità parrocchiale attraente, bella e vera, perché ricca di frutti di vita nuova, espressione di una carità fraterna quotidiana.

Abbi fiducia nell’azione dello Spirito Santo, che opera sempre efficacemente, al di là delle aspettative umane e dispone tutto con sapienza e amore, per il bene della Chiesa. Sii per tutti i tuoi nuovi parrocchiani una persona anfora, che disseta quanti che hanno sete di Dio e cercano verità e amore.

Prima di concludere, però, permettimi che ringrazi di vero cuore coloro che hanno preparato questo giorno, a partire da chi, nel corso di questi mesi di parrocchia vacante, ha assicurato la celebrazione eucaristica domenicale e infrasettimanale: don Saverio Xeres e don Paolo Avinio. Viva gratitudine anche al vicario foraneo, don Stefano Cadenazzi, che in questi mesi ha avuto la possibilità di sperimentare tanta, tanta pazienza ed essere presente con saggezza e benevolenza verso tutti.

Che il  Signore sostenga e benedica l’impegno pastorale di tutti noi.

A te, caro don Adriano il mio ricordo affettuoso, mentre ti affido a Maria, madre del nostro sacerdozio.