28 marzo 2021 - Como, Cattedrale

Domenica delle Palme

Il racconto della passione del Signore è commentato in modo sintetico dal passo della lettera ai Romani, che sottolinea: “Dio dimostra il suo amore per noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi, nel tempo stabilito” (Rom5,8).
Va notato che Gesù ha affrontato il dramma della passione in modo del tutto libero e in piena consapevolezza.
Al tempo di Gesù per gli Ebrei la croce era riservata ai maledetti, a coloro cioè che erano considerati in modo irreparabile lontani da Dio e quindi esclusi dalla salvezza.
Per i Greci e i Romani la croce era prevista per i criminali, da eliminare in modo esemplare, così da scoraggiare altri.
Soprattutto per il mondo romano, la croce era la morte degli schiavi, considerati non persone, ma solo beni materiali.
Ebbene, Gesù accettando la croce, si equipara al maledetto, al criminale e allo schiavo, si mette dalla parte di chi è considerato irrecuperabile, privo di ogni dignità personale, si fa solidale con queste categorie di persone, si fa carico della loro vita e del loro destino. Gesù, condividendo la sorte di queste persone, annuncia così che nessun uomo, nemmeno colui che era ritenuto escluso, è irricuperabile, talmente lontano da Dio che Egli non lo possa raggiungere e salvare.

Abbiamo ascoltato il dramma della passione nel suo progressivo sviluppo. Nessuno di noi può sentirsi un semplice spettatore, senza lasciarsi interpellare. Tutti siamo invitati a lasciarci coinvolgere in modo personale. Ciascuno può identificarsi in uno o più personaggi che ruotano attorno a Gesù nell’ora della passione.
Anche noi accompagniamo Cristo verso il Calvario. Così, nel segreto della nostra coscienza, possiamo ora domandarci: “io chi sono dentro questo dramma? Con chi mi sento più identificato?”.

Sono forse come Pilato, che non ha avuto il coraggio di andare contro corrente per salvare la vita di Gesù e se ne è lavato le mani?
Oppure assomiglio al Cireneo, che ha accettato di portare la croce di Gesù alleviando le sue sofferenze?
Mi ritrovo forse nella parte di Maria e delle altre donne, che non hanno avuto paura di accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza?
O mi riconosco più facilmente nell’apostolo Pietro, che ha temuto di dichiararsi amico di Gesù e davanti a una serva ha affermato che egli non conosceva lo conosceva affatto, mentre poco prima gli aveva giurato una fedeltà assoluta?

Gesù ti sta guardando adesso e ti chiede: mi vuoi aiutare a portare la croce? E tu, cosa gli rispondi?