Cattedrale di Como, 2 febbraio 2026

Giornata per la vita Consacrata

L'omelia del Vescovo

Siamo nel giorno in cui la liturgia celebra il mistero del Signore Gesù, che viene condotto da Maria e Giuseppe al tempio di Gerusalemme per essere presentato al suo popolo, che lo attendeva nella fede, quale messia, re e Signore.

È la festa dell’incontro di Gesù con il tempio, la “casa del Padre suo” (Lc 2,49).  Simeone ed Anna rappresentano l’Israele di Dio, il “resto” fedele che attende da Dio la salvezza. Essi sono gli umili dal cuore contrito, che osservano la parola del Signore. In seguito, Gesù si presenterà come “il sacramento ultimo e definito del culto d’Israele e dell’incontro con Dio di ogni uomo e di ogni donna”, tempio santo e unica dimora gloriosa di Dio in mezzo al suo popolo.

In questo giorno di festa, la Chiesa prega in particolare per i membri della vita consacrata in tutte le sue forme diverse e complementari.

Si tratta di fratelli e sorelle che testimoniano i frutti della grazia battesimale e la manifestano, esplicitandone le multiformi caratteristiche: nella vita apostolica, che rende visibile una prossimità operosa, nella vita contemplativa, che custodisce nella intercessione e nella fedeltà la speranza, anche quando la fede è provata. Negli Istituti secolari, che testimoniano il Vangelo come “lievito discreto” nelle realtà sociali e professionali, nell’Ordo Virginum, che manifesta la forza della gratuità e della fedeltà che apre al futuro, nella vita eremitica, che richiama il primato di Dio e dell’essenziale che disarma il cuore.

Queste vocazioni illuminano e sostengono il cammino di fede dell’intero popolo di Dio, dove tutti siamo uguali e diversi insieme.

Possono orientare gli uomini assetati del nostro tempo, alla ricerca del vero Dio, offrire ai laici e alle laiche, ma anche ai ministri ordinati, la possibilità di riconoscere che tutto è puro dono del Signore e che di tutto occorre rendere grazie.

Anche voi, consacrati, tuttavia, siete chiamati a scoprire ogni giorno, e sempre di più, la via da percorrere nel cammino della santità, secondo i disegni di Dio, mentre tutti noi, attraverso il vostro esempio, siamo stimolati a riconoscere Dio come pienezza della nostra vita e ad amarlo intensamente attraverso i fratelli, senza tuttavia possederli, con grande rispetto e gratuità.

Oggi, come ai tempi del profeta Malachia, di cui abbiamo ascoltato un passo nella prima lettura, c’è chi sostiene che “E’ inutile servire Dio!”, ma questa opinione paralizza l’anima, perché si accontenta di attimi fuggenti, di relazioni superficiali, di mode passeggere. Tutte cose, alla fine, che deludono e lasciano un grande vuoto nel cuore. Al contrario, per essere veramente felici, abbiamo bisogno di esperienze d’amore consistenti, durature e solide, che vengono offerte anche dall’esempio e dall’impegno operoso della vita consacrata, quali testimoni del primato di Dio e quale ossigeno di tale modo di amare, pronti a farsi “tutto per tutti” (1Cor 9,22), senza distinzioni, nei modi e negli ambiti più diversi.

Voi consacrati, in particolare, siete chiamati a ricordare al popolo di Dio, come compito specifico, la dimensione escatologica della vita cristiana. Testimoni dei beni futuri, voi, persone consacrate, avete il compito di richiamarci costantemente al compimento di un destino che va oltre il nostro presente, quando “l’umanità intera entrerà nel riposo di Dio”.

Ci stimolate a proiettare la vita verso l’orizzonte eterno, che va ben al di là dei confini di questo mondo. È un servizio specifico che offrite al popolo di Dio, che fatica a ricordare sufficientemente questa gioiosa realtà, che va oltre la nostra morte.

Care sorelle e fratelli della vita consacrata, faccio mio l’augurio che un giorno rivolse il santo pontefice Paolo VI nella sempre attuale esortazione apostolica “Evangelica testificatio”: “Siate veramente poveri, miti, affamati di santità, misericordiosi, puri di cuore, grazie, queste, attraverso le quali il mondo conoscerà la pace di Dio”.

Oscar card. Cantoni

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