24 ottobre 2019 - Santuario S. Cuore, Como

Omelia San Luigi Guanella

I Santi sono una illustrazione vivente della Parola di Dio. Il loro esempio ci conferma che è proprio la Parola ad alimentare e sorreggere il nostro cammino di discepoli di Gesù, perché possiamo corrispondere a quello che Dio ci manifesta come la sua volontà per ciascuno di noi.

Don Guanella ha compreso ben presto, proprio alla luce della Parola di Dio e per ispirazione dello Spirito Santo, il disegno d’amore preparato per lui dalla Provvidenza e l’ha realizzato ampiamente, lungo il corso del suo ministero sacerdotale.

Non solo, ma ha saputo coinvolgere un numero significativo di uomini e donne, che hanno imparato proprio da lui a vedere il mondo come Dio lo vede, ad amare teneramente e ad accogliere indistintamente tutti i figli di Dio, anche quelli che la società esclude ed emargina, anzi, preferendoli con un amore di predilezione.

Per ogni discepolo di Gesù condizione indispensabile per operare secondo il suo vangelo è possedere un cuore che ama, frutto della grazia di Dio, che ci viene donata gratuitamente da Lui, attraverso lo Spirito santo, che trasforma il nostro cuore e lo rende simile a quello di Gesù, il Figlio amato.

La carità, quindi, come dono di Dio, ma anche frutto del desiderio di rispondere creativamente al progetto di Dio, che ci vuole capaci di dono, nella accoglienza generosa di tutti.

La carità, quindi, richiede un esercizio di continua trasformazione. Implica il progressivo passaggio dal culto smodato del proprio io, all’apertura generosa verso gli altri; la rinuncia alla chiusura narcisistica su di sé e sui propri desideri mondani e la scelta di vita fondata sulla solidarietà e sul dono di sé nel servizio ai fratelli, come quella di Gesù, nostro maestro di vita e signore. Egli ha vinto in noi l’uomo vecchio, avido e possessivo, e sviluppa continuamente in noi la vita nuova generata dal Battesimo.

I Santi, e tra questi don Guanella, si sono specchiati nel testo appena proclamato nella lettera ai Corinti sulla carità, la via maestra dell’esistenza cristiana e l’hanno attualizzata nella loro vita.

La carità, ci ricorda S. Paolo, è paziente, giunge ad amare l’altro fino a soffrire con lui, condividendo dal di dentro le sue fatiche e le sue sventure. Sa accettare per amore gli altri nelle loro reazioni, anche se inopportune.

La carità è benigna: sa riconoscere il bene ovunque provenga e da chiunque, reagisce con benevolenza, incarnata in gesti concreti, senza giudicare impietosamente, o escludere gli altri diversi da sé.

Non è invidiosa la carità, sottolinea ancora la Parola di Dio. E’ l’invito a gioire del bene degli altri, del servizio che essi svolgono, a riconoscere la bellezza e la preziosità dei doni che gli altri posseggono, ma anche del ruolo che essi ricoprono, nella società e nella Chiesa.

La carità non si vanta perché tutto ci è stato donato: ciò che siamo e ciò che possediamo non è nostro merito e va restituito in azione di grazie. Conoscere il Bene Sommo, riconoscerne i benefici e restituirli al Bene Sommo mediante la lode: conoscere, riconoscere, restituire sono i tre verbi che marcano il ritmo del discepolo di Gesù.

Abbiamo ascoltato, poi, che la carità non si gonfia. Chi coltiva il dono della carità non ama parlare continuamente di sé, come se fosse il centro del mondo. Scarta ogni motivo di fierezza, fondato sulle proprie imprese e sui doni spirituali ricevuti. Supera ogni tentativo di chiusura auto referenziale.

La carità non manca di rispetto. Il rispetto è la condizione indispensabile  per entrare in relazione positiva con chiunque. Ogni persona gode davanti a Dio di altissima dignità, in quanto è suo figlio amato e prezioso, anche se menomato nel corpo o nello spirito.

La carità, poi, non cerca il suo interesse, ossia non agisce con doppiezza e non organizza ogni sotterfugio per conseguire ciò che internamente ambisce, anche se non lo esprime all’esterno.

La carità non si adira. E’ un invito esplicito a non riversare sugli altri la propria aggressività. Il discepolo di Gesù deve allenarsi a dimenticare il male ricevuto e a non rinfacciarlo continuamente, ferendo la sensibilità altrui, sapendo che solo la fraternità vince ogni ostilità.

La carità non tiene conto del male ricevuto. E’ proprio l’atteggiamento di Dio che agisce in questo modo verso i peccatori. Sappiamo tutti, per esperienza diretta, che gli altri non sono mai facili, soprattutto quando urtano e contraddicono le nostre convinzioni e le nostre vite, quando minacciano o feriscono.

La carità non gode dell’ingiustizia, nemmeno quando si tratta di coloro che ci fanno del male e consideriamo nostri nemici.

Si compiace della verità: la misericordia vince il peccato, la speranza vince la paura. La carità alimenta nel credente la capacità di affrontare qualunque sfida.

Attenendosi a questo progetto di vita, don Guanella ha imparato a fare della carità la “spina dorsale” del suo impegno verso i fratelli, a imitazione di Dio, che è carità.

Anche noi possiamo specchiarci in questo brano della Parola di Dio per verificare “a che punto siamo” nel nostro impegno di manifestare, con le nostre opere, la carità di Dio, testimoniata da Cristo Gesù, suo figlio e dai suoi e nostri amici Santi.