2 maggio 2018 - Como

Lettorato e Accolitato 2018

Carissimi amici che state per essere eletti lettori e accoliti, a servizio del popolo di Dio:

Il vostro “sì, eccomi”, che avete pubblicamente espresso gli scorsi anni davanti alla nostra santa Assemblea, prende ora una forma più dettagliata, acquista oggi una valenza ancor più precisa,  attraverso l’ incarico che la Chiesa sta per affidarvi.

Il Lettorato e l’ Accolitato non sono un semplice passaggio formale, una scansione obbligata per poter giungere finalmente al ministero ordinato del Diaconato e del Presbiterato.

Sono sicuro che per ciascuno di voi questa nuova tappa, che certamente vi avvicina ai gesti sacramentali dell’ordinazione diaconale, sia stata diligentemente preparata mediante una maturazione spirituale, che vi ha permesso di godere i doni che il  Signore vi ha preparato e di maturare le disposizioni per adempiere con piena dedizione i compiti che il ministero del Lettorato e dell’ Accolitato comportano, a partire da una più intensa adesione a Cristo, servo del Padre e dei fratelli.

I discorsi di addio di Gesù, di cui abbiamo sentito proclamare una parte, nel brano di Vangelo di questa sera, scandiscono come un ritornello l’invito esigente a rimanere ancorati a lui, radicati nel suo amore, a entrare in una relazione vitale, personale con Lui, condizione indispensabile per una vera fecondità, così come bene esprime l’immagine del tralcio, che rimane attaccato alla vite e porta frutto.

Rimanere ancorati innanzitutto alla Parola del Signore significa imparare a conoscere il pensiero di Cristo, che è il criterio valutativo per le nostre giuste scelte, per maturare orientamenti di vita che esprimano una piena fedeltà alla volontà di Dio, così da poterne parlare agli altri in tutta franchezza.

Tutta la Scrittura parla di Cristo, tutto è orientato a lui, designato dal Padre a ricapitolare in sè l’universo. Conoscere il pensiero di Cristo, così come emerge dalle Scritture, ci porta poi ad orientare la nostra vita e quella degli altri secondo il significato che la stessa vita di Cristo ha assunto, ossia quella di essere totalmente un dono a vantaggio esclusivo dei fratelli.

Nel Vangelo di questa sera, Gesù riprendendo l’immagine del tralcio,  ci ricorda anche che, in vista di una fecondità maggiore, esso deve essere potato. La potatura è in vista di un bene più grande, per un grappolo più bello, per un vino più buono. Un chiaro avvertimento che vi prepara ad affrontare le immancabili prove, lotte e avversità, nella certezza, però, che il Signore sarà sempre con voi, non vi abbandonerà nelle  prove, vi sosterrà e vi accompagnerà con la forza del suo amore.

L’Eucaristia è il viatico che conforta la nostra vita, lungo tutto il pellegrinaggio terreno. Non tralasciate, voi accoliti, cibandovi del corpo e del sangue del Signore, di lasciarvi alimentare dalla forza dell’amore che Egli offre a chi si ciba di lui, per imparare a vivere per gli altri, a giovare agli altri donando voi stessi.

Non dimenticate quanto ha affermato il Papa ricordando don Tonino Bello, che diceva: “Non bastano le opere di carità, se manca la carità delle opere. Se manca l’amore da cui partono le opere, se manca la sorgente, se manca il punto di partenza che è l’Eucaristia, ogni impegno pastorale risulta solo una girandola di cose”.

Servire il corpo di Cristo significa anche piegarsi sul corpo sofferente di chi vive accanto a noi ogni genere di povertà: materiale e spirituale. Riconoscere le varie forme di povertà e affrontarle come Chiesa vuol presentare un’ immagine di Chiesa a misura di famiglia, in cui ci si prende cura di tutti e non si scarta nessuno. E’ una attenzione che dovete fare vostra, proprio perché sia onorato il Corpo di Cristo attraverso le sue membra più fragili.

La Chiesa, quindi, vi accoglie e vi ringrazia per il vostro impegno e la vostra generosità, mentre è pure riconoscente e grata verso chi ha curato la vostra preparazione.