Cattedrale di Como, 2 aprile 2026

Messa in Coena Domini

L'omelia del Vescovo

Questa sera noi facciamo memoria della istituzione della Eucaristia, il gesto pieno d’amore con cui Cristo ha donato tutto sé stesso per noi. Non possiamo tuttavia limitare questo supremo atto d’amore a un pio e devoto ricordo.

Vogliamo fare in modo che la passione del Signore, di cui l’Eucaristia è segno, sia per noi un elemento essenziale su cui edificare la nostra vita, il punto di riferimento fondamentale che dà significato e pienezza alla nostra vita.

Il gesto di Gesù che dona sé stesso per la nostra salvezza impegna anche noi ad aprirci sempre più, in un modo del tutto libero, al dono di noi stessi, consapevoli che una vita chiusa su di noi non porta alcun frutto, è infeconda e produce solo chiusura.

La grazia redentiva di Cristo ci impegna invece ad una apertura sempre più generosa e incondizionata, per accendere dentro di noi il gusto del dono di noi stessi, utilizzando ogni occasione per amare.

Solo cibandoci della forza vitale che proviene dalla Eucaristia possiamo applicare la genialità creativa dell’amore in ogni settore del nostro impegno.

In questo modo troveremo la forza di dare la precedenza a chiunque si trovi nella debolezza, nella fatica, nella sofferenza.

Come è distante l’amore del Dio dei cristiani dal dio dei filosofi. Il Dio dei filosofi è un Dio da amare, il Dio dei cristiani è piuttosto un Dio che ama per primo, che ci precede nell’amore, che ama fino all’estremo limite dell’amore, cioè fino a soffrire per noi, consegnando sé stesso fino a morire in croce. Un antico inno della Chiesa dice: “Come non riamare uno che ci ha amato così tanto?”.

Se lasciamo operare in noi la grazia della Eucaristia saremo messi in grado di accogliere e servire ogni persona che Dio ci dona, rinunciando a vedere nell’altro un nemico, un estraneo, un avversario, uno straniero.

Il gesto della lavanda dei piedi, che stiamo per compiere, non è dunque solo un ricordo storico di ciò che Gesù ha vissuto, amando e accogliendo tutti, senza distinzioni, così che nessuno restasse fuori dal suo amore universale.

Lavandoci i piedi gli uni gli altri esprimiamo il nostro desiderio di prolungare nell’oggi l’atto d’amore di Gesù, fino a scegliere la strada della solidarietà e la logica della compassione.

Se impariamo, come frutto della Eucaristia, a condividere quello che siamo e possediamo, saremo in grado di rivelare perfino l’amore di Dio padre, che anche attraverso di noi provvede davvero a tutti, senza escludere nessuno, nemmeno colui che gli è avverso, come ha fatto Gesù, che ha lavato i piedi a Giuda, sapendo già che lo avrebbe tradito.

L’Eucaristia è la prova suprema di Dio che continua ad amarci. Egli cammina con noi e continua ad essere il sostegno e la forza del nostro cammino.

Oscar card. Cantoni

 

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