Pellegrinaggio a Lourdes dal 18 al 21 maggio 2026

Lasciamoci raggiungere dallo sguardo materno di Maria

Le omelie del Vescovo a Lourdes

  • Lunedì 18 maggio – Basilica dell’Immacolata

 Con questa Eucaristia diamo inizio al nostro pellegrinaggio pregando insieme innanzitutto per la nostra amata Chiesa di Como. Noi siamo qui quali rappresentanti di tutti: delle nostre parrocchie, dei vicariati, dei gruppi, delle associazioni e movimenti, sparsi nella nostra vasta diocesi.

È un dono e un privilegio per noi tutti noi essere qui a Lourdes con fratelli e sorelle provenienti da ogni parte della Diocesi, assieme ai nostri sacerdoti e con me. Noi pastori abbiamo il compito e la responsabilità di tenere insieme le diverse realtà, evitando che si costruiscano muri, ma piuttosto nel tentativo di costruire ponti, ossia di tessere legami di fraternità durevoli e sinceri, tenendo presenti anche le persone che fanno fatica a relazionarsi con noi, che rischiano di isolarsi e di non creare comunione.

Questa è la Chiesa per la quale preghiamo e a cui aspiriamo, e che tentiamo umilmente di costruire, giorno per giorno, come ci raccomanda papa Leone: “Una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare. Questa la Chiesa di cui il mondo oggi ha bisogno”

A nome di tutti, quindi, ci presentiamo al Signore invocando Maria perché compia il miracolo dell’unità dei cuori, nel pieno rispetto e nell’accettazione sincera dell’altro, tanto diverso da noi.

Riconoscendoci peccatori, sentiamo il peso e la fatica delle nostre divisioni,  delle nostre reazioni violente di pensieri e di parole, di quando preferiamo camminare da soli, piuttosto che sentirci un unico corpo, in piena solidarietà. Avvertiamo le difficoltà di accettare gli altri nella loro originalità e non riconosciamo le inevitabili differenze, perché vorremmo che tutti lo pensassero come noi o reagissero secondo i nostri schemi o categorie mentali.

Le malattie che qui a Lourdes presentiamo con umiltà al Signore perché le guarisca, non sono solo quelle fisiche, ma anche e soprattutto quelle spirituali, causate dai nostri peccati, dal nostro orgoglio, dalla incapacità di correzione fraterna sincera e leale, dai nostri giudizi meschini e poco misericordiosi, dalla incapacità di allargare gli orizzonti e aprirci alle novità che lo Spirito santo ci sta dischiudendo.

Sono giorni, questi, di conversione del cuore, dono che chiediamo ardentemente al Signore per mezzo di Maria, nostra madre, alla quale ricorriamo, perché ci ottenga la salute del corpo e dello spirito, la capacità di osare nuovi cammini per annunciare Cristo, secondo le situazioni nuove in cui la società attuale vive. Siamo invitati ad aiutarci a vicenda a respirare profondamente lo Spirito Santo che ci fa ringiovanire e vivere.

Chiediamo il coraggio di avanzare insieme perché il mondo è assetato di Dio e ha bisogno dei cristiani perché soccorriamo con la nostra presenza attiva e responsabile la  fame di quanti cercano affannosamente la verità e l’amore. Sì, il mondo, a differenza di quanto crediamo, è affamato di pace, di relazioni vere, di scelte che facilitano una vita serena e non conflittuale, di solidarietà fraterna, basata sulla certezza di essere una sola famiglia di figli di Dio.

Non possiamo voltarci dall’altra parte come se non ci riguardasse. Il compito della evangelizzazione è dovere di tutti i battezzati. Non possiamo dimenticare le fatiche concrete delle famiglie, le solitudini, le povertà relazionali, le ferite, le domande spirituali e le resistenze presenti nelle nostre comunità. Il Signore ci domanda di diventare più creativi, audaci, capaci di nuove iniziative, che possano interessare le diverse categorie di persone, anche quelli che sono lontani dalle nostre parrocchie. Sono essi, i lontani, che le sentono distanti dalla loro sensibilità e poco attraenti, estranee ai loro linguaggi e alle loro attese, distanti dalla vita concreta. Sono molte le persone che auspicano che le nostre comunità  diventino vive, vicine e accoglienti agli uomini e alle donne di oggi. Al contrario voglio citarvi una consolante espressione riferita sabato scorso ai membri del consiglio pastorale diocesano, che dice così: “ciò che siamo chiamati a fare oggi non è tanto parlare di Cristo, ma far sì che egli viva in noi, in modo che la gente possa trovarlo, sentendolo vivo in noi”.

 

  • Martedì 19 maggio – Grotta delle Apparizioni

Abbiamo ascoltato più volte l’episodio del primo segno di Gesù nel Vangelo di Giovanni.

Oggi vi invito a osservare cosa fa Maria, con quale sguardo è la partecipa alla situazione imbarazzante “essendo venuto a mancare il vino“. È uno sguardo d’amore e di compassione, di bontà e di tenerezza. È lo stesso sguardo con cui è la segue ciascuno di noi: a compassione delle nostre infermità, con tutte le sfaccettature con cui esse si declinano.

Maria è la prima dei convitati ad accorgersi della situazione perché ha la capacità del colpo d’occhio. Il suo è uno sguardo vigile e attento: è la premura della mamma che si accorge delle necessità dei figli. Non vuole che gli sposi si sentano umiliati e sminuiti. Maria manifesta una premura di Madre anche nei nostri confronti. Non ci rinfaccia nulla, come invece facciamo facilmente noi più portati alla critica nei confronti dei fratelli che sono in difficoltà, che nell’accoglierli benevolmente. Osserviamo poi con quale sguardo Maria si rivolge al suo figlio Gesù, nel quale profondamente confida. È uno sguardo umile e fiducioso. Ella sa che Gesù può intervenire a favore di questi sposi perché Gesù è venuto tra noi a cercare e a salvare ciò che era perduto. Maria si rivolge a Gesù con una semplice constatazione: “non hanno più vino“, esclama! È il vino della gioia e della festa, di cui ogni uomo non può fare a meno. Maria interpreta e offre a Gesù i nostri stati d’animo, si rivolge a lui il nostro favore piena di fiducia. Ci affida alla sua iniziativa: “fate ciò che vi dirà”.

Davanti a Gesù, Maria si rivolge con uno sguardo supplice, a tal punto da chiedere subito ai servi di ascoltare la parola del Signore .

Anche a noi Maria, in questi giorni, si rivolge per riscoprire quella parola di Gesù che ci deve mettere in cammino, un invito unico e speciale per fare quello che Dio si attende da ciascuno di noi in questa stagione speciale della nostra vita.

Vedendo poi il miracolo di Gesù che ha trasformato l’acqua in vino buono, lo sguardo di Maria verso Gesù manifesta la sua gratitudine. È la fede di Maria che ha ottenuto da Gesù questo intervento di salvezza, attraverso cui Gesù dice che in lui sono iniziati i tempi messianici. I discepoli di Gesù cominciarono a credere in lui proprio perché hanno visto compiere questo segno, cominceranno a fidarsi di lui e a confidare nella potenza del suo amore.

Lasciamoci anche noi raggiungere dallo sguardo materno di Maria, chiediamo che ella parli di noi a suo figlio, ora che viene sulla mensa eucaristica.

 

  • Mercoledì 20 maggio – S. Messa internazionale, Basilica San Pio X

Ascoltare qui Lourdes, in questa  terra benedetta, visitata dalla vergine Maria, la narrazione del vangelo appena proclamato, acquista una risonanza interiore del tutto particolare.
Seguendo il tema che il santuario propone per quest’anno, “Maria, piena di grazia,” “comblee de grace, le Seigneur est avec toi“, emerge con particolare evidenza l’iniziativa sovrana di Dio, che ha colmato di grazia la persona di Maria, la giovane fanciulla di Nazareth, concepita senza peccato.
Viene così sottolineato il primato della grazia. È Dio, che per mezzo del suo messaggero, prende l’iniziativa ed entra nella vita di Maria perché ella possa corrispondere in totale fiducia al suo disegno di salvezza.

Maria è umanamente sorpresa davanti all’annuncio dell’angelo e vuole rendersi conto personalmente di questo misterioso, sorprendente progetto: divenire madre del Signore. Tuttavia, essendo Maria piena di grazia, pur non conoscendo i particolari dell’azione divina, si sente pienamente coinvolta, per corrispondere in piena libertà e consapevolezza, e quindi con totale coinvolgimento personale alla proposta dell’angelo.

Così Maria diventa per noi guida e modello della nostra fede. Ci aiuta, come nostra madre e sorella, a corrispondere all’agire di Dio in noi con piena fiducia e in totale disponibilità al suo volere.
Anche noi, attraverso la grazia del Battesimo, siamo chiamati a corrispondere al disegno divino che Dio ci propone, attraverso i doni ricevuti e le situazioni storiche che attraversiamo, in ogni periodo della nostra vita.

Rinnoviamo quindi la nostra piena e totale  fiducia in Dio, non facendo certo affidamento alle sole nostre forze, ma nella consolante certezza che Egli è con noi, cammina con noi, nelle circostanze comuni della nostra vita. Ci dona il suo Spirito perché accogliamo volentieri, nella gioia, la sua volontà, che si propone spesso nei modi e nei tempi da noi non previsti, per contribuire con il nostro “eccomi”, dato in piena libertà e consapevolezza, ad essere nel mondo, segno visibile della sua misericordia, a vantaggio di tutti.

 

  • Giovedì 21 maggio – Cappella S. Paolo VI

Attraverso i santi, noi riscopriamo l’agire di Dio, tanto diverso dal modo di agire e di valutare di noi esseri umani. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri”.

Come nostro rappresentante, noi avremmo preferito una persona molto diversa da Bernadette, magari ricca, sapiente, e dotata. Dio sceglie ciò che il mondo rifiuta e giudica stoltezza per confondere i sapienti e i superbi.

Nelle apparizioni dei piccoli: non solo Bernadette, pensate anche ai tre pastorelli di Fatima o ai due ragazzi della Salette, per stare sul territorio francese! I bambini sono semplici, immediati, riflettono con semplicità ciò che vedono.

Bernadette non ha frequentato una Pontificio università teologica, era una Piccola che non sapeva nemmeno leggere, ma che il Signore ha dotato della sapienza del cuore: una fede, un amore così profondo da essere una cosa sola con Dio.

I santi si sentono strumenti docili di Dio, non si esaltano per ciò che Dio compie il loro, si lasciano guidare dallo spirito Santo. Bernadette non cercavano notorietà, e cresciuta attraverso le umiliazioni, la povertà, la debolezza. È il mistero della piccolezza, proprio di coloro che sperimentano la propria povertà e confidano in Dio credendo nel suo amore si sentono strumenti della grazia, accettano di lasciarsi fare, senza imporsi. Bernadette ha avuto la grazia di incontrarsi personalmente con Maria, di parlare con lei, di annunciare ciò che ella le aveva rivelato: “io sono l’Immacolata concezione”. Termine di cui lei non conosceva il significato. Termina attraverso il quale il suo parroco si convinse della verità della rivelazione. Da allora Bernadette cercava il nascondimento, rifuggiva dai tanti che la volevano incontrare per curiosità. Si è sentita fin da subito un umile strumento. Che doveva scomparire per vivere di preghiera, di dolori fisici acuti, da trasformare in amore, da sofferenze delle sue suore di Neveres che continuamente la umiliavano, fino ad essere un’ostia vivente che soffre e offre per amore. Le fatiche e le miserie si sono trasformate in una occasione di Grazia. È la dinamica evangelica del chicco di frumento che cade a terra e porta molto frutto.

Ecco perché il profumo di santità che emana dalla figura di Santa Bernadette continua ad attirare tante persone che la considerano immagine di una santità ancora oggi possibile.

Cardinale Oscar Cantoni

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