Como S. Bartolomeo, 6 giugno 2026

Aperta l’inchiesta diocesana per il processo di beatificazione di don Roberto Malgesini

L'intervento e l'omelia del vescovo Oscar

Sabato 6 giugno, nella chiesa di San Bartolomeo in Como, si è tenuta la sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sull’offerta della vita e la perdurante fama di santità di don Roberto Malgesini, sacerdote diocesano.
Alle ore 18.00 il vescovo Oscar card. Cantoni ha presieduto la Santa Messa nella chiesa di San Bartolomeo, alla presenza del Postulatore della Causa e degli Officiali dell’Inchiesta.

Di seguito l’intervento del Vescovo e l’omelia pronunciata durante la S. Messa.

6 giugno 2026 a Como-San Bartolomeo

 Intervento del Vescovo di Como, Oscar card. Cantoni

 nella sessione di apertura dell’inchiesta diocesana per il processo di beatificazione

di don Roberto Malgesini

Siamo accorsi numerosi per assistere ai primi passi di un processo canonico finalizzato alla beatificazione di don Roberto. Lo sentiamo a noi familiare, uno di noi, mentre siamo certi che egli vigila su ciascuno di noi, ci invita a vivere secondo il Vangelo di Gesù e prega per noi come un nostro fratello maggiore, mite e saggio.

Siamo lieti di questo inizio, tanto atteso e desiderato. Ci è stato dato il “via libera” da parte della autorità superiore, il Dicastero delle Cause dei Santi, con una tempistica sorprendente, anche perché il ricordo di don Roberto, in questi anni, si è mantenuto sempre vivo e la sua memoria si è propagata con molta immediatezza in tutta Italia e oltre i suoi confini.

Sono stati scritti libri su di lui, istituiti perfino vari premi in sua memoria. A lui è stata dedicata una scuola (a Gravedona) e prossimamente un parco (a Lipomo), oltre che il “Largo Malgesini”, nel luogo in cui è stato ucciso: segno evidente di ammirazione per la sua persona, così vicina a tutti, specie ai più poveri, ai più emarginati, agli stranieri, ai più fragili. Innamorato del “suo Gesù” (così lo chiamava!), diventava presto familiare e amico di tutti, anche di chi lo contraddiceva, sempre con animo lieto, pronto a soccorrere a ogni ora del giorno e della notte.

Tutti noi, qui presenti, lo sentiamo vivente in Dio, mentre sono certo che don Roberto, in questo momento, avverte un certo imbarazzo per questo nostro evento! Non avrebbe mai voluto far parlare di sé, giacche’ non era per nulla autoreferenziale, si scherniva facilmente, dotato come era di una sana autoironia. Egli annunciava il Vangelo con gesti semplici, con i suoi atteggiamenti, rivestiti di tenerezza e di affabilità. Creava amicizia, infondeva fiducia in quanti lo incontravano.

Non era facile che don Roberto prendesse volentieri la parola, soprattutto in pubblico, ma proprio attraverso la sua timidezza, manifestava un animo dimentico di sé, libero, e mai alla ricerca di consensi umani. È divenuto, nel tempo, un uomo di Dio, come è stato rappresentato da Gesù, cioè mite e umile di cuore, capace di riconoscere in tutti, soprattutto nei poveri, nella gente di strada, nei prigionieri, dei fratelli e delle sorelle da accogliere, servire ed amare teneramente. A volte accettando anche l’ingratitudine, tanto da essere ferito e ucciso da uno dei suoi protetti.

Perciò, amici, ora lodiamo tutti insieme il Signore Gesù. Siamo grati a Lui e benediciamolo perché attraverso il nostro don Roberto, Egli ci ha visitato, si è manifestato, ci ha benedetti.
Vi coinvolgo ora e vi invito a rispondere a questa acclamazione: NOI TI RENDIAMO GRAZIE, SIGNORE GESÙ!

Benedetto sei tu, Signore, sposo della Chiesa, madre di figli e figlie, tutti chiamati da Dio padre, col Battesimo, a diventare santi, animati e sorretti dalla forza dello Spirito Santo.

Benedetto sei tu, Signore, sposo della Chiesa, grembo fecondo di uomini e donne chiamati nel tempo a seguirti nelle diverse strade che tu hai additato loro, come laici, sposi e celibi, come consacrati, come missionari, come diaconi, presbiteri e vescovi, come missionari.

Benedetto sei tu, Signore, sposo della Chiesa, che generi figli e figlie disposti a seguirti fino al dono totale di sé, anche attraverso il. Martirio, suprema testimonianza della fede.

Benedetto sei tu, Signore, sposo di questa santa madre Chiesa di Como, che ha generato suor Maria Laura Mainetti. Tu hai accettato il suo sacrificio, disposta ad amare i suoi uccisori, fino a offrire loro il perdono.

Benedetto sei tu, Signore, sposo della tua Chiesa che è in Como. Hai preparato, proprio in questa parrocchia di San Bartolomeo, il santo Giovanni Battista Scalabrini a rendersi sensibile alle necessità degli immigrati, fino a essere definitivo il “padre dei migranti”.

Benedetto sei tu, Signore, sposo di questa santa Chiesa di Como, che hai accettato la vita offerta in dono da parte di don Renzo Beretta, nostro zelante pastore, barbaramente ucciso nel 1999.

Benedetto sei tu, Signore, sposo di questa santa Chiesa martire, che hai trasformato in benedizione la giovane vita del tuo sacerdote don Roberto Malgesini, “gemma” del nostro Presbiterio diocesano.

Benedetto sei tu, Signore, sposo della nostra Chiesa di Como, che continui ancor oggi ad operare meraviglie in quanti, uomini e donne di tutte le vocazioni, accettano di essere annunciatori e testimoni della tua misericordia.

Benedetto sei tu, Signore, sposo della Chiesa. Essa ci stimola a sentirci affidati gli uni agli altri, a farci carico della vita e delle ferite dei fratelli, imparando a pensare e ad agire in termini di comunità. È quello che ci ha insegnato don Roberto e il mandato che egli ci consegna.

Oscar card. CANTONI

 

Omelia del Vescovo di Como, Oscar card. Cantoni

nella Messa dopo la sessione di apertura dell’inchiesta diocesana per il processo di beatificazione 

di don Roberto Malgesini

 Solennità del Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Viene spontaneo, proprio oggi, in cui abbiamo incominciato il processo per la beatificazione di don Roberto Malgesini, domandarci: qual è stato il segreto della sua vita? Come mai ha potuto vivere una esistenza tutta dedita ai più poveri? Perché la sua vita, così come l’ha impostata, risulta così attraente, tanto da destare ancora oggi un così vivo interesse?

La risposta è molto semplice ed essenziale.

Don Roberto ha trovato nella Eucaristia quotidiana la sua forza vivificante. Ha sperimentato in Gesù la sorgente della sua gioia e ha saputo fare di Lui il centro della sua vita, dei suoi affetti, dei suoi desideri e delle sue scelte. Egli è diventato così un vero, convincente modello di vita cristiana per ciascuno di noi.

E non è un caso che oggi, con tutta la Chiesa, celebriamo la festa del Corpus Domini: una occasione in cui commemoriamo il dono pasquale di Gesù, perché noi facciamo della Eucaristia, centro della vita ecclesiale, il cuore della nostra stessa vita e delle scelte conseguenti. L’Eucaristia ci è data per formare in noi l’umano secondo Gesù Cristo.

Vi rivelo un particolare ancora poco noto della vita quotidiana di don Roberto. Nella sua modesta abitazione a San Rocco, in una saletta, attraverso una finestrella, egli poteva puntare lo sguardo nella chiesa sottostante e direttamente vedere il tabernacolo. Così molto spesso don Roberto contemplava Gesù, riposava alla sua presenza quando si sentiva stanco e solo, ricevendo in dono la sua amicizia divina a imitazione dell’apostolo Giovanni.

L’amico è capace di cercare il volto dell’amico, sa ascoltarlo e vivere alla sua presenza. Così don Roberto ha imparato a godere della presenza e dell’azione di Gesù eucaristico, che gli ha trasmesso, con una gioia rinnovata, i suoi tratti umani e divini più caratteristici, ossia la delicatezza, la dolcezza e la misericordia.

Non sono, queste, delle virtù innate, perché sappiamo bene che non nasciamo né miti, né misericordiosi, ma lo diventiamo se, a poco a poco, ci lasciamo trasformare a immagine di Gesù, dall’intima, anche se nascosta, azione della grazia dello Spirito Santo.

Con essa siamo messi in grado di compiere il sacrificio della nostra volontà, ossia scegliere liberamente ciò che Cristo desidera da noi, avendo Lui per primo compiuto non la sua volontà, ma quella del Padre suo. In questo modo siamo chiamati a dare noi stessi per l’opera di Cristo.

Dotati di questi doni, possiamo presentarci trasformati ai fratelli, ai quali riversare dolcezza, pazienza e quella carità che affascina e conquista.

Così ha vissuto don Roberto e in questo modo è stato riconosciuto dai suoi poveri non come un semplice operatore sociale, ma un vero amico di Gesù, così che la sua azione tra gli ultimi è stata una bella, silenziosa, ma incisiva evangelizzazione.

Ha parlato di Gesù da amico con l’autorevolezza che solo l’esperienza può conferire.
Diventiamo anche noi grandi amici di Gesù celebrato e adorato nella Eucaristia, diventeremo miti e umili, pieni di dolcezza e di misericordia, operai efficaci e fecondi nella vigna del Signore.

Oscar card. CANTONI

 

 

 

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