Si è tenuta domenica 19 maggio

La giornata di sensibilizzazione all’8 per mille

Trasparenza e informazione sono state al centro Giornata nazionale di sensibilizzazione sull’8xmille che si è tenuta domenica 19 maggio. Nelle 25mila parrocchie italiane sacerdoti, volontari, incaricati diocesani per il sovvenire e componenti del Consiglio affari economici hanno invitato le comunità a scoprire da dove vengono i fondi che hanno dato man forte nell’ultimo anno alla missione della Chiesa, a documentarsi sulla stampa diocesana e sui media nazionali, oltre che a riconfermare la firma anche nel 2019, a partire dal sito 8xmille.it dove la documentazione è disponibile tutto l’anno, alla pubblicazione sui principali quotidiani nazionali, fino alla “Mappax8mille”, consultabile sullo stesso sito istituzionale, che ‘geolocalizza’ il bene realizzato per regione, provincia e comune, spesso anche con foto e video.

La Giornata nazionale 8xmille ricorda a tutti i titolari dei modelli fiscali che la firma è un diritto importante da esercitare.

Un invito a conoscere il bene realizzato per riconfermare la firma anche nel 2019. La Giornata nazionale per la sensibilizzazione alla firma 8xmille punta anche a diffondere nelle comunità gli strumenti per orientarsi nella rendicontazione. A partire dalla ripartizione delle risorse nazionali da parte della Conferenza episcopale italiana. Lo scorso anno, in base alle indicazioni dei cittadini che le hanno destinato quest’importante quota Irpef, la Chiesa cattolica ha potuto ripartire i fondi ricevuti secondo le tre grandi direttrici ‘culto e pastorale’ (356 milioni di euro), sostentamento dei 34mila sacerdoti diocesani compresi circa 500 missionari nel Terzo mondo (367 milioni di euro) e progetti caritativi in Italia e all’estero (275 milioni di euro).
Nella prima voce sono comprese risorse destinate alla formazione dei catechisti, ai seminari e alle facoltà teologiche, ai restauri che tramandano fede e cultura, alla manutenzione delle strutture diocesane, all’accessibilità dei tribunali ecclesiastici con tariffe contenute, alla costruzione di nuovi spazi parrocchiali.

La seconda voce è invece ispirata al modello di Chiesa-comunione ribadito dal Concilio Vaticano II e ispirato al modello delle prime comunità cristiane, dove i presbiteri erano affidati ai fedeli. In questa quota sono compresi anche i preti ormai anziani o malati (circa 3mila) che dopo una vita di servizio vengono accolti e curati nelle case religiose diocesane. Infine la terza direttrice –l’azione caritativa- oggi assicura progetti nelle diocesi che vanno dalle mense alle case-famiglia, dal Progetto Policoro (il piano anti-disoccupazione della Chiesa italiana che forma i giovani all’autoimprenditorialità, dotato di 1,7 milioni di euro annui dall’8xmille, finora ha dato vita ad oltre 700 cooperative) alla Consulta nazionale anti-usura. Nei Paesi in via di sviluppo, i fondi Cei hanno significato interventi di promozione umana (dalle scuole agli ospedali), di formazione di medici e insegnanti, la promozione dei corridoi umanitari, oltre al soccorso nelle emergenze umanitari e ambientali.