I testi delle omelie

Le parole del Vescovo Oscar nella Veglia e nel giorno di Pasqua

SABATO SANTO 3 APRILE: L’OMELIA DEL VESCOVO OSCAR NELLA VEGLIA PASQUALE

Durante la Veglia in Cattedrale il Vescovo ha celebrato i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana per gli adulti, eletti ai Sacramenti pasquali: il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia. In questo 2021 hanno ricevutro i sacramenti dell’Iniziazione cristiana Azucena, peruana, della parrocchia Cristo Re di Como-Tavernola e Armin-Marco, iraniano, della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Sondrio. Il fratello di Azucena, Josimar, ha ricevuto il sacramento della Confermazione e ha fatto la Prima Comunione.

Il clima di festa e di gioia, tipico di questa notte luminosa, l’ambiente di serenità e di fiducioso abbandono nel Dio della vita che respiriamo durante questa veglia, è giustificato dalla nostra fede nel Signore Gesù, crocifisso e risorto, che vince il buio delle nostre notti. Egli è salvato, confermato e glorificato da Dio Padre per la sua attività terrena e per il dono da lui fatto della sua propria vita e della sua morte. È inutile nascondercelo: in questo periodo abbiamo molti motivi, umanamente parlando, di vivere in stato di grande inquietudine, mentre siamo ancora coinvolti nella pandemia, che continua a mietere vittime nelle nostre famiglie e nelle nostre Comunità.

Sperimentiamo, a volte, anche una desolante “notte del cuore”, quando facciamo fatica noi stessi a credere per la debolezza della nostra fede e a sperare, soprattutto quando constatiamo dolorosamente il persistere del male che sembra travolgerci. Molto spesso ci ritroviamo nella condizione degli Apostoli, scossi e senza prospettive di futuro, per lo scandalo della passione, dopo che il loro Maestro era stato crocifisso. Possedevano una sola convinzione: il Messia nel quale avevano sperato era stato sconfitto, avevano perso ogni speranza di futuro, dal momento che non avevano compreso ciò che Gesù aveva loro promesso circa la sua risurrezione, dopo la sua morte in croce. Perché non ammettere a noi stessi come questo stato d’animo sia presente ancora oggi tra noi? Condividere tra cristiani questi sentimenti di paura e di fragilità nella fede è una necessità, per non adattarci a questa situazione di incertezza e di buio, ma anche per aiutarci gli uni gli altri a purificare i nostri occhi, superare questi momenti di tristezza e riconoscere che c’è un altro mondo che ci apre invece a speranza. È il mondo della fede in Cristo crocifisso e risorto, che ha già vinto il male e la morte, ha superato l’oscurità della notte e ha immesso nel mondo inesauribili energie pasquali, quelle che Dio padre gli ha donato a premio della sua fedeltà incondizionata e che lo Spirito Santo distribuisce con larghezza, rendendole efficaci lungo la storia e nel mondo di oggi. Ed è per questo che, nella santa notte di Pasqua, noi vogliamo rinnovare, con decisione e con rinnovato impegno, le promesse battesimali, che non sono altro che un grande atto di fiducia nell’amore fedele di Dio, che ha ben saldo nelle sue mani il timone della storia dei popoli, della stessa Chiesa, come delle nostre singole vite.

Con questi sentimenti, accogliamo con gioia i nostri fratelli che riceveranno il Battesimo e gli altri sacramenti della iniziazione cristiana, nella certezza che anch’ essi possano constatare che il bene trionfa sul male, che le tenebre stanno diradandosi, a conferma della vittoria piena dell’amore umile, che già si sviluppa nel tempo, ma non è ancora portato a piena matura-zione, mentre tendiamo alla meta con grande speranza. Le letture della parola di Dio, fin dal primo testamento, ci confermano il grande disegno di Dio padre, che crea il mondo per amore. La sua onnipotenza creatrice, come è annunciata nel libro della Genesi, coincide nello stesso tempo con la sua bontà, che sa essere così rispettosa da permettere a noi, sue creature, di esprimerci mediante una risposta del tutto libera.

È Dio che, come nel tempo dell’Esodo dall’Egitto ha guidato gli Israeliti, perché camminassero all’asciutto in mezzo al mare, così ora indirizza con sapienza d’amore la vicenda umana, e vince con la potenza di Cristo risorto tutte le resistenze e le opposizioni degli uomini, i tanti faraoni che si succedono nella storia.

È ancora Dio Padre, che ha risorto Gesù dai morti, a donare lo Spirito Santo perché il suo pro-getto si compia in pienezza e raggiunga tutti gli uomini, mentre ci dona “un cuore nuovo”, a immagine di Gesù.

Accogliamo anche noi, attraverso la narrazione del vangelo secondo Marco, il messaggio delle donne, accorse al sepolcro di Gesù, avvertite dall’angelo che Egli è vivo. Esse ricevono il dolce incarico di annunciare ai suoi discepoli di tornare in Galilea, per poterlo incontrare proprio là dove essi hanno compiuto i primi passi nella sequela di Gesù.

Essi dovranno ripercorrere la loro avvincente avventura umana con Gesù e giungere ad un rinnovato impegno per una sequela del Maestro, riconosciuto e accolto come Colui che ha amato fino alla morte in croce, donando la sua vita per noi, in piena fedeltà al Padre suo.

Sentiamoci anche noi avvolti e inseriti in questo progetto d’amore di Dio padre, che mediante la risurrezione del Figlio e l’effusione dello Spirito Santo, opera efficacemente, dona e realizza, anche attraverso di noi, la riconciliazione dell’uomo con Dio, tra persona e persona, e in noi stessi.

Ecco perché anche quest’anno riviviamo sacramentalmente la Pasqua del Signore. Risorti con Cristo, osiamo cantare, pur dentro la situazione di fragilità che stiamo attraversando, l’alleluia pasquale.

+ Oscar Cantoni, vescovo

DOMENICA 4 APRILE: L’OMELIA DEL VESCOVO OSCAR NEL GIORNO DELLA PASQUA DI RISURREZIONE

Come sempre, Dio realizza e porta a compimento le sue grandi opere attraverso gli umili, i piccoli e i poveri.

Nel vangelo secondo Marco che è stato annunciato, Dio si è servito di alcune umili donne, accorse al sepolcro di Cristo, per trasmettere il messaggio di vita e di gioia che ha capovolto il mondo.

Si tratta di donne che avevano seguito Gesù con fedeltà ininterrotta sotto la croce, recatesi al sepolcro per ungere il corpo del Signore, donne che, nella cultura del tempo, nemmeno potevano essere considerate testimoni credibili.

Saranno esse le singolari ambasciatrici presso gli Apostoli della lieta notizia che genera continuamente speranza, di cui il mondo è oggi particolarmente bisognoso.

Infatti, cosa c’è di più grande dell’annuncio della risurrezione del Signore, di più gioioso e commovente di questa notizia, dal momento che, con la risurrezione del Cristo, incomincia un mondo nuovo?

Si sono compiute le promesse di Dio, quelle che Gesù ha annunciato sulle strade della sua terra e che ora sono diventate proprietà di tutti.

La risurrezione di Gesù è infatti l’aurora per una piena fioritura delle Beatitudini evangeliche, che restano il programma operativo del mondo nuovo.

Sono i poveri, infatti, e non i ricchi, a godere la pienezza del Regno. Sono i miti e i misericordiosi chiamati a costruire il mondo nuovo, non i potenti e i superbi. Sono gli uomini e le donne di pace, e non gli arroganti e i violenti, a dominare la terra.

Sono coloro che si impegnano a vantaggio della verità, anche a prezzo di tante fatiche, che costruiscono un mondo nuovo, del tutto insperato.

Immaginiamo lo stupore e la meraviglia che ha invaso il cuore di queste povere donne, come ci annuncia il vangelo, a cui l’angelo di Dio ha annunciato che “Gesù il Nazareno, il crocifisso, è risorto” e ha affidato loro il meraviglioso compito di portare ai discepoli l’annuncio della Pasqua: Gesù è vivo e li attende in Galilea, là dove tutto è incominciato.

Un messaggero divino fa esplodere il messaggio pasquale della risurrezione all’interno del sepolcro, anche se appare con chiarezza che ciò che Gesù aveva predetto circa la sua risurrezione, non aveva avuto alcuna eco nel cuore di queste donne. Esse, all’incontro con l’angelo, così ricco di luce, restano sorprese e sconcertate: non si attendevano affatto questa notizia.

Nonostante ciò, sono incaricate di recarsi dai discepoli di Gesù perché riprendano il cammino della sequela recandosi in Galilea, per poter approfondire la conoscenza di Gesù proprio là dove essi avevano compiuto i primi passi con il Signore Gesù.

La fede in Cristo richiede per tutti una gestazione lenta e paziente. Occorre molto tempo per conoscere appassionatamente Gesù e per giungere a seguirlo, amandolo.

Pensiamo alla reazione dei Discepoli all’udire della risurrezione del loro Maestro, anche se un tempo erano rimasti increduli all’annuncio della sua passione e risurrezione, di cui non avevano nessuna esperienza.

La notizia della risurrezione di Gesù ridona loro nuovo vigore dopo la triste vicenda della sequela da loro stessi interrotta. Recandosi in Galilea, là dove erano stati chiamati la prima volta, giungeranno finalmente a credere in Gesù in modo adeguato, per poi poterlo annunciare con franchezza ai fratelli. A ogni stagione della vita, dopo ogni circostanza felice o avversa, possiamo sempre ricominciare a seguire Gesù e credere nel suo amore!

La gioia dei Discepoli è ora anche la nostra, certi che il Signore Gesù è il Vivente, che resta sempre con noi perché Dio Padre lo ha risuscitato. Egli accompagna la sua Chiesa sui sentieri del tempo e ci dona lo Spirito Santo.

Egli guarisce le nostre paure, le nostre esitazioni, per trasformarci in discepoli missionari, tanto necessari per la predicazione delle Beatitudini, che ancora tanto stupore e sconcerto de-stano nel mondo.

Soprattutto il Vivente Signore ci dona il coraggio della testimonianza, da noi trasmessa con umile semplicità e rinnovata fiducia.

Risorti con Cristo, attraverso il Battesimo, che ci rende nuove creature, osiamo intonare, pur dentro le nostre attuali situazioni di fragilità, ma con animo lieto e fiducioso, il canto pasquale dell’alleluia.

+ Oscar Cantoni, vescovo