21 marzo 2020

Sabato della III Settimana di Quaresima

Segno di Croce

Dal libro del profeta Osea (Os 6,1-6)

«Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza. Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra».

Padre nostro

Preghiera:

O Gesù, aiutaci a diffondere la tua fragranza ovunque noi andiamo. Infondi il tuo Spirito nella nostra anima e riempila del tuo amore affinché penetri nel nostro essere in modo così completo che tutta la nostra vita possa essere soltanto fragranza e amore trasmesso tramite noi e visto in noi, e ogni anima con cui veniamo a contatto possa sentire la tua presenza nella nostra anima, e poi guardare in su e vedere non più noi, ma Gesù.

Amen.

Lettura:

“Dì a Giovanni che non si scoraggi. Che confidi nell’aiuto della Madonna che è madre di tutti noi. Che si impegni in quello che sta facendo. Noi in qualche modo riusciremo ad andare avanti, con l’aiuto e l’intercessione di Maria”.

Giovanni è il secondo figlio della signora Teresa. Ha vent’anni e si trova a Matola, vicino alla capitale del Mozambico Maputo, nel seminario comboniano. Ha deciso di diventare missionario. Si trova a circa duemila chilometri da casa.

È il mese di agosto e sua sorella Maria di quindici anni muore di colera.

Avendo saputo della morte di Maria, e trovandomi a passare vicino al villaggio dove abitava la famiglia di Giovanni, decido di passare a dare le condoglianze a mamma Teresa che è vedova da circa un anno. Il marito Dinis infatti era morto in ottobre dell’anno anteriore, poco prima che Giovanni entrasse in seminario.

A casa rimangono ora, oltre al figlio maggiore, altri quattro figli piccoli.

Chiedo a mamma Teresa cosa devo dire al figlio Giovanni quando lo troverò nel seminario di Matola. La risposta è quella che ho trascritto all’inizio.

Parole simili a quelle delle nostre sante mamme che tante volte ho ascoltato, espressione di una grande fiducia in Dio e di una lunga e assodata tradizione cristiana ereditata.

Tante volte in questi anni di vita missionaria ho ripensato a quell’incontro arrivando sempre alla medesima conclusione: se in Mozambico, continueranno ad esserci mamme come quella di Giovanni, la fede in Gesù Cristo diventerà sempre più sicura e forte tra questa gente.

Oggi mamma Teresa continua a portare avanti la sua vita a Mocuba. Vive in una piccola casa col tetto di lamiere, vicino alla casa del figlio maggiore. Giovanni è sacerdote missionario comboniano e da nove anni si trova in Sudan ad annunciare il Vangelo. La mamma continua a partecipare attivamente alla vita della comunità cristiana del quartiere di Mocuba dove vive.

Con la preghiera segue il lavoro missionario del figlio Giovanni che ogni tre anni viene a farle visita.

Ricordo che quando Giovanni aveva deciso di entrare in seminario, io ero molto preoccupato per la situazione di estrema miseria in cui viveva la famiglia. Era miseria vera, non la povertà dignitosa in cui vivevamo noi 50 anni fa in Italia, ma l’aiuto e l’intercessione della Madonna non sono mancati.

Padre Giorgio Giboli

Missionario comboniano di Piantedo in Mozambico