17 maggio 2020 - San Fedele Intelvi, Parrocchia di S. Antonio Abate

6 Domenica di Pasqua – Anno A

Amati fratelli e amate sorelle,
la celebrazione della Eucaristia, qui in Valle Intelvi, vuole essere un segno di vicinanza e di condivisione del dolore per tutte le persone provate dal coronavirus, per quanti si sono presi cura di loro, come gli operatori nelle diverse RSA di questa zona, per i tanti contagiati, qui come in altre parti della diocesi.
Vogliamo affidare tutti i nostri fratelli e sorelle defunti alla misericordia di Dio e insieme pregare per i loro parenti, quelli specialmente che non hanno potuto stringersi attorno ad essi in un ultimo saluto o nemmeno li hanno più potuti vedere prima della sepoltura.

Ci concentriamo ora sulle letture della Parola di Dio di questa sesta domenica dopo Pasqua, che possono essere ricordate attraverso tre verbi: “Conoscere Gesù, amare Gesù, seguire Gesù”.

Conoscere Gesù è la conseguenza dell’invito della lettera di Pietro a “essere sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi“. Il cristianesimo non è frutto di una dottrina o di un sistema filosofico. Esso consiste in un’esistenza trasformata dall’incontro personale con Gesù. Egli ci libera dal male, dalla solitudine, dal vuoto interiore, dalla morte e ci permette di sperimentare fin da ora la “vita nuova”, generata dalla grazia battesimale.
Una vita filiale, piena di fiducia e di confidenza nei confronti di Dio nostro Padre nel nostro umile quotidiano e una vita fraterna, attraverso libere relazioni che rendono la nostra vita più bella, più intensa e più umana. Se l’incontro con Gesù ci ha cambiato davvero la vita, se ci ha trasformato il cuore, allora possiamo approfondire sempre di più la nostra conoscenza di lui, sperimentare più a fondo la verità del vangelo e quindi offrire agli altri, “con dolcezza e rispetto”, la ragione della speranza che ci abita. Vivendo come figli della luce, possiamo irradiare nel nostro ambiente la gioia del Risorto, che ha vinto le tenebre del mondo. E’ Lui la nostra speranza.

Siamo poi chiamati ad amare Gesù, pienamente uomo e insieme pienamente Dio. La carne di Gesù è il corpo del Figlio, è il Dio-Figlio in mezzo a noi. Attraverso la sua umanità, Cristo si rivela luce del mondo con i suoi atti e le sue parole nell’ intera sua esistenza. Quanto più conosciamo Gesù e sperimentiamo da discepoli la vita nuova del Battesimo, tanto più ci sarà dato, per grazia dello Spirito Santo, la possibilità di amarlo.
L’amore, tuttavia, per sua natura, non può essere imposto, anche perché esso viene innanzitutto donato alla nostra libertà, prima di ogni nostra risposta e al di là di ogni nostro merito, dal momento che è Dio ad aver preso per primo l’ iniziativa di amarci. Nella vita di ogni giorno possiamo sperimentare in tanti modi l’amore di Dio, riconoscendolo anche attraverso la sollecitudine e la cura dei fratelli nei nostri riguardi.
Da qui, come risposta, può fiorire in noi l’amore per Gesù, memori della sua promessa nel Vangelo di oggi: “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Al discepolo che si rivolge nella fede e nell’amore al suo Signore, desideroso di adempiere i suoi comandamenti, Gesù si manifesterà intimamente con una forza ancora maggiore.
Possiamo amare Gesù solo perché lo Spirito Santo suscita in noi questo santo desiderio. A volte i ragazzi che si preparano alla Cresima mi domandano: “Cosa fa lo Spirito Santo in noi?”. Lo Spirito Santo agisce in noi mettendoci in cuore il desiderio sincero di amare Gesù e i fratelli. Ci dona la forza di vivere secondo gli insegnamenti di Gsù, così come lui ha seguito fino in fondo la volontà di Dio, suo Padre. Ecco una frase molto significativa di s. Basilio Magno: “Se di notte tu togli da te la luce, gli occhi restano ciechi, le facoltà inerti, i valori indistinti; calpesti l’oro scambiandolo per ferro. Così, nell’ordine spirituale, è impossibile, senza lo Spirito santo, condurre fino in fondo una vita conforme al vangelo di Gesù” e quindi amare Gesù e i fratelli come Lui stesso ci ama.

La parola di Dio ci invita, infine, a seguire Gesù con lo stesso entusiasmo e ardore con cui i discepoli della primitiva comunità cristiana l’hanno seguito e annunciato.                             Nella lettura dagli Atti degli Apostoli ci viene proposto l’esempio del diacono Filippo, che «sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo“, ma anche di Pietro e Giovanni. Inviati in Samaria, pregarono perché i nuovi fratelli ricevessero lo Spirito Santo. Seguire Gesù significa subito mettersi in cammino per annunciare a tutti, come discepoli missionari, la forza trasformante del Vangelo, frutto dell’azione dello Spirito Santo, e insieme della testimonianza della vita nuova dei discepoli, consapevoli che “il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo stati creati per quello che il Vangelo ci propone”, come afferma papa Francesco nella Evangelii Gaudium (265). Seguire Gesù è possibile da quando avvertiamo che il Vangelo, vissuto nella storia personale e comunitaria, genera veramente qualcosa di nuovo, una straordinaria rivoluzione: quella dell’amore, della fraternità, del perdono, della solidarietà, della giustizia.

Scriveva s.Giovanni Paolo II, di cui ricorre domani il centenario della sua nascita, che il Vangelo, pur essendo unico e indivisibile, si caratterizza quale Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, ma anche come Vangelo della dignità della persona e insieme come Vangelo della vita.

Possa la buona notizia del Vangelo riempire di nuova gioia tutti i discepoli di Gesù, che rafforzati dall’incontro con il pane eucaristico, sentono ardere il loro cuore, così da saperlo annunciare con nuovo vigore.