29 settembre 2018 - Como, Basilica di S. Fedele

Ingresso don Pietro Mitta

Cari parrocchiani di S. Fedele che state per accogliere il vostro nuovo pastore, e voi tutti, provenienti dalle altre parrocchie della Città, da Mandello e dalla Valmalenco, che lo avete accompagnato qui,

cari sacerdoti, religiosi e religiose, persone consacrate, che siete raccolti attorno a don Pietro per augurargli un fecondo apostolato:

 L’incontro con un nuovo parroco è sempre e ovunque un momento di festa e di gioia, ma anche, e soprattutto, un’occasione di rendimento di grazie al Signore Gesù, che ha preparato da molto lontano questo evento e che ora lo realizza di fronte a tutti noi.

 E’ il Signore Gesù, che di sua libera iniziativa, ha chiamato don Pietro a seguirlo sulla via del Presbiterato già da ben trentasette anni, un tempo sufficientemente esteso per imparare a vivere come pastore in mezzo al gregge del  Signore e a condurlo sulle vie dell’unità e della disponibilità al dono di sé, ciascuno secondo la propria chiamata.

 La presenza in questa parrocchia di don Pietro, non è che il frutto di una sua nuova, libera  risposta alla voce di Dio che lo ha chiamato per mezzo della Chiesa, dopo aver servito il popolo di Dio dapprima in Valchiavenna, a Sondrio e sul Lago. 

Egli è qui, inserito nel collegio dei presbiteri di questo vicariato, innanzitutto, con il compito di ripresentare al vivo Gesù, il servo del Signore, animando la testimonianza di fede di tutti i battezzati di questa vostra comunità parrocchiale.

 Ecco descritto il ministero specifico del prete, ciò per cui don Pietro è inviato. Si tratta di un mandato che comporta una vicinanza attenta e premurosa al popolo di Dio, perché ciascuno diventi ciò che è chiamato ad essere e, nello stesso tempo, perché don Pietro possa essere un solido sostegno di tutti voi insieme.

A tutti voi, come comunità, è affidato il compito di testimoniare la carità di Cristo e fare di questa comunità parrocchiale, in sintonia con le altre esistenti in città, un segno qualificato della Misericordia del Signore per tutti, anche per i lontani e per quanti hanno abbandonato la fede, non solo per coloro che regolarmente frequentano la Comunità.

 Le chiavi che ho simbolicamente consegnato a don Pietro all’ingresso non sono per relegare Cristo e la comunità all’interno di questa Basilica, ma per permettere al  Signore Gesù e a tutti  i suoi fedeli di uscire, coinvolti missionariamente a servizio del mondo che non conosce Cristo come Salvatore e non lo ama.

 Siamo in un momento storico in cui occorre decidersi di orientare le scelte pastorali attorno all’essenziale, senza disperdersi in attività e proposte secondarie e a volte superate. Il consiglio pastorale, in diretto contatto con quello vicariale, che don Pietro saprà coinvolgere fin da subito, aiuterà a scegliere gli orientamenti fondamentali, trovare i linguaggi più adatti alla sensibilità degli uomini di oggi, in armonia con la pastorale diocesana.

 La Chiesa, per quanto antica, non può essere ridotta a un museo, quasi fosse un reperto storico da conservare, ma deve diventare sempre più lo spazio in cui cresce e si sviluppa una comunità vivente.

Se vorrà essere propositiva e attraente per gli uomini di oggi, soprattutto per giovani, per lo più assenti, dovrà qualificarsi per la robustezza della sua fede, frutto di un generoso ascolto della Parola di Dio e per il radicamento nella forza propulsiva della Pasqua del Signore, di cui i sacramenti, soprattutto il Battesimo e l’Eucaristia, sono il segno vivente.

La domenica, giorno del Signore e della Comunità, sia un momento di comunione con il  Signore e di incontro fraterno tra voi, in stretto legame anche con le altre Comunità parrocchiali della Città e con alcuni appuntamenti nella vicina Cattedrale, in cui ritrovarsi per  momenti significativi durante l’anno.

 La fede, però, è resa visibile dalla qualità delle opere, ossia dalla testimonianza della vostra premura verso i poveri, per i quali non mancano significative scelte di servizio, di condivisione e di solidarietà. So che numerosi, anche se vissuti in forma discreta, sono i segni della carità che contraddistinguono la vostra Comunità cristiana. Solo attraverso l’esercizio della carità si diventa credibili, solo così i cristiani possono essere un messaggio esemplare per chi è radicato nel proprio egoismo, in un mondo chiuso. Vi sono di esempio e modello significativo le diverse Comunità Religiose presenti sul vostro territorio parrocchiale, le Figlie della Carità Canossiane, le Figlie della Carità di S. Vincenzo, le Suore infermiere dell’Addolorata in via Vitani, i padri Vincenziani, nella Chiesa del Gesù.

 Caro don Pietro: la Chiesa ti affida una parte significativa del gregge del  Signore che vive e opera in questo territorio. Consideralo come la tua “terra santa” da coltivare con tanta fiducia, passione e amore.

Dedicati con generoso impegno, mentre riserverai il tuo tempo prezioso alla cura pastorale, senza dimenticare gli anziani, gli ammalati, le persone escluse.

Ti saranno validi collaboratori don Nicholas, don Simone, don Andrea Meloni. Con essi potrai avvicinare i ragazzi e i giovani di questa Comunità che vogliono fin da subito conoscerti e stabilire un rapporto amichevole e gioioso.

Questa comunità ospita a S. Eusebio anche il vicario generale, don Renato Lanzetti, anche lui, come te, ma anche don Nicholas e don Simone, proveniente dalla tua Valmalenco, ma si tratta di una combinazione del tutto casuale!

 E mentre ho la gioia di presentarti alla tua nuova Comunità, non posso dimenticare il pastore che l’ha accompagnata in questi anni, mons. Carlo Calori, a cui rivolgo ancora un pensiero affettuoso e riconoscente.

 Il  Signore accompagni te e il tuo popolo, caro don Pietro, sulle vie della pace e della gioia. Ti sostengo con la mia preghiera e la mia benedizione.