Santuario di Maccio, 9 aprile 2026

Celebrazione Eucaristica nel ricordo degli Anniversari Sacerdotali

L'omelia del Vescovo

Cari fratelli sacerdoti, in questo santuario, di cui siamo grati alla santissima Trinità misericordia per i molteplici doni che continuamente elargisce alla nostra Chiesa, e di cui non tutti sono ancora consapevoli, oggi qui, insieme, vogliamo elevare un inno di lode e di ringraziamento per voi e con voi, che celebrate una particolare anniversario di ordinazione.

Vogliamo fare memoria con viva gratitudine, alla presenza di rappresentanti del nostro popolo sacerdotale e di altri confratelli presbiteri, del vostro decennio, venticinquesimo, quarantesimo, cinquantesimo, cinquantacinquesimo, sessantesimo e sessantacinquesimo. Ricordiamo con ammirazione e nella preghiera anche il vescovo comboniano, Aldo Gerna, nativo di Arigna, che in Brasile celebra settanta anni di ordinazione presbiterale.

Questi vostri anni, vissuti come pastori a servizio del popolo di Dio, sono innanzitutto un suo grande dono, ma anche frutto di un vostro particolare impegno, corrispondendo alla grazia di Dio, nel servizio generoso alla nostra diocesi, in mezzo, a volte, a situazioni complesse e a una dedizione silenziosa e sofferta, della quale solo Dio è testimone. È il Signore Gesù che vi ha chiamati alla sua sequela, avendovi scelti per grazia, per offrire a Dio Padre un vero sacrificio di lode, nella potenza dello Spirito Santo. Lodiamo insieme e ringraziamo la santissima Trinità misericordia, che non ha mai smesso di operare nella vostra vita e nella vostra missione.

Colpisce nella prima lettura, dagli Atti degli Apostoli, come san Pietro annunci con molta semplicità, ma anche con determinazione, a coloro che lo stanno ascoltando, come sono andate le cose. Non tace la realtà dei fatti, e ricorda ai presenti che il Dio dei padri ha risuscitato dai morti e glorificato il suo servo Gesù, che “voi avete rinnegato“.

Anche noi abbiamo il dovere di renderci conto del quadro sociale e culturale in cui oggi si vive e si esprime la fede. Mentre un tempo il seme cristiano trovava un terreno in gran parte preparato, sui grandi interrogativi della vita, sul destino dell’uomo, sulla morte, ed erano in gran parte condivisi, oggi il Vangelo si confronta spesso con l’indifferenza, ma anche in un orizzonte culturale diverso, in cui la trasmissione del messaggio cristiano, a partire dal primo annuncio, non si può dare più per scontato.

Tuttavia, non possiamo negare che nel cuore di molte persone, anche di molti giovani, sta nascendo una nuova inquietudine. Il benessere non ha portato la felicità sperata, la libertà svincolata dalla verità, non ha generato una pienezza promessa, il progresso materiale non è riuscito a soddisfare in pieno il profondo desiderio del cuore umano. Il Signore ci precede con la sua grazia e questo ci rassicura perché come sacerdoti possiamo aiutare con pazienza e rispetto quanti sono alla ricerca di Dio e all’incontro con Cristo.

Non è tempo, quindi, di una passiva rassegnazione o di ripiegamento, ma di una fedele presenza e di una disponibilità generosa. Non ci è nemmeno richiesto di moltiplicare i compiti e gli impegni, o pretendere di vedere i risultati del nostro operare. Si tratta semplicemente di unificare il nostro cuore, la nostra vita e il nostro ministero attraverso una nuova intimità di vita con il Signore e in un servizio di piena accoglienza, di ascolto compassionevole delle persone. Esse vogliono sentirsi inseriti nella Chiesa attraverso la nostra disponibilità, unita a quella dei nostri fedeli laici, così da considerarla come una casa che accoglie, che protegge, che non giudica e non abbandona, ma che aiuta a vivere con speranza la festa del Cristo risorto.

Molto educativo per noi l’atteggiamento di Gesù, nel vangelo di oggi, nei confronti dei suoi discepoli, ancora sconvolti e pieni di paura. Egli li invita a tavola, mangiando con loro una porzione di pesce arrostito, in piena confidenza, semplicità e amicizia. Le persone si aspettano da noi una vicinanza fraterna, una accoglienza serena, che doni loro pace e consolazione (la pace del Risorto!). E come Gesù ha spiegato ai suoi apostoli che la sua passione e la sua risurrezione era già inscritta nel piano di Dio, narrato nelle Scritture, nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi, così noi possiamo essere vicini ai nostri fratelli per aiutarli a interpretare la loro vicenda umana, carica di prove e di fatiche, alla luce di un piano amoroso, anche se misterioso, di Dio, che conduce tutti e sempre al bene che egli desidera per ciascuno dei suoi figli.

Riconoscete il vostro ministero dentro la grazia della Parola di Dio e dei Sacramenti, che si rivelano come la forza più reale ed efficace del ministero sacerdotale. Tutta la nostra azione previa sarebbe vana se non la considerassimo come una lenta e paziente preparazione, al fine di giungere a queste sorgenti della vita divina, che noi distribuiamo per grazia a nome della Chiesa e che sono la più alta azione affidata a mani umane.

Oscar Card. Cantoni

Vescovo di Como

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