26 marzo 2018 - Da Ponte Chiasso a Maslianico

Via Crucis dei giovani

  1. Abbiamo percorso la via crucis del Signore, ma essa è anche quella dei discepoli. Gesù ci ha dato l’esempio perché facciamo quello che ha fatto lui, perché diventiamo come lui. La condizione è però che diventiamo miti e umili di cuore, partecipiamo ai suoi stessi sentimenti. Diversamente resteremo gli uomini del calcolo, del “mi conviene, non mi conviene”, mi fa comodo, non mi fa comodo; mi torna qualche vantaggio o no.
  2. Lungo la via crucis abbiamo fatto memoria dei tanti discepoli che si sono identificati con Gesù, hanno trovato in lui il significato della loro esistenza e non si sono voltati indietro di fronte alle difficoltà, alle fatiche, alle prove, alle sofferenze, fino al martirio (estremo don di sé, massima identificazione con Gesù).
  3. Abbiamo ancora viva la memoria di don Renzo Beretta, un prete dei nostri, morto martire (20 gennaio 1999), un esempio tipico di chi ama con gratuità, semplicemente, senza la pretesa di essere riamato; un modello del discepolo di Cristo che sa affrontare anche l’ingratitudine di coloro ai quali egli ha fatto del bene. Non è stato un discepolo che ha pianto su se stesso, alla ricerca di consenso, di approvazioni e di lodi. Il suo motto era: amare perché già abbondantemente ricompensato dall’amore del Amare tutti, anche i nemici.
  4. Il martirio accompagna tutta la storia della Chiesa. È una Chiesa di martiri anche oggi, nel mondo. Nel decennio 1980/89 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Negli anni 1990/2000: 604 missionari uccisi. Negli anni 2001/2016 gli operatori pastorali uccisi sono stati 393. Nell’anno 2017: 23 (13 sacerdoti; 1 religioso; 1 religiosa; 8 laici). Anche quest’anno sono stati uccisi in odio della fede missionari, sacerdoti, vescovi, laici e laiche, sotto lo sguardo inerme del mondo. L’indifferenza è la grande malattia dell’uomo, la non curanza di che cosa succede fuori dei muri di casa nostra. Molto spesso, però, la persecuzione è anche dentro le mura domestiche e forse qualcuno di voi la sperimenta, quando gli viene detto: “ma perché fare il prete: non è redditizio! Non buttare via la tua vita, godila fin che puoi e pensa ai tuoi interessi. Ma perché impegnarsi nel volontariato? non perdere tempo! Non sciuparlo!”
  5. Gesù, dall’alto della croce grida: “Ho sete!”. Non è solo una sete fisica. Gesù ha sete di te, del tuo amore, per poter saziare la sete dei fratelli. Essi hanno sete di verità, di bontà, di giustizia, di verità, di bellezza. Gesù ha sete di donare agli uomini la gioia del suo Vangelo attraverso di noi, testimoni viventi di Lui, del suo amore ardente, perché ogni uomo sia salvato dalle tenebre dell’errore e non sia risucchiato dalla cultura della morte che ha invaso la nostra civiltà
  6. Per questo, Gesù dall’alto della croce, “emisit Spiritum” dona lo Spirito Santo, che è Spirito vivificante, che fa nuove tutte le cose, che genera nuove creazioni, che sostiene chi fa il bene e opera per la pace e per la giustizia, che dona la forza di perdonare, di ricominciare, di sognare, di partecipare alla nuova primavera della Chiesa.
  7. Preghiera di un deportato ebreo prima della sua morte (testo ritrovato da un soldato americano al momento della liberazione di un campo di concentramento, scritto su un foglio di carta d’imballaggio)

Signore, ricordati!
Signore, quando tu ritornerai nella gloria, non ricordarti solamente degli uomini di buona volontà.
Ricordati ugualmente degli  uomini di cattiva volontà.
Ma allora non ricordarti delle loro sevizie, delle loro violenze, ricordati piuttosto dei frutti che noi ne abbiamo riportato da quello che essi ci hanno fatto.
Ricordati della pazienza degli uni, del coraggio degli altri, dell’umiltà, della grandezza d’animo, della fedeltà che essi hanno risvegliato in noi.
E fa’, o  Signore, che quei frutti che noi ne abbiamo ricavato, siano, un giorno, la loro redenzione.