11 settembre 2021 - Como, Cattedrale

Ordinazione diaconale

Cari fratelli che state per essere ordinati diaconi

La vostra scelta di consegnarvi per sempre al Signore e alla sua Chiesa sprigiona una ventata di gioia e ci fa sperimentare un soprassalto di freschezza e di fiducia. Dona nuova consolazione e speranza a tutto il santo popolo di Dio, in particolare ai presbiteri e ai diaconi permanenti. Cari Jacopo e Davide: vi accogliamo con gioia nel nostro presbiterio come compagni nel ministero, vi siamo vicini con simpatia, affetto e stima.

Siete qui per essere riempiti di Spirito santo, che sempre rinnova e sostiene la Chiesa con i suoi doni. Sono certo che siete pienamente consapevoli delle vostre fragilità e forse anche un po’ timorosi per gli impegni che state per assumervi: la scelta del celibato “per il regno dei cieli”, come dono che rende il vostro cuore libero e capace per grazia di manifestare l’amore divino (e non solo come legge o disciplina ecclesiale, che resterebbe esterna a voi stessi!).

Poi la dimensione della preghiera, che fa di voi dei continui grandi intercessori a favore di tutta la Chiesa, quindi, ma non ultima, anche l’obbedienza al vescovo, che è la vera “prova del nove” per verificare l’autenticità del vostro amore alla Chiesa.

Non abbiate paura: continuate solo a confidare in Dio, che vi sosterrà con la forza del sua fedeltà.

Ben diverso è l’atteggiamento di chi ripone la sua certezza nelle proprie forze e si vanta orgogliosamente delle sue sicurezze!

Vi ringrazio a nome di tutti i presenti per il vostro ardente desiderio di amare servendo il popolo di Dio, a partire dai più bisognosi di aiuto, di conforto, di speranza, come pure ringrazio tutti coloro, e sono davvero tanti, che vi hanno aiutati ad arrivare a questo giorno di grazia.

Sarete immessi nel popolo di Dio, corpo dalle molte membra e con varietà di funzioni. Voi svolgerete il vostro ministero diaconale sentendovi inseriti in piena sintonia con la grazia propria a ciascuno, operando sempre con semplicità, diligenza e gioia.

Non rinunciate al vostro entusiasmo, dal momento che non si tratta di un semplice e passeggero slancio giovanile, ma è fondato piuttosto su Dio, che rallegrerà la vostra giovinezza perenne.

Siate simili a quei servi operanti alle nozze di Cana, ai quali Maria, con audacia materna, ha domandato di fare quello che Gesù avrebbe loro chiesto.

Strumenti docili nelle mani della Chiesa, servite con generosità, con intelligenza d’amore, con coraggiosa creatività, senza tuttavia far pesare agli altri il vostro servizio, senza attendervi ringraziamenti e applausi.

L’acqua trasformata in ottimo vino a Cana di Galilea, primo evento pubblico di Gesù nel vangelo di Giovanni, è il segno che è giunto il tempo messianico. Il vino di Cana, simbolo della gioia prodotta dall’esperienza dell’amore, tipica della nuova alleanza, è quello che anche oggi il Signore regala alla sua Chiesa, sotto gli occhi stupefatti dei servi di oggi, che lo distribuiscono agli invitati alle nozze, recando loro gioia e consolazione.

Gesù usa gente semplice per compiere cose meravigliose. Vi auguro di stupirvi sempre, come i servi che avevano attinto l’acqua, per ciò che il Signore opera attraverso persone che, umanamente parlando, giudicheremmo inadatti alla causa del Regno.

Vi auguro, infine, che la vostra testimonianza, spesso nascosta agli occhi degli uomini, si trasformi in un “martirio” d’amore nel continuo dono quotidiano di voi stessi: è amore, obbedienza, filiazione, croce e gloria.