23 febbraio 2021

MARTEDÌ PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA

PAROLA DI DIO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire
ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete
bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei
cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

PREGHIERA
O Padre, hai voluto che i tuoi ministri fossero rivestiti
di debolezza per sentire giusta compassione per quelli
che sono nell’ignoranza e nell’errore:
fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e
perdonato da Dio. Amen.

PENSIERO
Mi torna in mente in questi giorni una storia che il mio padre
maestro, p. Francesco, raccontava spesso durante le giornate di
animazione missionaria in Italia. Era la storia di un vecchietto cristiano che, ai tempi della guerra civile in Mozambico, apriva la sua
casa per assistere tutti, amici e nemici. E a chi gli chiedeva stupito
perché si ostinasse ad accogliere anche i nemici, lui rispondeva
placidamente: “Perché noi cristiani abbiamo il Padre Nostro”.
“Padre Nostro” è soltanto un altro modo di dire “Dio-con-Noi”, Emmanuele. Noi cristiani abbiamo l’Emmanuele. Crediamo in un Dio
che non ci lascia tanti spazi di manovra, non ci lascia “se” e “ma”, ma
ci obbliga a fare come Lui ha fatto.
Così, semplicemente, proprio perché Lui stesso è venuto e, dall’interno delle nostre situazioni, ci ha aperto una strada, ci ha indicato
un metodo, ci ha lasciato in eredità il discorso delle Beatitudini, ci
ha detto di perdonare non sette volte, ma settanta volte sette,
cioè sempre. E si potrebbe continuare all’infinito.
Noi abbiamo il Padre Nostro, il Dio-con-Noi. È quello che probabilmente i primi cristiani si ripetevano a vicenda per farsi coraggio
nei momenti bui delle persecuzioni romane: avevano paura, soffrivano, morivano, ma niente e nessuno li faceva cambiare nelle
loro convinzioni di fede e nel loro stile di vita.
Padre Stefano Giudici, missionario Comboniano. Anno 2014