1 novembre 2019 - Como, Cattedrale

Solennità di Tutti i Santi

Oggi celebriamo con gioia la festa dei Santi, ossia i tanti amici di Dio, figli e figlie, conosciuti o sconosciuti, disseminati lungo tutte le epoche della storia, fino ai nostri contemporanei, che in paradiso, partecipando intensamente alla vita divina, godono una grande intimità con Dio padre. Essi manifestano pure una profonda amicizia con Cristo, loro maestro e signore, e nello stesso tempo si rallegrano della  dolce compagnia dello Spirito Santo, che li ha resi capaci, nello svolgersi di un arco di tempo, fatto di tappe e di paziente gradualità, ad amare come ama il Figlio di Dio.

I Santi gustano la gioia di essere figli nel Figlio Gesù, e nello stesso tempo sperimentano la consolazione di essere fratelli di una moltitudine immensa.

Pur provenendo da ogni popolo, nazione e lingua, i Santi si comprendono tra loro perché usano la medesima lingua, quella dell’amore, che è universale, anche se i modi attraverso cui hanno espresso l’amore lungo la loro esistenza terrena sono stati molto differenti. Mentre il peccato divide e separa gli uni dagli altri, l’amore, invece, unisce i diversi, così da far salire a Dio un unico canto di lode.

“Amen, lode, gloria, sapienza, azione di grazia, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli“, acclamano i Santi.

Questo perenne canto di paradiso diventa contemporaneamente anche espressione della lode del popolo di Dio, ancora pellegrino sulla terra. E’ la vita cominciata quaggiù sulla terra che si unisce alle invocazioni della Chiesa di lassù, dove gli angeli e i santi non cessano di lodare Dio.

La lode è la preghiera più completa, che può risuonare in ogni momento, perché qualunque cosa succeda, tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, tutto rientra nel misterioso disegno della sua Provvidenza, che guida con sapienza e amore la nostra storia.

La santità è dono gratuito di Dio, che plasma il cuore dei discepoli di Gesù, mediante l’azione santificante dello Spirito santo.

Questo primato di Dio chiama in causa ogni cristiano, che è puntualmente chiamato a corrispondere. È il gioco della libertà personale, che deve assumersi la tremenda responsabilità di aderire o meno allo Spirito Santo, di seguire le sue ispirazioni e non soffocare la sua voce interiore.

Lo Spirito Santo, infatti, può operare efficacemente in noi solo se lo desideriamo, se accettiamo di corrispondere liberamente e  volentieri alla grazia di Dio, che si manifesta dentro le comuni situazioni della nostra vita, là dove possiamo incarnare lo spirito delle Beatitudini evangeliche. “In nessun modo le Beatitudini sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio” (GE 65).

Dio non ci chiede azioni straordinarie, non si attende da noi manifestazioni spettacolari.

Noi ci santifichiamo mentre portiamo a compimento la nostra umanità, redenta dal Signore Gesù, se vivifichiamo quell’uomo interiore, frutto della grazia del Battesimo, che agisce e si sviluppa in noi se glielo permettiamo.

Lo Spirito santo, che è colui che ci santifica, ci libera da tutto ciò che ci impedisce di crescere nel bene e promuove quel progetto che Dio ha pensato proprio per noi da tutta l’eternità.

Farci santi significa vivere con amore e offrire ogni giorno la nostra testimonianza là dove ci troviamo, anche mediante piccoli gesti, semplici e umili, tutti colmi però di una straordinaria forza d’amore. Gli altri riconosceranno gli effetti della presenza in noi dello Spirito Santo se avremo saputo offrire una testimonianza d’amore tale da generare attorno a noi uno spazio di umanità riconciliata, tale da creare un clima di pacificante serenità e un ambiente in cui si respira una vera concordia e una piena unità. Da questo ambiente di fraternità, vera (e non fittizia), gli uomini del nostro tempo potranno constatare in che cosa consiste la vita nuova generata dallo Spirito.