Cattedrale di Como, 16 aprile 2022

Il Cristo risorto viene “per illuminare quanti giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte”

Omelia nella Veglia Pasquale

Veglia Pasquale 2022

Non possiamo celebrare questa santa liturgia senza ricordare contemporaneamente la situazione drammatica del tempo in cui viviamo: sarebbe una evasione dalla nostra storia. Il mistero pasquale coinvolge anche la guerra fratricida in corso, ingloba anche questo doloroso evento-. Due popoli, Russia e Ucraina, sono in guerra, sebbene siano accumunati da radici culturali e religiose affini. Nello stesso tempo, tante persone nel mondo invocano ardentemente la pace. Per chi, come noi, ha il dono della fede, l’unica via possibile per uscire da questo doloroso frangente è la forza infallibile della preghiera. La Pasqua del Signore getta luce su questo orizzonte oscuro: ci obbliga a guardare in alto e non perdere la speranza!

Credevamo di essere usciti dai pericoli della pandemia, ancora in corso, quando siamo stati investiti da una preoccupante situazione di guerra. Ancora una volta, la violenza, con tutti i suoi strumenti di morte, vorrebbe presentarsi come il mezzo più idoneo per risolvere i diversi conflitti. E le conseguenze della guerra saranno pagate a caro prezzo, dal momento che la riconciliazione tra i popoli, la elaborazione nelle coscienze dei mali e dei lutti subìti, fin negli affetti più intimi, non si potranno concludere facilmente in tempi brevi. Eppure il male è già vinto e sconfitto, anche se, rifiutando di accogliere la luce pasquale, gli uomini si espongono a tristi conseguenze.

Questo tempo di paura e di angoscia, di desolazione e di lutto, è stato da noi interpretato simbolicamente con l’entrata nella nostra cattedrale, completamente oscurata. Il nostro incedere al buio è un chiaro linguaggio, che senza bisogno di parole, ha voluto esprimere la triste situazione che l’umanità oggi sta attraversando. È la notte del cuore, che cerca disperatamente vie di salvezza, sapendo già che, da soli, non riusciremmo mai a trovarle e a gestirle.

Ma ecco che, nella nostra cattedrale, tutta oscura, una fiammella è avanzata, si è fatta strada nel buio, senza far rumore: è la luce del Cero pasquale. Il Cristo risorto viene di nuovo a noi, irrompe ancora oggi, “per illuminare quanti giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte”. Il Signore Gesù, crocifisso e risorto, si è offerto di nuovo, senza imporsi, come l’unica via di vita e di salvezza.

Viene a dissipare le nostre oscurità, annulla il male che vorrebbe stravincere attraverso le chiusure, gli egoismi, l’odio fratricida, le molteplici forme di violenza. Viene a condurci in nuova vita, redenta dalla morte in croce del Signore.

E noi tutti, convocati a vegliare in questa notte santa, siamo stati attratti dalla sua luce. L’accensione progressiva dei ceri ha coinvolto tutta questa santa assemblea, fino ad esplodere in una pienezza di luce. Siamo un popolo che si lascia attrarre dalla luce di Cristo, colui che ci libera dal male, dal peccato e dalla morte. Cristo ha già vinto e ci dona il frutto della sua offerta sacrificale. È la notte santa del Signore, che era morto, ma ora vive, la notte in cui Cristo “dissipa l’odio, piega la durezza dei cuori, promuove la concordia e la pace”.

Le letture della Parola di Dio, proclamate questa sera, sono come un lungo “filo rosso” che si svolge e si distende lungo tutta la storia della salvezza.  Sono la narrazione di una storia di liberazione con cui Dio si è impegnato a prendersi cura del suo popolo. Esprimono pure la testimonianza grata del popolo di Dio, che si è lasciato soccorrere e salvare dal suo Dio. Si tratta di letture che hanno una risonanza particolare perché presentano l’esperienza pasquale già pregustata da lontano, dentro un disegno universale di salvezza, in cui Dio agisce per la salvezza del mondo intero. Di fronte ai male della guerra, della violenza, della morte, saremmo tentati dallo scoraggiamento e dalla paura, tuttavia il mistero di luce e di amore, di perdono e di misericordia, ci obbliga a coltivare la speranza, perché i nostri occhi possano aprirsi per vedere oltre l’orizzonte terreno.

Tra le letture del Primo Testamento, la traversata del mar Rosso, raccontato nel libro dell’Esodo, ci ha fatto rivivere il passaggio vittorioso di Dio e del suo popolo attraverso le acque della morte e la sconfitta delle forze di schiavitù, simboleggiate dagli egiziani. Tutto ciò non è che una prefigurazione del Battesimo, che ci fa partecipare alla morte e alla risurrezione di Cristo. Facendo memoria del nostro Battesimo, ognuno di noi è richiamato a prendere atto che con la propria immersione nelle acque, la vasca battesimale, invece che tomba, è diventata luogo dell’incontro con il Signore e inizio di una vita nuova.

Immersi nelle acque battesimali, anche i nostri sette catecumeni sperimenteranno questa sera una nuova nascita.  Rinati come figli di Dio, saranno quindi rivestiti della potenza dello Spirito e diventeranno membra vive del corpo di Cristo, attraverso l’Eucaristia. Cari amici, che state per diventare cristiani dopo un cammino intenso di preparazione: quando avrete ricevuto il Battesimo, prendete coscienza che il Figlio di Dio è venuto in voi e ha preso su di sé la vostra morte. Con il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia lo Spirito Santo vi rivela il volto del Padre. A ciascuno di voi il Padre dirà: “Tu sei il mio figlio, l’amato!”. Prendete consapevolezza che il Signore Gesù, rivolgendosi a ciascuno vi sussurrerà: “ti ho amato e ho dato la mia vita per te!” E lo Spirito Santo, dolce ospite dei cuori, infine, vi inonderà della sua luce per guidarvi da discepoli di Gesù sulle strade del mondo. Se la morte verrà a distruggere in voi l’uomo esteriore, non temete! L’uomo nuovo, fin da ora e per sempre, respira già la vita del Regno.

Infatti, solo chi respira già la vita del Regno di Dio può avvicinarsi e conoscere più da vicino il pensiero di Dio, cogliere il suo modo di agire, fino a giungere a credere nella risurrezione di Gesù, potenza dell’amore del Padre, premio supremo per la donazione totale del Figlio di Dio, risposta al suo amore sconfinato per l’uomo e nella fiducia più totale per Lui.

Le donne giunte al sepolcro con aromi, il mattino di Pasqua, per imbalsamare il cadavere di Gesù, trovando la tomba vuota, non sono giunte immediatamente a credere nella risurrezione del Signore. Non basta il sepolcro vuoto, infatti, per giungere alla fede. Queste donne, di cui ci ha parlato il vangelo di Luca, hanno dapprima accolto con timore lo sbalorditivo messaggio dei due, presentatosi con abiti sfolgoranti: “Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Esse sono state invitate innanzitutto a ricordare, cioè a “ritornare col cuore” a Lui, agli annunci della passione e risurrezione, per giungere a scoprire la presenza di Gesù risorto negli avvenimenti attuali. Sebbene ancora scettiche per questo annuncio, le donne, a cui la tradizione ebraica negava loro la capacità giuridica, ricevono il messaggio della risurrezione di Gesù, che esse faranno pervenire agli Undici, che a loro volta diventeranno i testimoni ufficiali della risurrezione, anche se la testimonianza delle donne è rimasta senza effetto.

Per superare questa situazione, ci vorrà prima lo stupore interrogativo di Pietro, messo di fronte alla realtà del sepolcro vuoto. Eppure Pietro, pur constatando che qualcosa di insolito è accaduto, non capisce e non giunge alla fede, a differenza dell’altro discepolo, di cui il vangelo sottolinea la fede e il riferimento alle Scritture. La fede dei testimoni ufficiali riposerà sull’apparizione del Risorto in persona. A suscitare la fede nella risurrezione del Signore non basta il sepolcro vuoto, né parole sentite: occorre, oggi come allora, un’esperienza personale con il Risorto!

+ Vescovo Oscar