Due giorni di celebrazioni per la festa del Patrono della città e della Diocesi di Como. Nel messaggio alla città e nell’omelia della Solennità, il cardinale Oscar Cantoni ha richiamato tutti alla responsabilità della pace, della fraternità e di una fede capace di diventare vita
Como ha celebrato Sant’Abbondio, patrono della città e della Diocesi, con due giornate che hanno riunito nella Basilica a lui dedicata e in Cattedrale la comunità ecclesiale e civile.
Nel pomeriggio di domenica 30 agosto, in occasione dei primi Vespri, il cardinale Oscar Cantoni ha rivolto il tradizionale messaggio alla città, quest’anno significativamente intitolato “Lupi o agnelli?”. Un intervento che il Vescovo stesso ha ricordato essere l’ultimo alla città prima della conclusione del suo ministero episcopale a Como.
A guidare la riflessione, nell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, il celebre incontro tra Francesco e il lupo di Gubbio. Un racconto che diventa immagine del nostro tempo e delle tante forme di aggressività che attraversano le guerre, il dibattito pubblico, i social network e persino le relazioni più quotidiane.
Ma il confine, ha ricordato il Vescovo, non passa semplicemente tra buoni e cattivi: «Il lupo e l’agnello convivono in ciascuno di noi». Da qui l’indicazione di quattro passi per costruire la pace: educarsi alla complessità, ammansire il proprio “lupo interiore”, sentirsi parte di un “noi che include” e scegliere di disarmare parole e gesti.
La festa è proseguita lunedì 31 agosto e ha avuto il suo momento centrale nella celebrazione eucaristica in Cattedrale, presieduta dal cardinale Cantoni.
Nell’omelia, lo sguardo si è rivolto in modo particolare alla Chiesa di Como e alla fede ricevuta in dono, che non può essere soltanto custodita, ma chiede di essere trasmessa e testimoniata. «Come vi state impegnando a trasmettere la fede che avete ricevuto?»: è una delle domande che, attraverso la figura di Sant’Abbondio, il Vescovo ha consegnato alla comunità diocesana.
Una sfida particolarmente attuale di fronte a figli e giovani che si sono allontanati dalla vita ecclesiale, a chi considera superflua la fede o a chi, nella sofferenza, continua a domandare dove sia Dio. Persone che, ha sottolineato il Vescovo, hanno bisogno di essere accompagnate «una per una», con rispetto, tenerezza e compassione.
Da qui un appello che può diventare anche la consegna di questa festa di Sant’Abbondio: «La Chiesa oggi non ha tanto bisogno di sapienti o di leaders, quanto di santi!». Perché a testimoniare la bellezza e l’attualità della fede non siano soltanto le feste e i monumenti che raccontano la nostra storia, ma la vita dei cristiani di oggi, che diventa testimonianza per il futuro.
→ Leggi il testo integrale del Messaggio del Vescovo alla città
→ Leggi il testo integrale dell’omelia nella Solennità di Sant’Abbondio












