Collegiata di Sondrio, 19 giugno 2026

Festa dei Santi Gervasio e Protasio

L'omelia del Vescovo

Venerdì 19 giugno 2026, nella solennità dei Santi Gervasio e Protasio, patroni della città di Sondrio, il Vescovo Oscar card. Cantoni ha presieduto la Santa Messa nella Collegiata di Sondrio, intitolata ai due fratelli martiri. Qui di seguito il testo dell’omelia:

Cari fratelli e sorelle,

sono lieto di celebrare con voi l’Eucarestia nella memoria dei santi Patroni della città di Sondrio, Gervasio e Protasio, due fratelli martiri del III secolo della Chiesa ambrosiana, le cui spoglie furono ritrovate da sant’Ambrogio. Egli li ha voluti immediatamente additare ai suoi fedeli come martiri, cioè testimoni fedeli e appassionati di Gesù Cristo, a tal punto da preferire Lui alla propria vita.

È questo per noi un momento di memoria, ma anche una felice occasione per ritrovarci insieme, provenienti da ogni parte, per vivere un tempo di festa e di gioia, come si addice ai fratelli del Signore. L’esempio dei santi Patroni, ci viene proposto ancora oggi per indurci a perseverare nell’amore e nella fedeltà a Gesù, mentre affrontiamo anche noi, come Gervasio e Protasio, tante forme di martirio, quali quello della pazienza, quello legato alla fedeltà alle nostre personali promesse, alla fraternità e alla giustizia.

Non dimentichiamo quanti oggi si prodigano con generosità verso tutti, fino ad amare anche il non amabile, lo straniero, il povero, l’ammalato, le persone ostili. Scopriamo e onoriamo attorno a noi, affidandoli alla protezione dei nostri Patroni, anche quanti papa Leone denomina i “martiri del quotidiano”, ossia coloro che curano, educano, accompagnano, consolano senza clamore, e con essi anche quanti continuano ad amare nonostante ostilità e ingratitudine e trovano la forza di ricominciare dopo ogni sconfitta.

Le letture della Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato sono una bussola perfetta per imparare a decifrare il senso profondo della scelta di vita di questi nostri Patroni. Il brano tratto dal libro della Sapienza, ci invita a guardare al di là delle apparenze, oltre la superficie delle cose: «Agli occhi degli stolti parve che morissero… ma essi sono nella pace». È il ribaltamento di ogni logica umana. Alla sensibilità del mondo comune, la fine di Gervasio e Protasio è considerata una tragedia, una sconfitta totale, causata dalla violenza, dando così credito alla certezza mondana che nella vita, ancora una volta, è la forza e la violenza dei potenti a prevalere sempre sui deboli e sugli umili di cuore.… Per Dio, invece, si è trattato di una vittoria assoluta. La verità è che chi si spende per Cristo non perde nulla, anzi, trova la vita vera, in pienezza.

Questo ci tocca da vicino. Oggi viviamo immersi nel mito del successo a tutti i costi, dell’efficienza e della visibilità. Per Dio, invece, l’unica vera misura è la fedeltà. I santi si misurano sulla loro capacità di amare e di restare coerenti fino in fondo, senza adeguarsi alla facile mentalità del mondo.

San Paolo, scrivendo agli Efesini, ci ricorda che alla base della vita cristiana c’è un grande regalo: «Per grazia siete salvati». La santità non è frutto delle opere di pochi supereroi. È, prima di tutto, accoglienza di un dono di Dio, che ci ama per primo, ci rimette in piedi quando cadiamo e ci fa ricominciare con Cristo diventando così sempre più coerenti. Questo pensiero ci dà un grande sollievo. Conosciamo tutti i nostri vicoli ciechi, le nostre doppiezze e fragilità. La santità dei nostri Patroni non serve a farci sentire inadeguati, ma a mostrarci cosa produce la grazia di Dio nella vita di coloro che si affidano a Lui.

Nel Vangelo, Gesù ci mette in guardia dal virus dell’ipocrisia: un cristiano non può vivere di sola facciata, non bastano le apparenze. Ciò che siamo veramente nel nostro intimo deve poter coincidere con ciò che mostriamo all’esterno. Subito dopo, Gesù ripete come un ritornello: «Non abbiate paura». Non temete chi può ferire il corpo; non abbiate paura di giocarvi la faccia per la fede. Gervasio e Protasio hanno preso queste parole alla lettera. Hanno scelto Cristo davanti a tutti e Cristo li ha riconosciuti davanti al Padre. Non erano superuomini coraggiosi, erano semplicemente persone, certe di essere al sicuro nelle mani di Dio.

Oggi quella stessa richiesta di coerenza e di fedeltà spetta a noi. Siamo chiamati anche noi a riconoscere Cristo nelle nostre famiglie, sul posto di lavoro, a scuola e nella vita pubblica. Viene il momento per tutti di dichiarare da che parte stiamo anche quando, a causa del vangelo, siamo chiamati ad agire controcorrente. Non possiamo evitare di riconoscerlo e di voltarci dall’altra parte quando il Signore Gesù si presenta nei volti dei poveri, degli anziani, dei malati, degli ultimi. Celebrare i santi Patroni non significa, quindi, solo conservare una tradizione, ma piuttosto assumere uno stile, il loro. Sondrio rende davvero onore a Gervasio e Protasio se cresce come comunità unita, solidale, ricca di fede e di speranza.

Come ha augurato papa Leone alla Chiesa italiana: abbiate il coraggio dell’essenziale! Il coraggio di edificare una comunità meno preoccupata di conservare tutto e più libera di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia un cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di una parrocchia accogliente e missionaria, il coraggio di organismi di partecipazione vivi, il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarvi evangelizzare dai poveri

Vi auguro di essere capaci di trasmettere la bontà della vita cristiana attraverso una degna condotta di vita, illuminata dalla grazia di Dio e da forme esemplari che trasmettano immediatamente e a tutti la gioia di dirsi e di essere cristiani. Vi accompagni e vi sostenga l’esempio dei santi martiri Gervasio e Protasio, alla cui intercessione volentieri vi affido.

Oscar card. Cantoni

 

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