Il Pellegrinaggio diocesano dei giovani alla Madonna del Soccorso, guidato dal Vescovo Oscar card. Cantoni, si è tenuto sabato 25 aprile 2026, alla viglia della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Di seguito le parole che il Vescovo Oscar ha rivolto ai giovani presenti:
- Ho avuto già modo di commentare il brano della chiamata di Francesco da parte del Crocifisso la sera della Via crucis dei giovani, il lunedì santo scorso, a Como, nella basilica del Crocifisso. Lì è stato proclamato il racconto dell’episodio in cui avviene il sorprendente incontro di Francesco con il Crocifisso (di s. Damiano), che ora si trova nella chiesa di s. Chiara ad Assisi.
Il Crocifisso è molto chiaro nella sua richiesta: “FRANCESCO, NON VEDI CHE LA MIA CASA STA CROLLANDO? VA’, DUNQUE, A RESTAURARLA PER ME”. Ognuno riferisca a sé stesso queste parole del Crocifisso e si senta interpellato personalmente.
Ricordiamo la subitanea risposta di Francesco, riferita dai Fioretti: “LO FARÒ VOLENTIERI, SIGNORE!”. Questa immediata risposta di Francesco al Signore impegna a nostra volta anche noi, tante volte così titubanti e incerti nel rispondere alla chiamata del Signore. Certe scelte non possono essere differite: si elaborano pazientemente nel tempo, ma poi viene il momento di rispondere: “Lo farò volentieri, o Signore!”.
- Sappiamo dai biografi di Francesco che questo dialogo con il Crocifisso fa parte della tappa della sua conversione, assieme all’incontro con un lebbroso: due eventi che hanno prodotto un vero e proprio cambiamento di orizzonte di Francesco. I lebbrosi sono stati la prima porta attraverso cui il Signore si è fatto sentire nel cuore stesso di Francesco. Ha incominciato a servire i lebbrosi, venendone conquistato. La grazia rovesciò il suo modo di essere, facendo di Francesco un uomo nuovo. La misericordia usata verso i lebbrosi fu l’ambiente vitale della sua conversione.
Poi Francesco ha avuto una seconda occasione per convertirsi: l’appello del Crocifisso è stato per Francesco un chiaro invito all’azione. Egli dapprima ha preso troppo alla lettera ciò che il Crocifisso gli aveva chiesto e si è dato da fare per ricostruire materialmente la chiesa, poi in seguito ha capito che non si trattava di ricostruire la chiesa di s. Damiano. Occorreva che riparasse la Chiesa stessa, come apparirà nel famoso sogno in cui Innocenzo III vede Francesco reggere con la sua spalla la cadente Basilica del Laterano. La prima chiesa da ricostruire era la casa del suo cuore, che gli ha permesso poi di diventare tessitore di fraternità e di pace.
Da qui comprendiamo come per giungere a definire la propria vocazione c’è bisogno di una lenta evoluzione. Il Signore ci matura progressivamente, di tappa in tappa, se abbiamo la pazienza e l’umiltà di percepire ciò che Egli vuol dirci, confrontandoci con persone che ci possono aiutare, valutando i segni che il Signore non manca di farci arrivare, giorno per giorno, per giungere poi a una libera scelta, ben motivata e del tutto personale, non dettata da suggeritori esterni.
- Il Signore si rivolge oggi proprio a ciascuno di voi, che avete accettato di venire qui. Siete persone in costruzione, che vi interrogate sul vostro posto nel mondo e nella Chiesa. Persone disposte a coinvolgervi per il bene comune, per il bene della Chiesa, che amate, che servite e che si attende tanto da voi.
A te personalmente, che mi stai ascoltando, il Signore, attraverso di me, dice: “Vedi che la mia casa sta crollando?”
È un invito rivolto a te, uomo o donna che sei qui e mi ascolti. Come se dicesse: Renditi conto della situazione che la Chiesa oggi sta vivendo e aiutala a essere sempre più quella “casa di famiglia” che è chiamata ad essere, perché tutti si sentano, proprio dentro questo vero e intenso clima di famiglia unita, che anche tu puoi contribuire a realizzare, un popolo che è attratto dall’amore di Dio e sia aiutato a sentirsi ricolmato di quella pienezza di spirito a cui ciascun essere vivente aspira.
Aiuta la tua Chiesa ad aiutare tutti quelli che si avvicinano ad essa a comprendere che il Signore ci rialza sempre da ogni caduta, in ogni nostra sofferenza ci conforta, nella nostra missione, anche se impegnativa, ci incoraggia.
- Vi è stato riferito che in questo cambiamento d’epoca la Chiesa è diventata piccola: ma questo non è un male, come spesso invece si pensa! Meno gente oggi frequenta la Chiesa e nelle celebrazioni sono assenti persone che magari un tempo venivano per abitudine, solo per soddisfare una legge, ma con poca convinzione.
Occorre fare in modo poi che alle celebrazioni eucaristiche domenicali possano parteciparvi anche i giovani, che spesso trovano nella celebrazione una noia.
Tocca a te, a voi, insieme con il popolo di Dio, partecipare alle celebrazioni con un certo stile, con un linguaggio adatto all’oggi, non proponendo gesti ormai obsoleti, piuttosto con segni significativi e comprensibili alla mentalità di oggi, così che i giovani siano maggiormente coinvolti e possano insieme rendere grazie a Dio.
Un’ altra obiezione che sentiamo è questa: in questo nostro tempo la Chiesa ha perso l’importanza che una volta le si attribuiva. Essa non esercita un potere politico, ha rinunciato alla sua influenza, è diventata insignificante. Non le resta oggi che la sola forza attrattiva del Vangelo, che è però l’unica ragione della sua esistenza nel mondo. Sì, essa confida solo nella forza attrattiva e dinamica del Vangelo.
In Europa, poi, si registra un forte secolarismo. La voce della Chiesa è diventata flebile. Molti vivono come se Dio non esistesse e trascorrono la vita nella indifferenza.
Tutto questo è vero, ma oggi più che mai, nel nostro Occidente secolarizzato, tra tanto vuoto, si registra insieme una ricerca appassionata di verità, di bontà, di pace, di fraternità, di pienezza. La gente invoca un supplemento d’anima. È quello di cui oggi c’è enormemente bisogno. Non si sottolinea abbastanza questa realtà, che ci rassicura, ma anche che ci impegna fortemente. E allora nasce una domanda: come non deludere le attese di quanti vogliono ricominciare a credere o vogliono accostarsi per la prima volta alla nostra Chiesa? Che cosa sappiamo offrire loro, che serva veramente a colmare la loro fame e sete di Dio? Come accompagnarli nella loro ricerca di Dio, nella loro domanda di senso? Con quale forza profetica ci presentiamo?
La gente, nel nostro vecchio continente europeo, è stufa di tante promesse di felicità che non soddisfano e deludono, che generano solo un vuoto d’anima. Sono numerose le persone che sperimentano un forte individualismo che non soddisfa. Il male del nostro tempo è la solitudine, che genera emarginazione, mentre l’uomo è fatto per stare insieme, per la comunione, a immagine del suo Creatore, mentre ci impegniamo ad avvicinarci agli altri nel loro dolore, non dall’alto in basso, bensì da pari a pari, condividendo noi stessi la loro stessa condizione.
Non dimentichiamo che molti giovani, che già non si fanno troppe illusioni sul loro futuro, vivono un profondo disagio esistenziale, cercano tuttavia alternative perché attratti da un sentimento di pienezza, frutto di un bisogno grande di pace, di verità, di vicinanza, di solidarietà. Toccano con mano la verità di questa espressione di S. Agostino: “il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.
Ho incontrato, anche tra noi, gruppi di giovani che vogliono sperimentare come vivere in fraternità, amici che desiderano impegnare la vita a servizio degli altri, soprattutto dei poveri, attraverso il volontariato, nelle sue varie forme, mentre cresce in molti il desiderio di pace e di comunione tra le persone e tra le nazioni. Gli insegnamenti di papa Leone sono un punto di sicuro riferimento. Egli è l’unico al mondo che incoraggia a sperare in un mondo migliore, che ripete che la pace è possibile mediante il dialogo e non attraverso le armi, nel rispetto del diritto internazionale.
Ho conosciuto poi anche giovani che cercano “oasi di pace”, che hanno imparato a gustare il silenzio, che desiderano un confronto con certe persone adulte di cui si fidano, solo perché testimoni del Vangelo con fatti di vita, giovani che vogliono imparare a pregare per rapportarsi con Dio e nello stesso tempo desiderano servire i fratelli con lo stesso cuore di Dio.
- È importante rendersi conto che oggi la Chiesa, ossia la comunità cristiana di cui fate parte, proprio da voi giovani vuole essere aiutata a trovare le modalità più giuste, i linguaggi più consoni alla sensibilità del nostro tempo, per aiutare le persone tutte a ritrovare il centro, ossia a scoprire dove si trova la sorgente della felicità, della pace, della fraternità, del rispetto delle persone, come della difesa della nostra madre terra.
Restaurare la Chiesa non significa costruirla da capo, dopo averla buttata giù. Non basta criticare. Si tratta di sentirsi coinvolti a costruire “non una nuova Chiesa, ma una Chiesa nuova”. È come se il Signore dicesse a ciascuno di voi: “Mi presti il tuo cuore, le tue mani, i tuoi piedi, la tua creatività, il tuo desiderio di amare nel riportare a bellezza la mia opera?
Qui c’è urgente bisogno di ciascuno di voi, delle vostre competenze professionali, del vostro tempo, ma anche dei vostri sogni, del vostro entusiasmo, del vostro amore. C’è bisogno del vostro cuore da donare a chi non è amato, a chi non è amabile, a chi si sente solo e non si accetta nella sua fragilità. Il Crocifisso risorto si è fatto debole per condividere la nostra vita, la nostra solitudine, la nostra morte. Egli ha preso tutto questo su di sé e l’ha portato fin nella notte più oscura. Solo facendosi una cosa sola con noi ci ha redento.
Intanto scoprite il vostro posto nella comunità cristiana, la vostra personale vocazione. Domandatevi a che cosa il Signore vi chiama: una vita da spendere in famiglia, nel matrimonio cristiano, ma non scorrete facilmente via al pensiero di domandarvi anche cosa può dire a voi la vita consacrata, nelle sue varie forme, la via del sacerdozio ministeriale, come animatori di comunità cristiane, oppure la vita missionaria perché la vostra vita diventi rivelazione della sua Vita.
Nello stesso tempo, sentitevi amati e perciò chiamati a dare una mano perché la Chiesa diventi sempre più via di salvezza, una famiglia dove ci si sente accolti dal Signore e da chi ne fa parte, tanto attesi, perdonati, rimessi in piedi per camminare sullo stile del vangelo, che è via di felicità.
- Abbiamo bisogno di scoprire come parlare al cuore degli uomini di oggi, come intercettare missionariamente i vostri coetanei (quelli che certamente non vengono al Soccorso come voi!), ma che essi pure hanno fame e sete di gioia, di felicità, di comunione e di pienezza. Hanno bisogno di Gesù Cristo, l’uomo Dio, pienezza dell’umano, di cui voi stessi state facendo esperienza in questi anni di formazione alla vita.
Mi permetto di porvi una domanda personale, un po’ intrigante: “Hai mai avuto il coraggio di parlare di Gesù ai tuoi coetanei, ai tuoi compagni di scuola? Hai mai raccontato ciò che fa il Signore con te, con il gruppo di amici che frequenti, quale gioia ti/vi mette nel cuore?
Parlare al cuore è opera divina: solo lo Spirito Santo lo può fare. Tu parli all’esterno, Lui, invece, parla all’interno del cuore degli uomini, è il nostro Maestro interiore! Tu racconti di te e del tuo cammino di fede. Lo Spirito Santo parla al cuore degli uomini, agisce in modo privilegiato, ossia lo smuove, convince, rassicura, dona la forza di uscire dal buio, che rende pessimisti. È lo Spirito Santo che scatena la gioia. Provare per credere!
- Ci sono attorno a noi tanti segni di rinascita della fede cristiana, ed è bene che lo sappiate avvertire. Esiste una gran voglia di credere e di sperare.
La vicina Francia registra quest’anno 2026 un aumento esponenziale record di battesimi tra adulti e adolescenti, superando la soglia dei 20. 000. Si tratta di giovani tra i 18 e i 25 anni. Un fenomeno inatteso, che sorprende i benpensanti, sempre critici o scettici. Stiamo assistendo a un risveglio spirituale spontaneo in un paese che è stato per decenni la capitale della secolarizzazione europea. Oltre la metà dei nuovi battezzati provengono da famiglie cristiane, il 6 % da altre religioni, il 18% si dichiara senza religione, espressione di una libera ricerca di senso, di una sete di interiorità. Il vescovo di Lione ha ricevuto 500 lettere di lionesi che chiedono il Battesimo. “le lettere rivelano la sensazione di qualcosa che manca, di un vuoto interiore “. Il Battesimo non è un punto di arrivo, invece, è un promettente inizio, come sapete, ma quanta strada è necessaria per diventare discepoli di Cristo.
Cari amici: come sapete, sto per concludere, tra alcuni mesi, il mio mandato come vostro vescovo.
Forse questa è l’ultima volta che parlo a voi giovani, tutti insieme.
Cosa posso lasciarvi come raccomandazione finale?
Io ho cercato con tutte le mie forze di esservi un padre che ama e che serve. Non mi sono mai tirato indietro. Pregherò sempre per voi e vi ricorderò tutti con affetto di padre e di pastore.
Ora però tocca a voi: non deludete le attese di Dio! Aprite le frontiere della solidarietà al di là dei soli affetti familiari. Imparate a riconoscere i molteplici frutti della Pasqua intorno a voi. Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo: la vostra vita fiorirà, discreta, ma luminosa, fragile, ma capace di incendiare il mondo. E da ultimo, amate questa nostra santa Chiesa di Como, una Chiesa martire, testimone da secoli delle meraviglie dello Spirito che Egli ha compiuto attraverso la santità di tanti suoi figli e figlie, tra cui la beata suor Laura Mainetti, don Renzo Beretta, Giulio Rocca e il nostro amato don Roberto Malgesini, di cui stiamo per iniziare il processo di beatificazione diocesano. A tutti, buona strada!
Oscar card. Cantoni

