10 marzo 2020

Martedì II Settimana di Quaresima

Segno di Croce

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

«Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Padre nostro

Preghiera:

Padre Santo, tu che hai voluto mandare nel mondo tuo Figlio

per rivelare agli uomini il tuo progetto di amore,

per renderli consapevoli della loro dignità di figli,

per sostenere la loro speranza verso il compimento della vita e della storia.

Apri i nostri cuori a riconoscere la missione del tuo Figlio,

rendici disponibili ad accogliere la sua proclamazione e testimonianza,

per diventare noi stessi testimoni e annunciatori della Parola

che tu ci ha donato per la salvezza del mondo. Amen.

Lettura:

Ho sempre considerato un privilegio il fatto di poter vivere la Missione ed in concreto questa “mia” Missione qui in Africa: la Missione di IN MY FATHER’S HOUSE – NELLA CASA DEL PADRE MIO, Abor, Volta Region, Ghana, Africa occidentale. È una Missione (come del resto tutte le Missioni) che mi espone ad una realtà totalmente diversa dalla realtà da dove provengo, – la mia amata Valtellina e Val Gerola! – realtà diversa per lingua, cultura, gente, società, clima, costumi, cibo, usanze, ecc. Ed il privilegio sta appunto nel fatto che una volta esposto a questa nuova realtà io e la mia cultura ed il mio mondo d’origine, io ed i miei valori e priorità, io e la mia maniera di vivere ne vengono scossi, interpellati, messi in questione, ed il mio modo di vivere non è più lo stesso.

Per esempio quando vengo esposto alla vulnerabilità di un bambino, all’angoscia di una donna abbandonata, alla sofferenza di una vedova con diversi figli, alla dignità nella povertà e nella sofferenza, alla pazienza e all’umiltà, alla capacità di perseveranza nella prova, alla mancanza di mezzi basici per la sopravvivenza, all’accoglienza gioiosa e generosa di tutta questa gente… mi trovo di fronte a delle realtà che mi mettono in questione, realtà che hanno la forza di una vera chiamata e sono una chiamata e che esigono una risposta.

E se lo è per me, ho sempre creduto che lo possa essere per tanta altra gente di buona volontà, per tanti volontari che desiderano venire in Missione e sperimentare di prima mano cos’è la Missione.

Per questo credo che la Missione sia un privilegio che deve essere condiviso e non relegato a quei pochi “benedetti” e “chiamati”, considerati “professionisti” della Missione.

Credo che ogni Missione dev’essere aperta.

Credo che la Missione debba dare l’opportunità a tante persone, come la dà a me, di poter essere esposti ad un altro mondo, totalmente diverso dal nostro, perché anch’esse possano vivere questa esperienza, destabilizzante e provocatoria, che poi diventa una sfida alla nostra scala di valori e alle nostre priorità, un cambiamento di rotta ed eventualmente anche un invio, una missione.

E questa è la mia esperienza maturata in questi anni stando a contatto con tanti volontari. Volontari che hanno avuto il coraggio di fare un’esperienza di missione, e da allora la loro vita è cambiata.

Gente che ha riscoperto il proprio ruolo nella famiglia e nella società, nella parrocchia e sul lavoro.

Gente che è riuscita a dare nuove priorità alla propria vita e ad entrare in un’ottica più aperta al servizio e alla disponibilità.

Gente più serena, più entusiasta più grata per ciò che sono e per quello che potranno essere.

La Missione: proprio come la medicina raccomandata dal “Dottore” per rimediare a tanti malanni del corpo e dello spirito, della mente e del cuore.

La Missione, fa bene al corpo e allo spirito, come la Quaresima.

Padre Peppino Rabbiosi

Missionario comboniano di… in Ghana