23.09.2017

Consigli Pastorali, luogo della “sinodalità”

Resoconto sintesi del Consiglio Pastorale

Il Consiglio Pastorale Diocesano si è riunito a Nuova Olonio, presso la Casa Madonna del Lavoro, sabato 23 settembre, alla presenza del vescovo Oscar. L’ordine del giorno dei lavori prevedeva una riflessione comune sui Consigli Pastorali Vicariali.

Nella sua introduzione il Vescovo ha fatto riferimento al tema della misericordia, oggetto dei recenti Orientamenti pastorali e che costituirà fondamentalmente il tema del prossimo Sinodo. «Gli Orientamenti – ha detto mons. Cantoni – contengono molte domande e poche risposte. Quelle bisognerà cercarle insieme», appunto attraverso il Sinodo. Ha ricordato anche il contributo importante di idee che lo stesso Consiglio Pastorale Diocesano ha saputo dare a suo tempo, proprio in vista dell’elaborazione degli Orientamenti pastorali.

E’ toccato poi a don Fabio Fornera, vicario episcopale per la pastorale, la loro presentazione più approfondita. Don Fabio ha messo in luce i quattro capitoli nei quali si articola il testo, con la loro fisionomia e i loro contenuti. La necessità di fare memoria, attraverso la narrazione storica, della  vicenda biografica della propria fede (primo capitolo: perché sono cristiano). L’identità del cristiano, definita dal rapporto con il Signore, non solo conosciuto, ma vissuto nell’incontro sacramentale e nella fraternità di quanti gli appartengono (secondo capitolo: chi è il cristiano). Il camminare nella fede attraverso l’ascolto della Parola apostolica, la frazione del pane, la preghiera e la comunione fraterna (terzo capitolo: come si diventa cristiani). Infine la testimonianza di servizio misericordioso che il cristiano porta al mondo, nella convinzione che il mondo non è solo il destinatario dell’annuncio, ma anche il luogo dove lo Spirito di Cristo è già da sempre all’opera (quarto capitolo: il servizio della misericordia). Venendo poi al tema dei Consigli vicariali, don Fabio ha ricordato l’importanza di condividere le finalità per le quali essi sono stati costituiti; la necessità di operare selettivamente attraverso l’individuazione di poche ma realistiche cose da fare (per esempio: individuare nel vicariato «una povertà da sostenere», «un percorso formativo da allestire», «una ministerialità da promuovere»); la necessità di una spiritualità di comunione, che si alimenta ad esempio al testo di san Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte (n. 43).

Il momento del confronto a gruppi è stato introdotto e propiziato da una ricca e profonda relazione tenuta da mons. Andrea Caelli, arciprete di Chiavenna, dal titolo «Sinodalità e organismi di partecipazione». Anche don Andrea ha sottolineato la necessità di partire da esperienze di sinodalità «piccole ma significative». Richiamandosi quindi ad approfonditi studi in materia (mons. Zanchi di Bergamo e mons. Brambilla di Novara), ha ricordato che la vera sinodalità è il ritrovarsi insieme di un popolo (comunione) in vista di una missione che ha il suo banco di prova nella «praticabilità storica» delle sue azioni: è questa praticabilità storica – «nella carne di un popolo» – che andiamo ricercando e che ci manca, e che implica la fuoriuscita dalle nicchie curiali o clericali per andare incontro all’uomo effettivo. Vera sinodalità è quella che approda a un discernimento della realtà storica che non ha tema di porsi in dimensione culturale e anche di progettualità civile e politica. Don Andrea ha poi insistito sulle «condizioni per avviare autentici processi sinodali», in particolare la consapevolezza di camminare insieme alla «comunità della famiglia di Adamo», ossia al «mondo» non in senso giovanneo, ma come teatro dell’azione del Verbo e dello Spirito. Molte notazioni di carattere pratico – su «come vivere i consigli di partecipazione»  – hanno costituito l’ultima parte della relazione: dalla necessità della preparazione, al clima di preghiera, alla verifica, alla sapiente conduzione della discussione da parte di un moderatore. Un Consiglio pastorale, in fondo, dopo l’Assemblea liturgica, è la carta di presentazione, l’immagine di una comunità cristiana. Occorre non accordare troppo spazio alle questioni tecnico-organizzative, pure necessarie, per lasciare campo di più al discernimento dei problemi e all’esplorazione della realtà. La rappresentatività è un buon criterio per la costituzione di un Consiglio, ma può diventare disfunzionale, se ad essere eletti rappresentanti sono sempre i soliti noti. Occorre allora procedere con modalità anche diverse. Soprattutto un Consiglio, in quanto organismo di comunione, deve tendere all’unanimità delle decisioni. E anche quando ci fosse disaccordo o dissenso, questo deve essere chiaramente manifestato, ma non portato al di fuori del Consiglio stesso, spargendo malessere tutt’intorno.      

 

CONCLUSIONI

    dai gruppi sono emerse queste sottolineature:

    Per quanto riguarda i criteri:

    Credere all’azione dello Spirito Santo

    Ricordare l’importanza della preparazione, nel senso di istruire un ODG preciso con l’invio di materiali per tempo per l’approfondimento, ma anche scegliere dei membri che siano consapevoli e desiderosi di sperimentare una vera comunione

    Prestare più attenzione alla realtà e al mondo che ci circonda

    Formarsi tutti sul discernimento, ricordando che si impara anche facendo

    Approfondire l’arte dell’ascolto, per cui serve “fare il vuoto” per dare spazio alle osservazioni dell’altro prima di pensare già alla propria ragione

    Rinnovare i volti, non sempre i soliti

    Trovare il modo di armonizzare i Consigli Parrocchiale, di Comunità Pastorale, Vicariale e Diocesano

    Per quanto riguarda gli obiettivi praticabili:

    Curare la preghiera e l’invocazione dello Spirito di consiglio

    Prendersi cura del momento di passaggio, passare il testimone a chi sarà nuovo incontrando e raccontando, scegliendo bene i membri dei consigli

    Creare i CPP e i CPV, che si incontrino realmente

    Preparare gli incontri con cura, offrendo prima materiale per l’approfondimento personale: un tema da discernere e non la lista ella spesa

    Giungere a obiettivi chiari, insieme (analisi della situazione, scelta di criteri e obiettivi, progettazione e realizzazione, verifica)

    Coinvolgere la comunità, perché preghi per i Consigli, perché sia comunicato ciò che si sceglie, raccontando attraverso il Settimanale o altro i passi che si fanno 

Si rimanda anche al sussidio diocesano del 2015 per i Consigli Pastorali: Il Signore è qui e cammina noi.

 

Il Consiglio Pastorale Diocesano si è riunito a Nuova Olonio, presso la Casa Madonna del Lavoro, sabato 23 settembre, alla presenza del vescovo Oscar. L’ordine del giorno dei lavori prevedeva una riflessione comune sui Consigli Pastorali Vicariali.

Nella sua introduzione il Vescovo ha fatto riferimento al tema della misericordia, oggetto dei recenti Orientamenti pastorali e che costituirà fondamentalmente il tema del prossimo Sinodo. «Gli Orientamenti – ha detto mons. Cantoni – contengono molte domande e poche risposte. Quelle bisognerà cercarle insieme», appunto attraverso il Sinodo. Ha ricordato anche il contributo importante di idee che lo stesso Consiglio Pastorale Diocesano ha saputo dare a suo tempo, proprio in vista dell’elaborazione degli Orientamenti pastorali.

E’ toccato poi a don Fabio Fornera, vicario episcopale per la pastorale, la loro presentazione più approfondita. Don Fabio ha messo in luce i quattro capitoli nei quali si articola il testo, con la loro fisionomia e i loro contenuti. La necessità di fare memoria, attraverso la narrazione storica, della  vicenda biografica della propria fede (primo capitolo: perché sono cristiano). L’identità del cristiano, definita dal rapporto con il Signore, non solo conosciuto, ma vissuto nell’incontro sacramentale e nella fraternità di quanti gli appartengono (secondo capitolo: chi è il cristiano). Il camminare nella fede attraverso l’ascolto della Parola apostolica, la frazione del pane, la preghiera e la comunione fraterna (terzo capitolo: come si diventa cristiani). Infine la testimonianza di servizio misericordioso che il cristiano porta al mondo, nella convinzione che il mondo non è solo il destinatario dell’annuncio, ma anche il luogo dove lo Spirito di Cristo è già da sempre all’opera (quarto capitolo: il servizio della misericordia). Venendo poi al tema dei Consigli vicariali, don Fabio ha ricordato l’importanza di condividere le finalità per le quali essi sono stati costituiti; la necessità di operare selettivamente attraverso l’individuazione di poche ma realistiche cose da fare (per esempio: individuare nel vicariato «una povertà da sostenere», «un percorso formativo da allestire», «una ministerialità da promuovere»); la necessità di una spiritualità di comunione, che si alimenta ad esempio al testo di san Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte (n. 43).

Il momento del confronto a gruppi è stato introdotto e propiziato da una ricca e profonda relazione tenuta da mons. Andrea Caelli, arciprete di Chiavenna, dal titolo «Sinodalità e organismi di partecipazione». Anche don Andrea ha sottolineato la necessità di partire da esperienze di sinodalità «piccole ma significative». Richiamandosi quindi ad approfonditi studi in materia (mons. Zanchi di Bergamo e mons. Brambilla di Novara), ha ricordato che la vera sinodalità è il ritrovarsi insieme di un popolo (comunione) in vista di una missione che ha il suo banco di prova nella «praticabilità storica» delle sue azioni: è questa praticabilità storica – «nella carne di un popolo» – che andiamo ricercando e che ci manca, e che implica la fuoriuscita dalle nicchie curiali o clericali per andare incontro all’uomo effettivo. Vera sinodalità è quella che approda a un discernimento della realtà storica che non ha tema di porsi in dimensione culturale e anche di progettualità civile e politica. Don Andrea ha poi insistito sulle «condizioni per avviare autentici processi sinodali», in particolare la consapevolezza di camminare insieme alla «comunità della famiglia di Adamo», ossia al «mondo» non in senso giovanneo, ma come teatro dell’azione del Verbo e dello Spirito. Molte notazioni di carattere pratico – su «come vivere i consigli di partecipazione»  – hanno costituito l’ultima parte della relazione: dalla necessità della preparazione, al clima di preghiera, alla verifica, alla sapiente conduzione della discussione da parte di un moderatore. Un Consiglio pastorale, in fondo, dopo l’Assemblea liturgica, è la carta di presentazione, l’immagine di una comunità cristiana. Occorre non accordare troppo spazio alle questioni tecnico-organizzative, pure necessarie, per lasciare campo di più al discernimento dei problemi e all’esplorazione della realtà. La rappresentatività è un buon criterio per la costituzione di un Consiglio, ma può diventare disfunzionale, se ad essere eletti rappresentanti sono sempre i soliti noti. Occorre allora procedere con modalità anche diverse. Soprattutto un Consiglio, in quanto organismo di comunione, deve tendere all’unanimità delle decisioni. E anche quando ci fosse disaccordo o dissenso, questo deve essere chiaramente manifestato, ma non portato al di fuori del Consiglio stesso, spargendo malessere tutt’intorno.      

 

CONCLUSIONI

    dai gruppi sono emerse queste sottolineature:

    Per quanto riguarda i criteri:

    Credere all’azione dello Spirito Santo

    Ricordare l’importanza della preparazione, nel senso di istruire un ODG preciso con l’invio di materiali per tempo per l’approfondimento, ma anche scegliere dei membri che siano consapevoli e desiderosi di sperimentare una vera comunione

    Prestare più attenzione alla realtà e al mondo che ci circonda

    Formarsi tutti sul discernimento, ricordando che si impara anche facendo

    Approfondire l’arte dell’ascolto, per cui serve “fare il vuoto” per dare spazio alle osservazioni dell’altro prima di pensare già alla propria ragione

    Rinnovare i volti, non sempre i soliti

    Trovare il modo di armonizzare i Consigli Parrocchiale, di Comunità Pastorale, Vicariale e Diocesano

    Per quanto riguarda gli obiettivi praticabili:

    Curare la preghiera e l’invocazione dello Spirito di consiglio

    Prendersi cura del momento di passaggio, passare il testimone a chi sarà nuovo incontrando e raccontando, scegliendo bene i membri dei consigli

    Creare i CPP e i CPV, che si incontrino realmente

    Preparare gli incontri con cura, offrendo prima materiale per l’approfondimento personale: un tema da discernere e non la lista ella spesa

    Giungere a obiettivi chiari, insieme (analisi della situazione, scelta di criteri e obiettivi, progettazione e realizzazione, verifica)

    Coinvolgere la comunità, perché preghi per i Consigli, perché sia comunicato ciò che si sceglie, raccontando attraverso il Settimanale o altro i passi che si fanno 

Si rimanda anche al sussidio diocesano del 2015 per i Consigli Pastorali: Il Signore è qui e cammina noi.