Domenica 1° marzo è stata posata la prima pietra del nuovo oratorio San Giovanni Bosco di Olgiate Comasco (Co). Alle ore 18.00 il Vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, ha presieduto la Santa Messa nella parrocchiale. Qui di seguito il testo dell’omelia:
Siamo riuniti in Assemblea liturgica per celebrare i divini misteri in questa seconda domenica di Quaresima. Vogliamo anche noi lasciarci illuminare dalla luce sfolgorante di Cristo risorto, trasfiguratosi davanti ai suoi amici Pietro, Giacomo e Giovanni, sul santo monte, perché in seguito fossero pronti e consapevoli nell’accoglierlo nei giorni della manifestazione della sua gloria, frutto del suo sacrificio pasquale.
Come questi tre discepoli prediletti di Gesù, ma insicuri e ancora inconsapevoli della vera identità di Gesù e della sua missione messianica, anche noi abbiamo bisogno di rassicurazione, di consolazione e di incoraggiamento per affrontare con fiducia la vita quotidiana, nella piena consapevolezza che la nostra testimonianza cristiana, il nostro impegno non è mai vano, perché Cristo è continuamente all’opera in noi e ci invia ad annunciarlo a tutti come il Vivente Signore.
Non è facile nemmeno per noi, come per i tre discepoli, accettare che la gloria di Dio si manifesti nella debolezza della croce, riconoscere che l’amore costoso, solo se è donato, risulta vincitore.
Eppure vogliamo giungere all’intima persuasione di essere chiamati ad uscire dalle ristrettezze dell’io, dalle nostre facili paure, nel timore di annunciare Cristo, unica missione della Chiesa e di tutti i cristiani, attraverso una vita che si fa dono.
È sempre impegnativo e richiede una certa fatica prendere l’iniziativa e fare il primo passo per servire, assumerci nuove responsabilità, trovare tempo per gli altri, rinunciando a noi stessi. Occorre però superare le esitazioni e subito la gioia ci ricolma a dismisura. Vi ricordo un antico detto: “se ami, sarai ferito, ma se non ami sei già morto“.
É inevitabile, impegnandosi per le opere di bene, incontrare difficoltà, opposizioni, contrasti e perfino rifiuti, tuttavia chi ama non si perde d’animo e va avanti serenamente.
Noi tutti vogliamo evitare di essere cadaveri viventi, cristiani solo di nome, come ci ricorda s. Ignazio di Antiochia: “E’ meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo”. Vogliamo essere piuttosto testimoni gioiosi e coraggiosi dell’amore di Cristo, che usa le nostre mani, i nostri piedi, l’intelligenza, la creatività e soprattutto il nostro cuore, per giungere ai tanti nostri fratelli, che vivono accanto a noi, che ancora non conoscono Gesù, anche nel nostro ambiente di vita; perciò, non lo amano e non lo seguono.
So bene che ciò che fa più male è la indifferenza di molti che vivono accanto a noi come se Dio non esistesse, ma a noi è stata data la forza di annunciare Cristo senza perderci di coraggio, lasciando allo Spirito Santo il compito di raggiungere il cuore di quanti noi incontriamo e di trasformarlo nell’intimo.
Avanti, dunque, per una nuova partenza, con la stessa fede di Abramo, come abbiamo ascoltato nella prima lettura. Chiamato a lasciare la propria terra e il suo contesto di vita, Abramo, nostro padre nella fede, si è lasciato condurre e portare là dove il Signore Dio lo ha portato.
Anche noi possiamo metterci di nuovo in cammino come frutto di questa giornata. Con la benedizione della prima pietra del nostro Oratorio, ambiente educativo a tutto campo, ci siamo proiettati in avanti, a beneficio delle generazioni che verranno, perché trovino un terreno adatto e possano sperimentare anch’essi la gioia di seguire Gesù, dono trasmesso dai loro padri. Come è stato sottolineato, l’Oratorio non è solo un luogo di svago, ma uno spazio abitato da chi vuole affrontare le sfide del presente e si progetta il futuro.
In un tempo di tanta aridità spirituale, già fin d’oggi, non mancano tuttavia persone, anche giovani, che si mettono alla ricerca di Dio, che desiderano attingere alle vere sorgenti della vita, mentre cercano un senso per la propria esistenza, chi ha sete profonda di verità e di amore. E noi sappiamo che queste due caratteristiche (verità e amore) non sono mete ideali, piuttosto sono incarnate nella persona viva di Gesù Cristo, colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia.
Seguiamolo, anche sostenuti dall’austero cammino di questa Quaresima.
Oscar card. Cantoni

