15 novembre 2019 - Cermenate

Accolitato Diaconi permanenti

Cari fedeli,

questi nostri fratelli, già istituiti lettori, cioè annunciatori della Parola di Dio nelle assemblee liturgiche, stanno per ricevere ora il ministero dell’accolitato, cioè si dispongono a entrare ancor più intimamente nel mistero della Chiesa, rappresentato dall’Eucaristia, “fonte e culmine” della vita cristiana.

Essi distribuiranno il Corpo di Cristo, soprattutto ai malati, assenti alle celebrazioni, ma desiderosi anch’essi di gustare la pienezza del dono che Gesù ha consegnato alla sua Chiesa.

Così, a poco a poco, essi giungono a completare il cammino di formazione in vista del Diaconato permanente.

Ricordate, quindi, cari amici accoliti, tutto il cammino che il Signore vi ha fatto percorrere in questi anni per portarvi a questa nuova tappa; ricordatevi dei doni con cui Egli continua a sostenere il vostro impegno di servizio all’interno della Chiesa. Dio prepara i suoi amici anche a costo di grandi fatiche e prove purificatrici, come ha fatto con il suo Popolo pellegrinante nel deserto, da come apprendiamo nella prima lettura.

Questa sera, Massimo, di questa comunità parrocchiale di Cermenate, Marco, della comunità di Delebio, e Beppe di Sagnino, si assumono il non facile impegno di collaborare nella edificazione del Corpo di Cristo, divenendo essi stessi “tessitori di comunione”. E’ un compito che deriva dall’Eucaristia, di cui si nutrono con noi alla stessa mensa; è l’augurio sincero che noi rivolgiamo loro, come anche la nostra preghiera.

Nella Chiesa, nutriti dallo stesso Pane eucaristico, noi tutti diveniamo un medesimo Corpo, con molte membra e con diverse funzioni, tutte indispensabili e complementari. Occorre, però, che ogni membro si sintonizzi con gli altri, in una serena coesione e in piena unità di intenti, lontano dallo spirito di parte o dal desiderio di prevalere l’uno sull’altro.

L’armonia tra i membri del popolo di Dio è sempre il frutto di una provata carità fraterna e questa è la condizione indispensabile per la nostra testimonianza, perché il mondo creda.

Solo Dio può operare il miracolo dell’unità, ma da parte nostra questa diventa possibile se ciascuno si impegna a diventare ciò che mangia, ossia corpo di Cristo, vivificato dallo Spirito Santo.

Cari amici accoliti: vivete il vostro ministero esercitandovi nel diventare “tessitori di comunione” innanzitutto a partire dalla vostra famiglia, piccola Chiesa domestica, immagine di quella Chiesa che intendete servire con il vostro ministero. Quello che succede in famiglia si realizza, in scala più ampia, nelle comunità parrocchiali e nei diversi gruppi. Sono le stesse dinamiche che puntualmente ritornano.

In famiglia voi avete il compito di adoperarvi, con la vostra moglie, a realizzare l’unità, a partire dalla diversità e dalla originalità di ciascun membro della vita familiare. Capita che, per i caratteri di ciascuno e le singole preferenze, i pareri si dividano e magari si contrappongano, così che le relazioni interpersonali posso essere compromesse.

A volte, nelle nostre famiglie, possono nascere anche contrasti tra i diversi componenti e sappiamo che non è facile accettare gli altri, convivere con i limiti propri e altrui, e anche perdonarsi. Un sano principio ci viene suggerito da Papa Francesco quando ricorda che “se accettiamo che l’amore di Dio è senza condizioni, che l’affetto del Padre non si deve comprare né pagare, allora potremo amare al di là di tutto, perdonare gli altri anche quando sono stati ingiusti con noi” (AL 108)

Queste situazioni non si ripropongono forse tali e quali anche nelle comunità parrocchiali? Lo avete già ampiamente constatato. Piuttosto che giudicare o semplicemente limitarsi a constatare, adoperatevi con ogni mezzo per costruire l’unità.

L’abilità, per chi vuol essere tessitore di comunione, sta nell’ adoperarsi per armonizzare i diversi, con uno sguardo positivo e benevolo verso tutti, non giudicante, perché insieme si possa giungere a scegliere il bene possibile, al di là di preferenze personali o delle pretese di chi vorrebbe arrogarsi il dominio della situazione.

Come accoliti, e un domani come diaconi, aggiungete all’impegno di servire la vostra famiglia anche quello di dedicarvi generosamente e con gran cuore alla Comunità a cui sarete inviati e in essa adoperatevi per realizzare una comunione fraterna, fondata sulla verità e sulla misericordia.

A differenza dei due discepoli di Emmaus, non siate persone che si scoraggiano a vicenda lungo la strada e non sia accorgono di avere vicino il Signore Gesù che li accompagna. Sappiate prontamente riconoscere la sua vicinanza e lasciate che il vostro cuore arda di vero amore per Lui. Sostenuti dalla forza del suo amore, di cui l’Eucaristia è il segno più grande, sarete in grado di vivificare i partecipanti all’assemblea eucaristica, ricolmati della pace e della gioia dello Spirito.