25 dicembre 2019 - Como, Cattedrale

S. Messa di Natale

Dopo la corsa, spesso frenetica, di questi giorni, accompagnati dalle proposte mondane che la società non più cristiana ci ha offerto, avvertiamo il bisogno di una sosta, di una pausa di riflessione e di silenzio, di religioso ascolto e di intimità con il Signore Gesù, che vogliamo realizzare insieme durante questa santa Eucaristia.

Il nostro animo si riempie di viva commozione e di grato stupore perché oggi prendiamo consapevolezza del cuore della vita cristiana, ossia che “il Verbo di Dio si è fatto carne e venne ad abitare tra noi”, come è stato proclamato nel prologo di Giovanni.

E’ l’annuncio antico e sempre nuovo che la Chiesa ripete, di anno in anno, di generazione in generazione. Dio padre continua a prendersi cura di noi, non solo attraverso la parola dei suoi profeti, come già un tempo, ma inviandoci lo stesso suo Figlio, venuto a condividere la nostra condizione umana.

E’ venuto tra noi come mai nessuno l’avrebbe previsto, nè avrebbe potuto pretenderlo. “Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi”. Così sottolinea papa Francesco nella sua bella lettera  “Admirabile signum” sul significato e il valore del presepe, consegnata a Greccio, luogo dove s. Francesco ideò il presepe, il primo dicembre scorso.

Dio si prende cura di ciascuno di noi perché ci ama di amore infinito, anche quando non lo avvertiamo, o nemmeno lo desideriamo.

Ci ama non perché siamo buoni o perché lo meritiamo. Ci ama gratuitamente perché Egli è buono.

Il Vangelo di Giovanni ci ricorda però che ”venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”, tuttavia “a quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. All’uomo, quindi, la tremenda responsabilità di accogliere Gesù o di respingerlo. Dio non forza mai l’uomo, rispetta fino in fondo la sua libertà.

Noi vogliamo essere tra quelli che accolgono il Signore Gesù come un fratello. Egli ci soccorre nei tempi di disorientamento, quando perdiamo la direzione della nostra vita e non sappiamo più chi siamo, per chi siamo al mondo, perché siamo nati proprio qui. La sua presenza tra noi ci conforta. Egli si è abbassato, è venuto, fratello tra fratelli, per insegnarci a vivere da veri figli di Dio e quindi da fratelli tra di noi, condividendo la sua stessa vita divina.

Contemporaneamente, vogliamo riconoscere in Gesù un amico fedele. Ci è vicino il Signore e non ci abbandona nei momenti critici, anche quando siamo noi a dimenticarlo.

E’ un amico esigente, perché, come si addice a un vero amico, sa parlarci in verità e suggerirci i criteri che ci aiutano a fare la volontà di Dio, nostro Padre, come l’ha vissuta interamente lui.

Venendo in mezzo a noi, Gesù ha realizzato anche l’antica profezia: “Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Perciò accogliamo il Signore come nostro Salvatore. Egli ci libera dal male, ci risolleva dai nostri peccati, quando noi resistiamo all’amore. Egli è venuto per guarire, per ricostruire, per riportare la nostra vita e il mondo allo splendore originario. Egli è venuto per fare nuove tutte le cose.

Riconosciamo quindi, in questo giorno santo, la splendida luce che è scesa sulla terra, destinata a cambiare il corso della storia se noi abbiamo il coraggio di credere alla forza trasformante del Vangelo, che oggi per mezzo dello Spirito, invade l’universo, a partire dai nostri cuori.