28 aprile 2019 - Como, chiesa di S. Eusebio

S. Messa per le vittime dell’attentato in Sri Lanka

Siamo un solo corpo. Quando un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui. Questo è l’ammonimento dall’ apostolo Paolo: esso è riferito al corpo ecclesiale, ma credo che si possa estendere a tutti i nostri fratelli in umanità.

Tutti insieme, cristiani e buddisti, induisti ed islamici, membri di altre religioni, esprimiamo così una profonda vicinanza e solidarietà con i nostri fratelli dello Sri Lanka, uniti nella sofferenza per il vile attacco, diretto soprattutto verso i cristiani, che è costato la morte di ben 360 vittime, il giorno di Pasqua, nella chiesa di S. Antonio a Colombo. Siamo particolarmente vicini a questa comunità di Srilankesi che si radunano periodicamente in questa chiesa, unitamente ai 150 mila cingalesi residenti nella Penisola.

Il terrorismo tenta di schiacciare attraverso la violenza e la crudeltà ogni umanità e speranza. Quando si sviluppano episodi di violenza tutta l’umanità ne è coinvolta, per cui unanime in tutto il mondo è la più ferma condanna, ma anche un coinvolgimento di tutti nel dolore, nella preghiera, nella solidarietà, per un comune sentire di fraternità che ci lega gli uni gli altri.

Certo è che i cristiani sono quelli che pagano con maggiore intensità queste espressioni disumane, non solo in Sri Lanka, ma anche in Nigeria, in Pakistan, in Egitto e in altri punti caldi della terra.

La nostra risposta non può essere quella della violenza, perché non si può rispondere al male con il male, ma è quella del Vangelo della pace e della Risurrezione.

I cristiani in Sri Lanka sono una minoranza ( il 7%), ma sono una minoranza pacifica, non irrilevante nel Paese. Essi hanno sempre cercato di essere “ponte”, un ponte di pace, un esempio di coabitazione. Ed è questo ponte che i terroristi hanno cercato di distruggere.

La luce della Pasqua illumina la vita secondo il comandamento dell’amore, che per l’effusione del sangue diventa martirio, realizzando così tra le varie confessioni religiose un “ecumenismo del sangue”.

La luce consolante della Pasqua dissipi le tenebre della paura e della tristezza. Cristo risorto vive e rimane con noi per sempre; ci viene incontro e ci dona la sua pace consolante.

Davanti alle molteplici sofferenze del mondo, il Signore non ci trovi indifferenti. Egli faccia cessare il fragore delle armi, annulli l’odio che ancora predomina il cuore di molti, e nello stesso tempo ci apra alle necessità dei fratelli e ci renda miti e compassionevoli.

Accogliamo la pace del Risorto perché diventi fonte di vita e di speranza per noi e per il mondo intero.