Facciamo festa nel Signore Gesù: crocifisso, ora è risorto e vivo! Egli effonde su di noi e su tutti i credenti in Lui come primo dono pasquale, la pace, il perdono e la gioia dello Spirito.
Con uno sguardo globale alle letture di oggi, ciò che meraviglia immediatamente è la semplicità con cui Gesù, risorto da morte, va a cercare i suoi amici: senza spirito di rivalsa, senza prendersela con nessuno per quanto è successo.
Gesù risorto non ha fatto nulla per mostrarsi a tutti con maggiore evidenza, ma non si è sottratto ai suoi discepoli, ancora pieni di vergogna per la loro infedeltà.
Non sarebbe stato meglio se Gesù si fosse preso una bella rivincita, come avremmo preferito noi, per imporre con la forza e piena evidenza la realtà della risurrezione? Tuttavia, Dio da sempre ha scelto di non imporsi, dal momento che legge dell’amore è di non si impone mai. Gesù continua solo a proporsi, si offre, e con discrezione. (Lo fa anche ora!)
Il Signore si presenta non a tutto il popolo, ma “a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” come ricorda Pietro nella prima lettura. Chi ama davvero con tiene conto dei torti subiti, e si rimette totalmente alla libertà degli altri. Gesù si limita ad offrire di nuovo ai discepoli il suo amore e la sua amicizia (molto diversamente da noi!)
Egli si adopera per togliere ai suoi amici un inutile senso di colpa, prigionieri della paura e della tristezza del fallimento. Ed è Gesù che offre per primo ad essi il perdono e in più un grande ardore di carità, segno di un cuore riconciliato. La vita nuova ed eterna che Dio Padre ha donato a Cristo, suo figlio, non è altro che la conseguenza di una vita terrena pienamente colma e traboccante di bene che nemmeno la morte ha potuto annientare.
Frutto di questa pace ridonata ai discepoli da parte di Gesù, sarà l’annuncio che un giorno l’apostolo Pietro sarà in grado di riferire al primo pagano convertito, il centurione romano Cornelio: “chiunque crede nel Signore riceve il perdono dei peccati”.
La luce della risurrezione, come riferito dal vangelo, non è abbagliante, come al momento della trasfigurazione. Maria di Magdala, recatasi al sepolcro di buon mattino, non è in grado di riconoscere il Signore. Scoprirà la tomba vuota, poi annuncerà, sconvolta, a Pietro e a Giovanni che “hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Le lacrime le offuscano la vista, sebbene osservi e anche veda due angeli, non comprende ciò che vede. Quindi confonderà il suo amato maestro con un giardiniere.
Ed ecco che il vangelo riporta la notizia della corsa dei due discepoli che, chiusi in casa, si recano velocemente al sepolcro. Giovanni corre più in fretta al sepolcro, Pietro più lentamente. Per lui la morte di Gesù rappresentava un fallimento, sebbene malgrado i rinnegamenti, mantenga la sua adesione a Gesù, ancora non ha accettato pienamente il suo dono. Colui che corre più in fretta, Giovanni, al contrario, avendo una viva esperienza dell’amore di Gesù, concepisce la morte in croce come prova di amore e fonte di vita.
Tuttavia, è Pietro che entra per primo nella tomba. Dando la precedenza a Pietro, Giovanni gli mostra il suo amore, cui è portato dalla sua sintonia con Gesù. Pietro vede i teli e il sudario arrotolato. Osserva semplicemente, mentre Giovanni, alla luce degli stessi indizi, passa a un’altra forma di conoscenza: “vide e credette”, il discepolo amico di Gesù ha compreso, vedendo i segni.
Nel mondo della risurrezione si accede solo per grazia, per un dono che ci fa il Signore.
A differenza della passione, che è facilmente controllabile, perché appartiene alla esperienza umana, la risurrezione non si può verificare con i normali strumenti di indagine. La risurrezione è un evento, un inizio assolutamente nuovo, appartiene al mondo del divino… a noi manca del tutto l’esperienza diretta di questo mondo. Solo per grazia viene partecipato a noi. nessuno di noi è mai preparato a riconoscere il Signore quando viene a noi. Ed è sempre Lui che si rivela per primo.
La scoperta della novità del Signore non proviene da noi stessi, occorre una sintonizzazione progressiva con il mistero del Risorto, così da poterlo riconoscere. Così ci insegna s. Agostino: “Non è gran cosa credere che Gesù è morto. Questo lo credono anche i pagani, tutti lo credono. La cosa veramente straordinaria è credere che egli è risorto. La fede dei cristiani sta nella risurrezione di Cristo”.
Oscar card. Cantoni

