Il Vescovo ha presieduto la celebrazione nella Cattedrale di Como, tornando in Duomo dopo il periodo di convalescenza. Nell’omelia, un invito a riconoscere nella santità una possibilità concreta per ogni uomo e ogni donna.
Nella mattinata di domenica 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, il cardinale Oscar Cantoni ha presieduto la Santa Messa nella Cattedrale di Como. Una celebrazione che ha segnato anche il ritorno del Vescovo in Duomo dopo il periodo di convalescenza.
Al centro dell’omelia, l’immagine della «moltitudine immensa» descritta nel libro dell’Apocalisse: uomini e donne di ogni nazione, popolo e lingua, riuniti davanti a Dio. Una moltitudine che il Vescovo ha invitato a riconoscere come una grande famiglia, quella dei santi di ogni epoca, ciascuno con la propria storia e la propria originalità.
«La solennità che oggi celebriamo è una vera festa di famiglia», ha sottolineato, ricordando che i santi non sono figure lontane dalla nostra esperienza, ma persone comuni che, attraverso la fatica e l’impegno quotidiano, si sono lasciate trasformare dalla grazia di Dio.
Una santità che rende il mondo più umano
Il cardinale Cantoni ha evidenziato come la santità non si esaurisca in una dimensione personale, ma abbia la capacità di trasformare concretamente la società.
A questo proposito ha richiamato l’esempio di alcuni santi torinesi dell’Ottocento, tra cui Giuseppe Cottolengo, don Bosco, Giuseppe Cafasso, Giuseppe Allamano e i coniugi Giulia e Tancredi di Barolo, capaci di rispondere alle sofferenze del proprio tempo attraverso opere dedicate ai poveri, ai malati, ai giovani e ai carcerati. Esperienze che mostrano quanto possa cambiare la realtà quando l’amore fraterno diventa il fondamento delle relazioni e dell’agire umano.
La santità è una possibilità per tutti
Nella parte conclusiva dell’omelia, il Vescovo ha rivolto lo sguardo alla vita di ciascuno, ricordando che i santi continuano ad accompagnare il cammino della Chiesa e a incoraggiare ogni credente a costruire un mondo più solidale e fraterno, secondo lo spirito delle Beatitudini.
«I santi sono i nostri modelli, non eroi irraggiungibili, ma solo profondamente umani, come Dio ci ha creati, creature limitate, deboli e fragili, eppure pieni della forza d’amore».
Un messaggio che restituisce alla santità il suo volto più vicino alla vita quotidiana: non la perfezione di chi non sbaglia mai, ma il cammino di chi, pur nella propria fragilità, sceglie di lasciarsi guidare dal Vangelo.
E proprio con una domanda, affidata idealmente alla voce dei santi, il Cardinale ha concluso la sua riflessione: «Se ce l’abbiamo fatta noi, perché non potreste farcela anche voi?». Una provocazione e, insieme, un incoraggiamento a riscoprire che la chiamata alla santità riguarda ciascuno di noi.
Leggi il testo integrale dell’omelia del nostro Vescovo qui.
















