Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio della vostra presenza, mentre oggi inauguriamo la nuova foresteria e la locanda annessa al santuario.
Perché voi possiate comprendere fino in fondo la mia gioia e la mia soddisfazione per questa nuova realtà, che rende più completo e maggiormente fruibile questo santuario mariano del Soccorso, adatto alle esigenze odierne, soprattutto dei giovani, vorrei premettere qualche mio dato personale che le giustifica.
Voglio confidarvi innanzitutto la mia vicinanza, anche affettiva, con questo particolare santuario, senza sminuire quello maestoso di Tirano, di Gallivaggio, in ricostruzione dopo la frana del 29 maggio 2018, di Dongo, la Madonna delle lacrime, o di altri, presenti in diocesi, quale ad es. “Chiesa alta” a Drezzo, tutti luoghi che confermano l’attaccamento e la devozione della nostra gente alla Madonna.
Il santuario del Soccorso, innanzitutto, è posto in una posizione incantevole, uno degli scorci più suggestivi del lago di Como. Chi si ferma da qui a guardare, incantati, il panorama, non può far a meno di lodare Dio creatore per lo stupore e la meraviglia che sempre sperimenta e gode, in tutte le stagioni dell’anno.
- Personalmente sono profondamente legato al Soccorso da sempre. Fa parte della mia storia. Chi mi conosce può testimoniarlo. Sono nato a Lenno e quindi con uno stretto legame con questo santuario. La gente del luogo, in ogni sua difficoltà materiale e spirituale, ricorre subito alla intercessione di Maria, venerata in questo particolare luogo.
- Qui mi hanno condotto i miei genitori fin da bambino. Qui è stata scattata la mia prima fotografia con mia mamma Flavia.
- Da prete diocesano ho suggerito all’allora vescovo di Como mons. Maggiolini di dedicare questo santuario alla preghiera per le vocazioni, in modo speciale per chiedere il dono di nuovi sacerdoti, di persone di vita consacrata, uomini e donne, ma anche di nuove famiglie cristiane. Da allora è nato il pellegrinaggio del terzo sabato del mese, che ancora oggi è in uso, partendo dalla prima cappella, alle 7 del mattino. Sono state preparate a tale fine varie preghiere e numerosi canti che lo accompagnano.
- Nominato vescovo di Crema nel 2005, prima ancora che la notizia fosse resa pubblica, (era ancora sotto “segreto papale”), mi recai quassù per chiedere lumi e conforto a Maria, in vista di questo mio nuovo, impegnativo servizio, a cui la Chiesa mi aveva chiamato. Ricordo un pellegrinaggio serale di giovani qualche giorno prima della mia ordinazione episcopale da tutta la diocesi, prolungamento di altri pellegrinaggi annuali con numerosi giovani, nella giornata di preghiera per le vocazioni, molto spesso in tono penitenziale, per la pioggia abbondante.
- Ritornato come vescovo di Como nel 2016, nella prima domenica di Avvento, ho subito pensato che questo santuario, per svolgere le sue funzioni, in armonia con i tempi attuali, dovesse essere riammodernato, dotato di strutture confacenti alle necessità dei pellegrini di oggi, soprattutto dei giovani. Ed è nata innanzitutto l’esigenza di un salone accogliente a più usi, e di luoghi predisposti per l’ospitalità, in un clima che favorisse silenzio e insieme promovesse fraternità.
- Qui è doveroso ricordare colui attraverso il quale tutto si è sviluppato, coinvolgendosi di persona, e quindi creando la presenza e la collaborazione di vari amici, che sono progressivamente diventati più numerosi e hanno condiviso la proposta fondamentale e poi l’hanno sostenuta con tanta creatività, impegno, audacia e passione. Alludo anzitutto a don SERGIO TETTAMANTI per la sua presenza amorevole, intelligente e operosa, che ha fatto di questo santuario un vero centro di spiritualità, e ha realizzato così una immagine autentica di santuario, come la Chiesa di oggi lo desidera, proprio come auspicava s. Paolo VI la missione dei santuari, denominandoli una “clinica dello spirito”. Ma assieme al progetto spirituale, don Sergio (aiutato dapprima da don Michele Gianola e poi da don Michele Pitino) ha provveduto a coordinare tutto ciò che serve alle strutture e opere adatte, per dare vita a un ambiente ecclesiale, veramente efficiente.
- A sostegno di questo impegnativo e audace progetto siamo stati appoggiati da varie persone ed Enti, che ci hanno offerto contributi significativi e che oggi vorrei ringraziare di cuore:
– la Fondazione Cariplo – la Regione Lombardia – la Provincia di Como e il Comune di Tremezzina, – l’architetto Campera per i rapporti istituzionali – il responsabile unico del progetto ing. Paolo Bocchi – il direttore dei lavori arch. Roberto Segattini e i suoi collaboratori, in particolare arch. Elisabetta Bonini, – il direttore del BCC di Lezzeno dr. Marco Bertolio.
E inoltre le diverse ditte che con i loro tecnici e operai hanno concretamente realizzato i lavori, in particolare il Consorzio Stabile Opera e la ditta Gi.Ma.Co. con il coordinamento del geometra Andrea Pettine, l’ing. Sergio Micelli per l’acquisto del terreno sottostante, dove i ragazzi potranno divertirsi, così che il piazzale della chiesa sia uno spazio il più possibile silenzioso.
E non ultimo la costante consulenza degli Uffici della nostra Curia: economato, con la dott. Cinzia Ferrari, l’ufficio amministrativo e tecnico.
Gli amici del Santuario, cresciuti di numero, si sono organizzati anche a livello giuridico, in modo di assicurare una gestione amministrativa ed economica che garantisca anche per il futuro una certa sicurezza.
- Una nota speciale merita la scelta radicale, frutto di una ammirevole maturazione di fede, della giovane coppia di sposi, Luca ed Elisa Bolzonella, che hanno scelto per vocazione di dedicarsi alla cura del santuario, occupandosi del ministero dell’accoglienza, gestendo la locanda del santuario, oggi completamente rimodernata e conforme ai canoni richiesti dalle leggi attuali. Grazie, cari amici, per la vostra scelta missionaria, testimoniando con semplicità e gioia, a quanti verranno, il volto dell’amicizia che accoglie tutti nel nome del Signore e che crea un clima di vera fraternità e pace.
- Vorrei sottolineare che i Santuari oggi assumono un’importanza vitale nella vita della Chiesa, sono comunemente riconosciuti come un avamposto della comunità cristiana. Situati in un luogo solitario o su un monte, offrono la possibilità di distaccarsi dalla vita ordinaria, e trovare un contatto particolare con il divino. Favoriscono motivi di consolazione e di speranza per gli uomini e le donne del nostro tempo, generano possibilità reali di spazi di silenzio, possono diventare quindi luoghi per percepire di essere oggetto dello sguardo di un amore divino personalizzante. Inoltre, i santuari, a cui accorrono spesso anche persone che non frequentano abitualmente le parrocchie o ne sono del tutto lontani, possono giungere anche a sperimentare una sana inquietudine, così da far crescere in essi un vero e proprio bisogno di salvezza. Nei santuari le persone possono essere raggiunte dall’azione misteriosa dello Spirito Santo, che suscita un vero e proprio sentimento di desolazione, che può trasformarsi poi una grandissima benedizione, perché aiuta a ricominciare a vivere la vita non più da indifferenti, ma da persone compassionevoli. Il silenzio e la preghiera fanno percepire il bisogno di un Dio che ci salva. I santuari offrono quindi a tante persone, che giungono spesso inconsapevoli, desiderosi di conoscere anche solo artisticamente il santuario, la possibilità di essere di nuovo reintegrati in una comunità parrocchiale, ossia dentro un contesto comunitario singolare, che sperimenta l’agire di Dio, una comunità il cui sguardo non è semplicemente orizzontale, ma principalmente verticale. Preghiera, confessioni, Eucaristia, rosario e propositi di vita nuova, ecc. Anche il santuario del Soccorso rientra in questa logica. Al di là dei pellegrinaggi, concordati per tempo da parrocchie o da vari gruppi ecclesiali, con un certo programma ben definito, (in cui ci sia spazio anche per le confessioni e la s. Messa,) qui molte persone entrano individualmente in chiesa… a volte anche furtivamente, magari solo per caso, dopo essere arrivati, stanchi, sul piazzale a piedi o in bicicletta, e poi non sappiamo come, lo Spirito Santo opera, suggerisce, consola, trasforma, rinnova. Non possiamo saperne di più, ma lo Spirito sa fare ancora bene il suo mestiere! E Maria è anch’essa all’opera con il suo intuito materno che vede le singole persone nella loro individualità.
- Più propriamente, qui al Soccorso, Maria risveglia i cuori all’ascolto di Dio, suscita il desiderio di vita nuova, mette in grado i discepoli di Cristo di ascoltare e percepire la sua chiamata e di essere docili alla voce dello Spirito. Genera occasioni per nuove ripartenze per coloro che si affidano alla sua protezione e si rifugiano sotto il suo manto. E tra questi siamo tutti noi, che affidiamo a Maria per il presente e per il prossimo futuro le nostre vite, perché possiamo sempre piacere a Dio e alla sua volontà.
Oscar card. Cantoni

