23 marzo 2020

Lunedì della IV settimana di Quaresima

Segno di Croce

Dal vangelo di Giovanni (Gv 4,43-54)

Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Padre nostro

Preghiera:

Vieni, Spirito di vita

e accendi nel cuore dei giovani

il desiderio della vocazione missionaria.

Sostieni i missionari del Vangelo

col tuo soffio d’amore,

con la tua luce ardente,

con la forza della tua grazia.

Rinvigorisci la nostra fede missionaria

e rendici testimoni di speranza.

Vieni, Spirito di Dio!

Amen.

Lettura:

Carissimi, la missione di cui mi occupo nella repubblica centrafricana comprende sette quartieri nella periferia di Bangui, la capitale, e altri 15 villaggi sulle rive del grande fiume che si chiama Oubangui. Il fiume Oubangui separa lo stato della repubblica centrafricana con lo stato della repubblica democratica del Congo, che fino ad una decina di anni fa si chiamava Zaire. Tutti questi villaggi sono raggiungibili solo per via fiume, non ci sono strade perché sono in mezzo alla foresta tropicale. Per raggiungere il villaggio più lontano ci vogliono quattro ore in piroga. Per fortuna che ho un motore da agganciare alla piroga se no se dovessi remare non ci arriverei mai, soprattutto al ritorno che si va controcorrente. È comunque un viaggio spettacolare. Ogni volta che ci vado prendo un libro da leggere perché mi dico che magari mi annoio in tanto tempo, ma non l’ho ancora aperto… il panorama è spettacolare: un fiume immenso a perdita d’occhio. Alberi secolari che si stagliano nell’aria al canto svariato di mille specie di uccelli. Ogni tanto il panorama si apre su un gruppo di capanne che sembrano uscire da un quadro. Tante barche e piroghe spinte con la forza dei rematori, stracariche che galleggiano sul fiume, portando ogni genere di merce: legna, banane, prodotti agricoli, che gli abitanti dei villaggi portano alla capitale Bangui per vendere. Spesso si vedono delle

barchette con delle persone intente gettare o riassettare le reti da pesca. Per ora non mi è stato riferito che ci siano nel tratto che percorro io né coccodrilli né ippopotami. Anche la sera e la notte le piroghe continuano a percorrere il fiume e vedi nel buio dei lumicini che si spostano lentamente. Purtroppo, nel periodo delle piogge quando il fiume è in piena capita non di rado che la violenza della corrente rovescia le piroghe con la perdita della merce e a volte anche di vite umane.

Il panorama è splendido, si passa dalla nebbia del mattino, al caldo torrido del mezzogiorno, alla calma delle acque della sera con la limpidità dell’aria serale. Ad ogni villaggio quando passo c’è un nugolo di bambini che sentendo il rumore del motore della mia piroga, accorre alla riva del fiume e saluta festante: “Barao mon Père” – “Ciao Padre” e fanno degli ampi gesti di saluto e di gioia con le mani a cui io rispondo e loro continuano fin quando la piroga non ha oltrepassato il villaggio.

Che forza l’innocenza. Come non occuparmi di tanto entusiasmo vitale che sono i bambini? Sono mezzi nudi, sicuramente non hanno mangiato dal giorno prima, eppure la gioia che sprizzano è così coinvolgente.

In diversi villaggi c’è una scuola che si occupa di preparare il loro avvenire, in altri non ancora. Uno di questi villaggi si chiama Ndimba. È molto grande, c’è anche una bella chiesa grande e quando vado per incontrare la gente, discutere insieme dei loro problemi, dico la messa e in chiesa vedi nella penombra tanti occhioni bianchi che brillano in un nugolo di faccine nere sorridenti.

Quanta vita e quanta speranza da non deludere.

S. Lodovico Pavoni (1784-1848), sacerdote di Brescia, pioniere nel campo sociale, fondatore, dedito all’educazione umana, cristiana e professionale dei ragazzi.

Padre Beniamino Gusmeroli

Missionario Betharramita di Tartano