Cattedrale di Como, domenica 2 agosto 2026

S. Messa per il 40° di AREU

L'omelia del Vescovo

Sono molto lieto di presiedere questa celebrazione eucaristica nella quale ricordiamo i 40 anni di fondazione dell’AREU, sigla che significa: Agenzia Regionale Emergenza Urgenza. Do il benvenuto a tutti voi, membri di questa benemerita istituzione, qui convenuti nella casa del Padre comune, dai membri storici fino agli ultimi aderenti, compresi anche i volontari che lungo gli anni si sono accresciuti.

I vostri interventi sono finalizzati ad una pronta ed immediata assistenza a tante persone, soprattutto nei casi di emergenza, così tanto frequenti nel nostro ambiente di vita e in tutte le stagioni dell’anno. Voi salvate la vita di tante persone, diventando un vero modello per singoli ed associazioni, così da coltivare, nel nostro contesto, una vera cultura della solidarietà e della vicinanza, perché nessuno si senta solo ed emarginato, soprattutto in situazione di grande pericolo, mentre usate i mezzi più qualificati a vostra disposizione per ogni situazione impegnativa.

In una cultura in cui molto spesso l’uomo si chiude egoisticamente in se stesso, attraverso il vostro impegno professionale, voi mettete al centro la dignità inalienabile di ogni essere umano, al di là di ogni età, provenienza e professione, al di là dei beni che possiede o meno, e anche del ruolo sociale che ciascuno ricopre. Così giustizia e carità si intrecciano e l’amore diventa principio di organizzazione della vita, a servizio della promozione del bene comune, di ogni persona umana e della sua dignità, senza che nessuno sia lasciato indietro.

Ci sono di aiuto e conforto le pagine della santa Scrittura che proprio questa mattina sono state proclamate. Soprattutto il brano di vangelo in cui Gesù innanzitutto sente compassione per la grande folla, accorsa da lui per ascoltare la sua parola ed essere guarita da tante malattie. La compassione si traduce nel prendersi cura con delicatezza e amore di chi è nel bisogno, considerato non un numero, né un caso tra i tanti, ma un fratello particolare, bisognoso di cure e di attenzioni. In questo modo la tecnica si trasforma in uno strumento che umanizza, così che ogni persona risplende nella sua singolarità irripetibile.

In secondo luogo, Gesù, nel vangelo di oggi, invita i suoi discepoli a soccorrere prontamente la folla radunata attorno a Lui, stanca e sfinita, offrendole da mangiare. “Voi stessi date loro da mangiare”. Nessuno di noi può voltarsi dall’altra parte di fronte a casi concreti di persone che sono nel bisogno. Nessuno può sottrarsi dalle sue responsabilità personali, a partire dal ruolo sociale di cui è rivestito, né può limitarsi a delegare ad altri i suoi compiti specifici, ma è chiamato a mettere generosamente a disposizione le sue personali competenze tecniche e professionali. La grazia di Dio permette all’uomo una intelligenza creativa per alleviare, secondo le opportunità, le sofferenze degli altri. In questo modo, la vita di ogni uomo sulla terra, in ogni suo aspetto, è resa “più umana, più degna dell’uomo”. “O voi tutti assetati, venite all’acqua. Venite, comprate senza denaro vino e latte”. Questo invito, per bocca del profeta Isaia, è rivolto a ciascuno di noi, in particolare. Ci è offerta gratuitamente la grazia di Dio per affrontare coraggiosamente i nostri compiti, con fedeltà e con impegno, superando anche gli ostacoli che spesso si frappongono.

Ricordo infine a tutti voi che l’amore per Dio è inscindibile dall’amore per l’uomo. Così una volta ancora, siamo invitati a rimettere Dio all’orizzonte del nostro agire e contemporaneamente l’essere umano al centro del nostro impegno, come ci ricorda papa Leone nella sua enciclica “Magnifica humanitas”. L’Eucaristia che celebriamo ci doni la forza di un impegno generoso e fedele, perché è solo nel dono di sé che ognuno di noi diventa una offerta viva, a Dio gradita, a imitazione di Gesù, che ci ha amati e ci ha donato tutto se stesso.

Oscar card. Cantoni

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