3 maggio 2019 - Como, Seminario diocesano

Lettorato e Accolitato

Questo è uno dei tanti momenti in cui sperimentiamo di essere una grande famiglia, tesa a realizzare un’unica santità, nel rispetto della personale forma di vita di ciascuno.

Riuniti insieme da varie parti, dal Comasco e dalla Valtellina, facciamo festa, ci rallegriamo nel  Signore, lo benediciamo e lo ringraziamo perché ci dona, ancora oggi, dei giovani disposti a immettersi nella nostra Comunità cristiana con cuore ardente e generoso.

Sono, come noi, degli appassionati cercatori di Dio, i quali invocano ogni giorno il  Signore, come un tempo l’ apostolo Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta!” e Gesù non tarda nel rispondere: “io sono nel Padre e il Padre è in me”. E’ Gesù che ci conduce a poco a poco a una più grande unione con il Padre, che è misericordia e perdono.

Ricevere un ministero ecclesiale comporta, per questi nostri fratelli, assumersi delle responsabilità ben precise, legarsi ancora più a fondo in un cammino di santità  all’interno della nostra Chiesa, condividerne le gioie, le speranze, le fatiche, i doni di grazia e anche le sue lentezze.

Voi che siete chiamati a servire attraverso il Lettorato e l’Accolitato: siate disposti ad amare a fondo e sinceramente la Chiesa e in essa tutti i suoi membri, a rallegrarvi del tanto bene che il Signore ci dona e ci fa condividere, ma anche a soffrire interiormente per i limiti che pure intravvediamo a causa dei nostri peccati, delle divisioni, che ostacolano la crescita dell’unità della Chiesa e ne deturpano il suo volto.

Per questo, mi rivolgo a voi tutti, qui presenti: è necessario che oggi insieme preghiamo il  Signore per questi nostri quattro giovani amici, supplicandolo perché il loro entusiasmo  giovanile non possa liquefarsi  facilmente e dissolversi presto come una bolla di sapone. Vogliamo pregare perché sappiano coltivare tanta bontà, pazienza e misericordia da riconoscere innanzitutto le povertà proprie, ma anche quelle altrui, senza tuttavia giudicarle con severità.

Occorre che noi tutti ci formiano uno sguardo simile a colui che vede sì la Chiesa di quaggiù ancora imperfetta, ma senza la severità del giudice, quanto piuttosto con la dolcezza e la misericordia di chi è stato ammaestrato dalle ferite di questa vita imperfetta, che tuttavia Dio tende continuamente a risanare.

Insieme vogliamo affrontare un percorso di lenta e paziente guarigione dal rischio dell’amarezza, del rimpianto, dello scoraggiamento, dell’incapacità di perdonare e di perdonarsi, fondati dalla grata consapevolezza di essere profondamente amati dal Signore e gratuitamente.

Cari amici lettori e accoliti:

oggi voi aiutate la Chiesa a divenire se stessa. Con il dono che il  Signore vi concede richiamate a voi stessi e a noi qual è la fonte a cui fare costantemente riferimento.

Ogni giorno, infatti, la Chiesa può attingere la sua forza nuova dalla Parola di Dio. Essa è viva: “Resta giovane al cospetto di tutto ciò che passa e preserva chi la mette in pratica dall’invecchiamento interiore” (Papa Francesco). La Parola porta a vivere in modo pasquale, ossia dà un tono ogni volta particolare all’Eucaristia, che è il nostro tesoro più grande. Chi riceve il pane spezzato diventa, a sua volta, pane spezzato donandosi agli altri. Smette cioè di vivere per sé, per il proprio successo personale, per avere qualcosa o diventare qualcuno, ma vive per Gesù e come Gesù, ossia per gli altri.

Con il dono del Lettorato e dell’Accolitato, questa sera, voi ci obbligate a porci sinceramente questa inquietante domanda: “Dopo tanto ascolto della Parola di Dio e dopo comunioni, siamo diventati gente di comunione?”. L’Eucaristia non solo indica

l’unità della Chiesa, ma la realizza. Cibandoci del Corpo e del Sangue del  Signore noi diventiamo ciò che riceviamo.

E’ per questo che crediamo di poter avanzare nel nostro cammino, nella misura in cui la nostra libertà accoglie volentieri la grandezza dei doni di Dio, impegnandoci nella carità attiva, che scaturisce dalla fede.