20 ottobre 2019 - Como Cattedrale

Mandato missionario

Cari fratelli e sorelle:

vi ringrazio per la vostra presenza a questo importante momento di famiglia in cui lodare insieme il Signore per le nuove stagioni che assicura alla nostra Chiesa, che si apre a una nuova presenza in Mozambico.

Voi rappresentate tanti membri del nostro popolo di Dio che avvertono l’esigenza di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo, nel desiderio di trasmetterlo agli altri, e insieme attendono la consolazione di ricevere da altre culture e da altri cristiani, di popoli diversi, le pagine recenti di “storia sacra” che essi stanno scrivendo, non senza prove, sofferenze e persecuzioni.

Oggi in particolare siamo uniti alla preghiera e alla riflessione della Chiesa, diffusa su tutta la terra, che celebra la giornata missionaria, in questo mese speciale, che secondo le intenzioni del Papa non dovrebbe chiudersi più.

Vogliamo proclamare a tutti le grandi opere di Dio che ci hanno convertito a lui, raccontare agli altri ciò che di bello condividiamo con altri fratelli e sorelle nella nostra Comunità ecclesiale (parrocchiale, vicariale e diocesana). In questo modo abbiamo lasciato crescere il desiderio di conservare la freschezza, lo slancio e la forza di annunciare il Vangelo, compito di tutti i battezzati, perché nessuno è escluso dalla missione della Chiesa.

Per essere fedeli a questa comune chiamata, tutti noi abbiamo sempre bisogno di ravvivare continuamente l’ardore del primo amore per il Signore crocifisso e risorto. Senza questa condizione, unita alla lotta contro ogni disfattismo sterile, per cui tutto va male, nella Chiesa e nel mondo, è illusorio e vano pensare di poter evangelizzare gli altri con credibilità ed efficacia evangelica, tanto meno sentirsi coinvolti nella chiamata ad annunciare il Vangelo di Gesù presso altri popoli.

Tutti siamo quindi chiamati a trasmettere la fede, che è il cuore della missione, non certo per proselitismo, ma per contagio, nei diversi ambienti umani, culturali e religiosi che frequentiamo, anche nei confronti di coloro che sono lontani dalla fede, o indifferenti, o addirittura contrari.

Solo cuori aperti, dilatati dall’amore, sono capaci di generare l’incontro, la testimonianza e l’annuncio. La gioia, poi, è lo straordinario e più convincente messaggio, che deve caratterizzare i discepoli di Cristo. Senza gioia non si attira nessuno!

Da tutti, comunque, il Signore aspetta che ci facciamo dono, dovunque noi siamo, testimoniando l’amore umile e gratuito ricevuto da Dio, accettando anche la fatica di lasciare le nostre comodità per il Vangelo.

Il Signore Gesù, donandoci il suo Spirito, si aspetta anche che qualcuno abbia il coraggio di partire per trasmettere ciò che di bello e di grande, con l’aiuto di Dio, noi sappiamo offrire ad altre Chiese sorelle, per confrontarci con il loro cammino di fede, per verificare ciò che il Signore sta operando altrove, per constatare i diversi modi con cui in altre Chiese si vive la vita cristiana, scoprendo ricchezze comuni e tesori originali, per riconoscere che dove siamo inviati, lì lo Spirito del Signore è già in azione, opera efficacemente prima di noi, e ci sta aspettando.

Partire in missione è frutto non di spirito di avventura, né di desiderio di realizzarsi umanamente altrove, quasi per evadere dal luogo in cui si è inseriti e dai relativi compiti.

Partire è sempre un rischio, frutto della fede in Dio e la fede è generata dall’amore. Solo chi crede ed ama si mette in cammino (ed è la stessa fede di Abramo, che si mise in cammino fidandosi unicamente della promessa di Dio!), solo chi ama si dona, fino alle estreme conseguenze.

Vorrei ringraziare qui i due Istituti missionari, pienamente inseriti nella nostra Diocesi, i padri Comboniani e i padri Saveriani. Con la loro presenza ci stimolano a non rinchiuderci negli orizzonti della nostra Chiesa, ma ad aprirci ad ambienti più vasti, come vasto è l’ambiente che essi frequentano nelle varie Chiese della terra.

Un ringraziamento e un saluto cordiale vorrei inviare anche ai nostri tre missionari in Perù, in particolare a don Ivan Manzoni, presente a questa celebrazione eucaristica e a tutti i missionari e missionarie della nostra diocesi, presenti in ogni angolo del mondo.

Un ricordo del tutto speciale lo indirizziamo, però, oggi a don Filippo Macchi, che dentro questa celebrazione riceverà il mandato missionario per rappresentarci in terra d’Africa, in particolare in Mozambico, nella diocesi di Nacala, nella parrocchia a noi affidata dal vescovo di quella Chiesa: la parrocchia di Chipene, formata da 120 comunità, disseminate su una superficie di circa 3500 km. Con la sua presenza, d.Filippo potrà aiutare questa Chiesa a crescere e a porsi sempre più a servizio del Vangelo e della società in cui è inserita.

Umanamente parlando, la Chiesa di Como inizia un’avventura di non poco conto, certamente rischiosa. Qualcuno avrebbe desiderato più prudenza, più occasioni per approfondire i vari problemi, più sicurezze e tempi favorevoli, con il rischio, però, di non decidersi mai a incominciare!

Solo la fede nel Signore mette in cammino, senza attendersi troppe conferme, tuttavia contando sulla indispensabile solidarietà, l’affetto e la vicinanza orante, ma anche materiale, di tutti noi.

La nostra Chiesa attende con speranza che altri presbiteri, diaconi, consacrate e laici, giovani in particolare, seminaristi compresi, in un prossimo futuro (non lontano!) si rendano disponibili per unirsi in una équipe pastorale con don Filippo e vivere insieme una forte esperienza di comunione e di servizio.

Ringrazio il vescovo di Pordenone che ha accolto con molto disponibilità la mia richiesta di ospitare don Filippo per qualche tempo nella parrocchia vicina a quella che diventerà nostra, gestita da suoi missionari, per permettergli di ambientarsi, di prendere conoscenza della situazione socio ecclesiale della diocesi, nell’attesa che la nostra Chiesa prepari una équipe rappresentativa di varie vocazioni che accompagnerà don Filippo nel suo impegno missionario, condividendo uno stesso progetto pastorale.

A sostegno a coronamento del nostro agire, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi ci invita a riporre la nostra totale fiducia in Dio, che viene in nostro soccorso se noi lo invochiamo con una preghiera assidua e piena di fede.

Non cessiamo di alzare le mani, come Mosè mentre imperversava la battaglia contro gli Amaleciti, se vogliamo portare molto frutto per la diffusione del Vangelo, come santa Teresa di Gesù Bambino, che “fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo”.

Intensifichiamo con la nostra insistente preghiera, anima di ogni missione, come la povera vedova nei confronti del giudice di cui parla oggi Gesù nel Vangelo, perché crescendo l’ardore missionario il Signore conceda nuovi operai per l’opera evangelizzatrice, a cui con il Battesimo siamo tutti chiamati.

Facciamo in modo che il Figlio dell’uomo, quando tornerà di nuovo sulla terra, trovi ancora la fede, cioè uomini e donne innamorati di Lui, disposti ad annunciare ovunque e a tutti la buona novella del Vangelo.

Nella nostra Chiesa non mancano segni di speranza.

La nuova Consulta missionaria diocesana è costituita da un piccolo drappello di uomini e donne che intendono disporsi per servire il popolo di Dio ed educarlo alla dimensione missionaria, così che ognuno di noi, membro della nostra Chiesa, abbia a proclamare: “io sono una missione su questa terra e per questo mi trovo in questo mondo” (EG273).